Mostre
Gianni Pettena, La Mia Scuola di Architettura, 2011. photo Annelie Bortolotti

PROLOGUE – PART TWO: LA MIA SCUOLA DI ARCHITETTURA

15 Novembre - 11 Gennaio 2014

 

Gianni Pettena, Pedro Barateiro, Otobong Nkanga, Lorenzo Sandoval & S.T.I.F.F.

 

A cura di Emanuele Guidi

Dopo Part One: References, Paperclips and the Cha Cha Cha, il progetto Prologue prosegue con il secondo capitolo Part Two: La Mia Scuola di Architettura, continuando a esplorare temi e pratiche che saranno al centro della futura ricerca di ar/ge kunst sotto la nuova direzione artistica di Emanuele Guidi.

Gianni Pettena, Wearable Chairs, 1971, photo Annelie Bortolotti

Gianni Pettena, Wearable Chairs, 1971, photo Annelie Bortolotti

Gianni Pettena, Wearable Chairs, documentation, 1971, photo Annelie Bortolotti

Gianni Pettena, Wearable Chairs, documentation, 1971, photo Annelie Bortolotti

La Mia Scuola di Architettura, Installation view, photo Annelie Bortolotti

La Mia Scuola di Architettura, Installation view, photo Annelie Bortolotti

La Mia Scuola di Architettura, Installation View, photo Annelie Bortolotti

La Mia Scuola di Architettura, Installation View, photo Annelie Bortolotti

Otobong Nkanga, Social Consequences, book edition, 2013

Otobong Nkanga, Social Consequences, book edition, 2013

Gianni Pettena, The Game of Architecture, 2013

Gianni Pettena, The Game of Architecture, 2013

Gianni Pettena, Situazioni Competitive, 1971

Gianni Pettena, Situazioni Competitive, 1971

Pedro Barateiro, Endurance  Test, 2012, Installation view, photo Annelie Bortolotti

Pedro Barateiro, Endurance Test, 2012, Installation view, photo Annelie Bortolotti

Pedro Barateiro, Endurance Test, performance, 2013, photo Annelie Bortolotti

Pedro Barateiro, Endurance Test, performance, 2013, photo Annelie Bortolotti

Pedro Barateiro, Endurance Test, detail, 2012, Photo Annelie Bortolotti

Pedro Barateiro, Endurance Test, detail, 2012, Photo Annelie Bortolotti

Il titolo della mostra, La Mia Scuola di Architettura è una diretta citazione dall’opera di Gianni Pettena in cui l’artista ha ritratto le vette delle Dolomiti in 12 scatti fotografici. Prendendo come punto di partenza il ruolo che Pettena riconosce a questo panorama, la mostra intende aprire una riflessione sul concetto di “paesaggio”, sull’influenza che esso può avere sulla formazione dell’individuo (come artista e cittadino) e quindi sulla costruzione di un’intera comunità. Una riflessione che, anche per la tensione che emerge nella stessa biografia dell’artista, cerca di andare oltre l’idea di paesaggio come costituzione geo-fisica, socio-politica ed economica per aprirsi ad una dimensione affettiva: nato a Bolzano nel 1940, Gianni Pettena abbandona l’Alto Adige molto giovane alla ricerca di un percorso volto alla sperimentazione che, tra Firenze e gli Stati Uniti, lo porterà ad entrare a far parte in quello che è considerato il nucleo originario dell’architettura radicale Italiana insieme ad Archizoom, Superstudio ed UFO. Soltanto dopo una lunga carriera durante cui indaga i limiti dell’architettura, Pettena riconosce al territorio che ha abbandonato molti anni prima, un significato “fondante” per la sua pratica.

La Mia Scuola di Architettura (2011) trasmette la volontà di riconciliazione con quel panorama, e allo stesso tempo lascia emergere il debito concettuale che l’architettura, ed il costruito in genere, hanno verso il paesaggio naturale. Il rapporto tra natura ed architettura è per l´artista un ambiente agonistico, come affiora nei due progetti Situazione Competitiva (1971) e The Game of Architecture (2013) – ad oggi sempre rimasti su carta – attraverso cui Pettena riallestirà Mutant Matters di Lorenzo Sandoval & S.T.I.F.F. ponendolo in dialogo anche con un’altra delle sue opere, Vestirsi di Sedie (1971).

Anche nella ricerca di Otobong Nkanga e Pedro Barateiro il “personale” è il punto di partenza per misurare il paesaggio che li circonda e che emerge come ambiente complesso in cui economia, natura e le “politiche del corpo” esistono in rapporto di reciprocità.

Nata e cresciuta in Nigeria e formatasi anche in Francia, Otobong Nkanga prosegue una ricerca che inizia dalla sua esperienza personale per riflettere sulle dinamiche dell’abitare in una serie di disegni realizzati appositamente per la mostra (Social Consequences IV, 2013). Il gesto del disegnare è per l’artista un esercizio per tracciare racconti non-lineari in cui la produzione di un paesaggio (attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali e le pratiche del costruire) è messa in relazione con la modalità stessa con cui l’individuo si forma all’interno della struttura-società.

Pedro Barateiro articola diversamente questa relazione nella sua performance ed installazione Endurance Test (2012). Il “test di resistenza” cui l’artista fa riferimento è quello a cui il Portogallo (dove Barateiro è nato e vive) è costantemente sottoposto dai diktat della Troika; la performance, intesa anche come prestazione e rendimento sui mercati internazionali che il suo paese è costretto a offrire, è usata dall’artista per riflettere sui limiti della propria pratica artistica. In questo senso, Barateiro esplora, a partire dalla sua dimensione linguistica ed ontologica, lo scenario economico da “stress-test” che accomuna interi stati-nazione europei e che ridisegna il paesaggio all’interno del quale ogni individuo è chiamato a muoversi.

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma di Bolzano, Ufficio Cultura
Comune di Bolzano
Fondazione Cassa di Risparmio, Alto Adige
Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano

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