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Sven Sachsalber, Pencil drawing on hotel stationary, 2016-2018, 210 × 297 millimeters. Archive: sven sachsalber

BUCHHANDLUNG KALTER KÖNIG
SVEN SACHSALBER
22.02.-13.04.2019

Inaugurazione 22.02.2019, ore 19

 

 

A cura di Emanuele Guidi

 

 

La mostra “Buchhandlung Kalter König” dell’artista Sven Sachsalber raccoglie un corpo di lavori prodotti negli ultimi anni che si confrontano con il formato del libro mettendo in atto diverse modalità e atteggiamenti.
Attraverso la scrittura e il disegno, l’accumulo e l’appropriazione, la citazione e la violazione, Sachsalber rende pubblica, sotto il nome di una ideale casa editrice, o di una libreria personale, la complessa costellazione di figure che permeano il suo immaginario e la sua formazione, tracciando una linea di continuità tra il paesaggio alpino, dove è nato, con New York, dove ha scelto di vivere.

L’opera “Buchhandlung Kalter König”, che da anche il titolo alla mostra, parte da No Drawing No Cry di Martin Kippenberger, libro postumo in cui l’artista diede le istruzioni di pubblicare tutte le carte da lettera degli hotels “ripulite” dei disegni da lui realizzati e precedentemente raccolti nei due celebri volumi “Hotel-Hotel” e “Hotel-Hotel-Hotel”. Un libro bianco con le sole intestazioni e identità grafiche degli alberghi in cui Kippenberger alloggiò e che Sven Sachsalber ha preso come un invito a disegnare, rendendolo un diario dove mettere in atto un metodico esercizio di esplorazione e auto-analisi portato avanti a sacrificio del valore economico della preziosa edizione. Sachsalber ha prodotto quindi nel suo libro 222 disegni a matita in cui cultura contemporanea, folklore, mondo animale e umano, incontrano gli umori e stati emotivi quotidiani. Un intreccio che inizia dalla riproduzione delle immagini di tradizioni alpine che per anni la galleria Svizzera Bruno Bischofberger ha usato come pubblicità sul retro di copertina di “Artforum”, e continuano con altri simboli e allegorie montane – dalla casa di Giacometti, fino all’acqua San Pellegrino che anche “è imbottigliata nelle Alpi Italiane da cui anche Sachsalber proviene”, come cita la sua biografia.

A fianco alle pagine del libro “Buchhandlung Kalter König”, anche i libri A B BC (2017) e Berg (2015, con Siggi Hofer) in cui emerge la continua ricerca, critica e preoccupazione di Sachsalber con il paesaggio come costruzione culturale e affettiva. Allo stesso tempo, nella raccolta dei tre libri-opere, ritorna il suo interesse a produrre un corto-circuito pungente e grottesco tra la sua biografia e lo sfruttamento dell’immaginario alpino nelle strategie di marketing, tra cultura alta e cultura popolare.

Se l’artista guarda a Martin Kippenberger lo fa anche nel tentativo di confrontarsi con la propria formazione, eredità e ambizioni personali, andando disegnare un mondo assurdo e tragico allo stesso tempo. Una riflessione che necessariamente investe anche il corpo, spesso visto in competizione con la montagna stessa, e che per forza lo lascia stremato. “Zebracabana” (2018) è una tuta da sci riprodotta dall’artista a partire dall’iconico design della nazionale tedesca di sci: cosa ci fa una zebra sulle montagne innevate?

 

Sven Sachsalber (1987, Silandro, vive e lavora a New York) ha studiato scultura al Royal College of Art, London. Il suo lavoro è stato presentato tra gli altri a: Bible, NY, Shoot The Lobster, NY; White Columns, NY; Helper, Brooklyn; Performa, NY; Fiorucci Art Trust, Stromboli; Palais de Tokio, Paris, Museion, Bolzano, Limoncello Gallery, London.

Save the date:
il 22 Marzo ar/ge kunst aprirà il progetto “Temporary Lovers” del collettivo Parasite 2.0 andandosi temporaneamente a sovrapporre alla mostra di Sven Sachsalber e a tracciare riflessioni ulteriori su animalità, affettività, paesaggio e comunità attraverso altri modi di sentire e metodologie.

 

Con il gentile sostegno di:
Barth Interni, Bressanone
Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

Un ringraziamento speciale per il materiale a Lasa Marmo

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Public Programme
Otobong Nkanga, O8 Black Stone, 2017 A handmade, cold process, natural soap made of butters and oils from across the Mediterranean Middle East, North and West Africa, fused together with water, lye and charcoal. Made for Carved to Flow Foundation (2017) www.carvedtoflow.com

AR/GE KUNST SAVOIR-VIVRE #1
SOAP MAKING con Evi Lachana
Venerdì, 25.01.2019
ore 14:00 - 16:30 oppure ore 18:00 - 20:30

Nel contesto della mostra di Otobong Nkanga

A cura di Simone Mair

Workshop, savoir-vivre #1, soap making with Evi Lachana, 25.01.2019, in the framework of the exhibition “A Lapse, a Stain, a Fall” by Otobong Nkanga © ar/ge kunst. Foto: Tiberio Sorvillo

Workshop, savoir-vivre #1, soap making with Evi Lachana, 25.01.2019, in the framework of the exhibition “A Lapse, a Stain, a Fall” by Otobong Nkanga © ar/ge kunst. Foto: Tiberio Sorvillo

Workshop, savoir-vivre #1, soap making with Evi Lachana, 25.01.2019, in the framework of the exhibition “A Lapse, a Stain, a Fall” by Otobong Nkanga © ar/ge kunst. Foto: Tiberio Sorvillo

Workshop, savoir-vivre #1, soap making with Evi Lachana, 25.01.2019, in the framework of the exhibition “A Lapse, a Stain, a Fall” by Otobong Nkanga © ar/ge kunst. Foto: Tiberio Sorvillo

Workshop, savoir-vivre #1, soap making with Evi Lachana, 25.01.2019, in the framework of the exhibition “A Lapse, a Stain, a Fall” by Otobong Nkanga © ar/ge kunst. Foto: Tiberio Sorvillo

Evi Lachana è una produttrice di sapone e prodotti cosmetici ateniese, che ha lavorato in stretto contatto con Otobong Nkanga per Carved to Flow, il progetto dell’artista per documenta17 a Atene/Kassel. L’azienda di famiglia, Laouta, di base nel Pireo, realizza saponi e prodotti cosmetici con procedimento a freddo, utilizzando olio di oliva greco e ingredienti raccolti a mano localmente.

Durante il workshop, lo spazio espositivo sarà trasformato in un laboratorio temporaneo di discussione e per la produzione di sapone. In dialogo con Evi Lachana e un’appassionata collezionista locale di erbe, ogni partecipante è invitata/o a creare il proprio sapone e esplorare la pratica rituale che sottostà al processo di realizzazione sia del prodotto che del lavoro di Otobong Nkanga.

partecipanti max. 20 persone
partecipazione gratuita
lingua: deu/ita/engl
registrazione tramite info@argekunst.it

 

ar/ge kunst savoir-vivre è una serie di workshops concepiti a partire dalle rispettive mostre entro le quali hanno luogo.
Il titolo è una rilettura dei concetti di savoir/pouvoir come concepiti da Gayatri Spivak, una delle figure fondatrici del pensiero femminista post-coloniale; dove sapere non è più esclusivamente connesso a un’idea di potere ma anche all’ “essere in grado di” (being able to / pouvoir). Attraverso questa combinazione di verbi, l’istituzione è considerata uno spazio pubblico di azione, dove l’esplorazione di diverse abilità e competenze permette la produzione di un sapere collettivo.

A partire dalla pratica artistica di Otobong Nkanga, il focus di ar/ge kunst savoir-vivre di quest’anno, sarà rivolto al processo di produzione che sta alla base di un prodotto. Insieme a esperti invitati, pratiche rituali che articolano la materialità o la sostanza di un prodotto, saranno messi in discussione, dis-imparati, ri-imparati e messi in relazione con le opere e le pratiche in mostra.

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Public Programme
APRÈS LA LETTRE__SPEECH & EFFECT, NINA TABASSOMI e MARKUS SCHENNACH

APRÈS LA LETTRE__SPEECH & EFFECT
NINA TABASSOMI e MARKUS SCHENNACH
27 novembre 2018, ore 19

(La Mia Scuola di Architettura*10)

Nina Tabassomi e Markus Schennach presentano il resoconto di una serie di conferenze sul potenziale del linguaggio non discriminatorio tenutasi al TAXISPALAIS Kunsthalle Tirol.

Che cosa significa parlare in modo non discriminatorio? E perché non esiste un termine positivo per descrivere questo tipo di atto locutorio? Un’assenza sorprendente, dato che è comunemente noto come attraverso il parlare e denominare contribuiamo alla costruzione di realtà. Le regole linguistiche generalmente accettate sono il­ risultato di rapporti di potere e gerarchie consolidate ma infondate; regole che potenziamo e rinnoviamo ad ogni atto locutorio. Come possiamo­ cambiare il mondo intorno a noi scegliendo e utilizzando il nostro linguaggio con attenzione? Qual’è la nostra responsabilità quando parliamo a nome di un’istituzione?

Una serie di conferenze tenutesi nei mesi di luglio e agosto 2018 presso la TAXISPALAIS Kunsthalle Tirol da Amara Antilla, Matthias Dell, Nikita Dhawan, Marie-Luisa Frick, Koku G. Nonoa e Anatol Stefanowitsch, ha analizzato queste domande da un punto di vista filosofico, politologico, media-teorico, linguistico, e della scienza dell’arte e dello spettacolo. Nina Tabassomi e Markus Schennach, ideatori di questa serie, riepilogheranno le discussioni già tenutesi per esaminarle ulteriormente insieme al pubblico di ar/ge kunst a Bolzano.

 

Biografie:

Nina Tabassomi è curatrice e studiosa in Scienze del teatro. Dopo aver lavorato a Berlino (Based in Berlin e KW Institute for Contemporary Art), Kassel (Fridericianum) e New York (Ludlow 38), dall’inizio del 2017 è direttrice della TAXISPALAIS Kunsthalle Tirol. Ha curato le mostre collettive “Infrastructures of Pain”, “Accentisms” e “Sex”, nonchè le mostre personali di Maha Maamoun, Eric Baudelaire e Emeka Ogboh.

Markus Schennach è un media-attivista e politologo. Dopo aver lavorato come assistente sociale e come direttore del giornale di strada tirolese „20er“, è direttore della libera radio di Innsbruck FREIRAD dal 2003. Ha inoltre ricoperto diverse funzioni nel consiglio di amministrazione dell’associazione delle radio libere in Austria, di cui è anche stato presidente per otto anni.

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Mostre
Otobong Nkanga, Contained Measures of Pointe Noire, CCF, Pointe Noire, 2009

A LAPSE, A STAIN, A FALL
OTOBONG NKANGA
23.11.2018 – 09.02.2019

Inaugurazione e Performance
23 Novembre, ore 19

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, installation view, foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, opening performance, foto Tiberio Sorvillo, 2018

A cura di Emanuele Guidi

 

La cima del Monte Everst è calcare marino […]
Solo un pregiudizio poteva farci pensare che
la terra sotto i nostri piedi non fosse viva.
Teju Cole

L’artista Otobong Nkanga (Lagos/Anversa) ritorna ad ar/ge kunst per la sua prima personale in Italia dopo aver partecipato alla mostra programmatica Prologue Part II – La Mia Scuola di Architettura nel Novembre 2013.

Composta da lavori recenti, progetti in corso e due nuove commissioni, A Lapse, a Stain, a Fall articola un passo ulteriore nella ricerca che Nkanga conduce intorno ai molteplici valori che le risorse naturali possono assumere nell’Antropocene. Un processo che l’artista porta avanti unitamente a un’incessante esplorazione delle reciprocità che esistono tra la morfologia della terra e quella del linguaggio.
Usando la scultura, il disegno e la performance, ma anche la scrittura, i progetti editoriali e i formati pedagogici, Nkanga guarda al concetto di land (nelle sue accezioni di terra, territorio, terreno, paese…) come formazione geologica e discorsiva, spesso prendendo come suo punto di partenza i sistemi e le procedure con cui le materie prime sono estratte localmente, tecnicamente processate e messe in circolazione globalmente. Da qui, l’artista segue i fili che mettono in relazione i minerali, la cultura materiale e la costruzione del desiderio, con la ridistribuzione di potere e conoscenza.

Otobong Nkanga ha concepito A Lapse, a Stain, a Fall come un display organico di opere che si dispiegano nello spazio seguendo un ritmo cromatico, dal nero fino a una sempre più complessa gamma di colori. Una progressione di lavori che “germinano” intorno a una nuova opera centrale che, come un’arteria, percorre la lunghezza dell’architettura da muro a muro, trasformando la mostra in un organismo vivente e diasporico, dove le parti del corpo si tengono unite attraverso la pelle.

La centralità della nozione di “corpo” nel pensiero di Otobong Nkanga, risuona profondamente con il titolo della nuova opera commissionata per questa occasione, Veins Aligned (Vene allineate), una scultura di 26 metri che giace sul pavimento di ar/ge kunst, composta da strati di vetro e marmo dalle cave di Lasa, e di cui entrambi i materiali sono stati lavorati in collaborazione con esperti locali. Si tratta di una scultura che evoca il sentimento profondo che Nkanga nutre per la materia e che si rivela nell’urgenza di creare una continuità tra i materiali così che operino tra essi come “struttura di supporto”. Allo stesso tempo, un sentimento che emerge nell’urgenza di riconoscere tutte le sue stratificazioni come portatrici di una conoscenza situata: dalla pelle, con la sua lucentezza che produce desiderio, fino attraverso la complessa struttura molecolare, con le sue proprietà geo-tecnologiche. Una conoscenza che è importante saper estrarre, rendendo visibile come ogni processo di estrazione rischi di diventare estrazione di capitale e potenzialmente un atto violento verso un corpo, sia esso quello di un essere umano, di un materiale o di un paese.

 

Un ringraziamento a Alessandro Cuccato e Alessandra Piazza per il supporto tecnico che ha consentito la realizzazione dell’opera Veins Aligned

Un ringraziamento speciale per il materiale e la produzione a
Lasa Marmo
Gruppo Dalle Nogare

Con il gentile sostegno di
Flanders, State of the Art
Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

 

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Public Programme

OTOBONG NKANGA
21 Novembre 2018, ore 18:30

Unibz – Aula F0.03
Piazza Università, 1

Otobong Nkanga, Artist Talk at Unibz © ar/ge kunst. Foto: Tiberio Sorvillo

In collaborazione con la Libera Università di Bolzano, Facoltà di Design e Arte.

L’artista presenterà la sua pratica artistica e la mostra A Lapse, a Stain, a Fall.

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Public Programme
Hydrocotyle vulgaris, Fort Vert, Calais. Photo: Hanna Rullmann.

LORENZO PEZZANI
“HOSTILE ENVIRONMENT”(S)
08 Novembre 2018, ore 19

One Year-Long Research Project / Fourth

Lorenzo Pezzani, Talk, © ar/ge kunst. Foto: Luca Guadagnini

Lorenzo Pezzani, Talk and ar/ge kunst dinner, © ar/ge kunst. Foto: Luca Guadagnini

Per la quarta edizione del One Year-Long Research Project (2018-2019), ar/ge kunst invita come residente il ricercatore e architetto Lorenzo Pezzani (Trento/Londra). Nella sua presentazione inaugurale Pezzani discuterà il concetto di “Ambienti ostili” che orienterà la sua prossima ricerca in Sud Tirolo.

Durante un’intervista del maggio 2012, l’allora ministra degli interni del Regno Unito, Theresa May, annunciò l’introduzione di nuove leggi sul controllo dell’immigrazione che miravano a “creare qui in Gran Bretagna un ambiente profondamente ostile nei confronti dei migranti illegali. […] Stiamo lavorando” aggiunse poi, “per negare loro l’accesso a lavoro, alloggi, servizi e persino ai conti bancari”. Questo processo di trasformazione dello spazio urbano in un territorio invivibile per alcuni, si rispecchia, su scala globale, nei modi in cui certi ambienti naturali– deserti, oceani o catene montuose, incluse le Alpi – sono utilizzati come arma per scoraggiare ed espellere i migranti, spesso anche a costo delle loro vite.

A partire dal prorio lavoro sulle migrazioni nel Mediterraneo, Lorenzo Pezzani esplora la trasformazione di queste pratiche di controllo frontaliero non più volte a disciplinare soggetti specifici, ma piuttosto a intervenire sull’ambiente che costoro attraversano o abitano. Qui l’ambiente, inteso più come effetto politico-economico che come semplice sfondo “naturale” all’azione umana, smette di essere soltanto un luogo sul quale si esercita il potere e diventa uno dei suoi strumenti operativi. Il punto non è solo che il clima stesso viene ora sfruttato come arma, laddove i migranti vengono fatti morire di freddo o di caldo; ma che certe forme di violenza razziale sono diventate, in un certo senso, tanto pervasive quanto il clima. Oltre a incanalare i migranti verso territori particolarmente infidi e pericolosi, e tenerli in uno stato di costante abbandono nei contesti urbani, questa condizione atmosferica del potere influisce su diversi modi di esistere (sia umani che “più che umani”), prendendo di mira in particolare quelli considerati non nativi.

Biografia
Lorenzo Pezzani è architetto e ricercatore. Attualmente è Lecturer in Forensic Architecture al Goldsmiths College all’Università di Londra. Dal 2011 co-dirige Forensic Oceonagraphy, un progetto d’inchiesta sulla militarizzazione dei confini e le politiche di migrazione nel Mediterraneo, ed è uno dei fondatori della piattaforma WatchTheMed. Insieme ad una vasta rete di ONG, attivisti, ricercatori, scienziati e giornalisti, Pezzani ha prodotto mappe, video, rapporti e installazioni con l’intento di documentare e affrontare il problema delle continue morti dei migranti in mare. Le sue opere sono state utilizzate come prove in diversi tribunali, pubblicate da vari organi di stampa e su riviste accademiche, presentate a livello internazionale in varie istituzioni e biennali.

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Public Programme
Charlemagne Palestine, © Agnès Gania

FOR INDIGENOUS YEASTS AND OTHER MICROBES (ACT II)
29.09.18, ore 19

Programma Pubblico nel contesto della mostra
Songs To You About You
Performance di Islands Songs e Charlemagne Palestine presso Hof Gandberg e Castel Ganda

 

In collaborazione con Transart Festival
Biglietti

Con For Indigenous Yeasts and other Microbes Islands Songs accompagna il processo di trasformazione dell’uva da succo a vino con una colonna sonora in tre atti, scritta per e dedicata ai microorganismi attivi nella produzione del vino. La composizione, un esperimento condotto insieme al vinificatore sudtirolese Thomas Niedermayr (Hof Gandberg, Appiano) e con l’artista e compositore americano Charlemagne Palestine, è volto a rappresentare l’antica e tradizionale collaborazione tra umani e microbioti nella preparazione di cibi e bevande.

Per ATTO II Islands Songs invitano Charlemagne Palestine a Castel Ganda, per una speciale performance dal vivo per microbioti e umani.

Grazie a FINSTRAL

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Public Programme

ar/ge kunst matinée con César Enrique Giraldo Herrera
Sabato, 08.09.2018 ore 11:00

Microbes and Other Shamanic Beings

 

 

Dopo una breve introduzione alla mostra degli artisti Islands Songs, l’antropologo e biologo Colombiano César Enrique Giraldo Herrera approfondirà il rapporto tra metodi scientifici e pratiche sciamaniche nella percezione dei microorganismi.

César Enrique Giraldo Herrera è un biologo e antropologo sociale colombiano, attualmente borsista ricercatore (Victoria Maltby Junior Research Fellowship) al Somerville College di Oxford, UK, e ricercatore associato dell’Institute for Science Innovation and Society (InSIS) presso la School of Anthropology and Museum Ethnography (SAME) dell’Università di Oxford, UK.

Il formato del ^ar/ge kunst matinée prende in considerazione le pratiche artistiche di ogni mostra attraverso il dialogo con curatori, artisti e altri esperti nel corso di una colazione informale. I croissant sono generosamente offerti dai nostri vicini della Pasticceria Hofer, Via Museo 4, Bolzano.

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Public Programme
^ar/ge kunst matinée with Slavs and Tatars. Photo: ar/ge kunst

ar/ge kunst matinée con Slavs and Tatars
Sabato, 19.05.2018 ore 11

Conversazione tra Payam Sharifi (Slavs and Tatars) e il direttore artistico di ar/ge kunst Emanuele Guidi intorno alle idee e parole chiave principali che guidano la pratica degli artisti.

^ar/ge kunst matinée
Il format di questo evento prende in considerazione le pratiche artistiche di ogni mostra attraverso il dialogo con curatori, artisti e altri esperti nel corso di una colazione informale.
I croissant sono generosamente offerti dai nostri vicini della Pasticceria Hofer, Via Museo 4, Bolzano.

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Mostre
Andrea Nicolò, 2018

SONGS TO YOU ABOUT YOU
ISLANDS SONGS
08.09. - 10.11.2018

Inaugurazione

 

07.09.2018, ore 18

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

©ar/ge kunst, Foto Tiberio Sorvillo, 2018

Songs To You About You è un progetto realizzato dal duo artistico berlinese Islands Songs (Nicolas Perret & Silvia Ploner), con l’intento di riportare in forma dialogica le conoscenze occidentali e non-occidentali del mondo microbico e celebrare le interazioni sociali tra gli esseri umani e le comunità microbiche.

Il nucleo del progetto è l’installazione sonora a 7.1 canali, intitolata The Forest Within – Within The Forest, realizzata in collaborazione con l’antropologo e biologo Colombiano César Enrique Giraldo Herrera. Intrecciando una fabulazione orale a una partitura speculativa polifonica, l’opera indaga le narrative indigene e la conoscenza del mondo naturale ma anche i suoni e l’ascolto come metodi di esplorazione del mondo “non tangibile”. Mentre nella fabulazione, scritta in collaborazione con Giraldo Herrera, risuonano le interpretazioni animistiche della realtà attraverso l’adozione di varie prospettive, la partitura polifonica, ispirata dalle conversazioni condotte dagli sciamani con la «foresta dentro», approfondisce le comunicazioni interspecie nella foresta pluviale amazzonica. Tutti i suoni provengono dalle registrazioni effettuate sul campo da Islands Songs durante un recente viaggio in Colombia: vocalizzazioni umane e non umane, registrazioni su banda VLF e sintesi modulare.

Con For Indigenous Yeasts and other Microbes, il secondo lavoro presentato negli spazi di ar/ge kunst, Islands Songs accompagna il processo di trasformazione dell’uva da succo a vino con una colonna sonora in tre atti scritta per e dedicata ai microorganismi attivi nella produzione del vino. Il pezzo, che è anche un esperimento condotto insieme al vinificatore sudtirolese Thomas Niedermayr (Hof Gandberg, Appiano), è una colonna sonora realizzata in collaborazione con l’artista e compositore americano Charlemagne Palestine, volta a rappresentare la vecchia e tradizionale collaborazione tra umani e microbioti nella preparazione di cibi e bevande.

Songs To You About You è la prima mostra personale in Italia del duo Islands Songs, risultato di un anno di dialogo con ar/ge kunst iniziato in occasione della mostra e performance nel contesto di Transart Festival 17.

PROGRAMMA PUBBLICO

08.09.18, ore 11
MICROBES AND OTHER SHAMANIC BEINGS
^ar/ge kunst matinée con César Enrique Giraldo Herrera

29.09.18, ore 19
FOR INDIGENOUS YEASTS AND OTHER MICROBES (ACT II)
Performance di Islands Songs e Charlemagne Palestine
presso Hof Gandberg e Castel Ganda, Appiano
In collaborazione con Transart Festival
(Biglietti)

libretto per maggiori informazioni

In coproduzione con
Deutschlandfunk Kultur
Transart Festival 18
Thomas Niedermayr, Hof Gandberg, Appiano

Con il gentile sostegno di
Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

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Public Programme

CRICKET CUP
15.07.2018, ore 10 - 18

100 giocatori, 8 squadre, 1 Torneo: ar/ge kunst Cricket Cup

 
Domenica 15 luglio 2018, si è svolta l’ ar/ge kunst Cricket Cup presso il campo B sui prati del Talvera di Bolzano. Quasi 100 giocatori divisi in 8 squadre provenienti da numerosi comuni della Euregio da Innsbruck, Bolzano, Vipiteno, Laives e Trento, si sono riuniti per festeggiare un incontro di arte e sport.

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

Per la prima volta, questo gioco “nuovo” per la macro-regione, che arriva a Bolzano dal Pakistan, India e Afghanistan, è stato accolto sui campi da gioco dei prati del Talvera; un’iniziativa di ar/ge kunst, Kunstverein di Bolzano e del Laives Cricket Club, che hanno portato avanti il progetto dell’artista Matilde Cassani “It’s Just Not Cricket”, che è stata possibile grazie alla collaborazione della Polisportiva Piani di Bolzano, alla mediazione dell’Assessore Gennaccaro dello Sport del Comune di Bolzano ed al patrocinio della Federazione Italiana Cricket.

Il torneo, che ha visto la vittoria di Gadar XI di Bolzano, si è concluso con la riflessione dei capitani delle squadre, che fondare un’associazione provinciale del Cricket, sia l’unica possibilità di vedere questo sport, di fatto il secondo più seguito al mondo dopo il calcio, riconosciuto e supportato dalle istituzioni e dal pubblico altoatesino.

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Public Programme
Maria Walcher, Trasite, Replicas of the Riace Bronzes (life-size), Parc on the Ilm, Kunstfest Weimar 2014. Foto: Iva Kirova

ON THE MOVE con Maria Walcher
20.06.2018, ore 19:00

La Mia Scuola di Architettura*9

Che dire di queste sculture arenate sulle nostre coste, sono più benvenute di qualsiasi essere umano? Attraverso estratti di testo come questo, immagini e audio da alcuni dei suoi lavori situation-specific l’artista esplora aspetti come la collaborazione, la traduzione culturale, lo spazio pubblico e le strategie artistiche ad essi connesse. Una conversazione tra l’artista Maria Walcher e la curatrice Simone Mair presso ar/ge kunst.

Maria Walcher, nata nel 1984 a Bressanone (I) vive a Innsbruck. L’artista ha studiato MFA: Public Art and New Artistic Strategies, Università Bauhaus a Weimar e Universität für angewandte Kunst, Vienna. I suoi lavori sono stati esposti: Charlama Depot, Sarajevo (2011), SOMA, Mexico City (2013), CITY LAB Mostar (2013), Kunstfest Weimar (2014), Quartair Contemporary Art Initiatives, Den Haag (2014), Cselley-Mühle, Oslip (2016) e Domplatz, Innsbruck (2017).

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Public Programme
Hamann from the Hood, courtesy Slavs and Tatars and Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Public Programme
Slavs and Tatars
13.06. 2018, ore 19:30 - 21:00

Il testo mi legge allo stesso modo in cui io leggo il testo. Slavs and Tatars

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Cosa viene considerato un testo? Come possiamo esplorare il materiale di lettura in modo discorsivo e performativo? Un workshop nel contesto della mostra Kirchgängerbanger (19.05 – 28.07.2018) con l’artista Lene Morgenstern presso ar/ge kunst. Dopo una visita della mostra con la curatrice Simone Mair, una selezione di testi tedeschi e italiani di Johann Georg Hamann e Molla Nasreddin – due figure che hanno influenzato la pratica di Slavs and Tatars – saranno approfonditi in una lettura collettiva. Iscrizione a info@argekunst.it

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Mostre
Bicephalic Flag, 2018. Courtesy the artist; Kraup-Tuskany Zeidler, Berlin

KIRCHGÄNGERBANGER
Slavs and Tatars
19.05 – 28.07.2018

Programma di apertura

 

18.05.2018

ore 18:00: Lecture Performance presso Libera Università di Bolzano  – Facoltà di Design e Arte, D1.01

 

ore 19.30: Inaugurazione mostra presso ar/ge kunst

 

19.05.2018

ore 11:00: Matinée con SLAVS AND TATARS presso ar/ge kunst

Slavs and Tatars, Hamann from the Hood, installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Hamann from the Hood, installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Kirchgängerbanger, exhibition view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Kirchgängerbanger, exhibition view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Kirchgängerbanger, exhibition view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Kirchgängerbanger, exhibition view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Kirchgängerbanger, exhibition view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Kirchgängerbanger, exhibition view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Kirchgängerbanger, exhibition view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Kirchgängerbanger, exhibition view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Bicephalic Flag, 2017; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Bicephalic Flag, 2017; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Stillbruch (Noblesse Oblige), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Stillbruch (Noblesse Oblige), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Love me Love me Not (Kaliningrad), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Love me Love me Not (Kaliningrad), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Underage Page (Extended Turquoise), 2018, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; ; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Slavs and Tatars, Installation view; ©ar/ge kunst, photo by Tiberio Servillo, 2018; courtesy the artist, Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Documentation of Lecture Performance by Slavs and Tatars at UniBz – Faculty of Design and Art ©ar/ge kunst, & UniBz, Faculty of Design and Art, Photo Matteo Zoccolo, 2018

Documentation of Lecture Performance by Slavs and Tatars at UniBz – Faculty of Design and Art
©ar/ge kunst, & UniBz, Faculty of Design and Art, Photo Matteo Zoccolo, 2018

Documentation of Lecture Performance by Slavs and Tatars at UniBz – Faculty of Design and Art ©ar/ge kunst, & UniBz, Faculty of Design and Art, Photo Camilla Angolini, 2018

Documentation of Lecture Performance by Slavs and Tatars at UniBz – Faculty of Design and Art
©ar/ge kunst, & UniBz, Faculty of Design and Art, Photo Camilla Angolini, 2018

“La purezza di una lingua la priva della sua richezza” Johann Georg Hamann
In occasione dell’inaugurazione di Kirchgängerbanger, la prima mostra personale in Italia del collettivo di base a Berlino Slavs and Tatars, a cura di Emanuele Guidi, ar/ge kunst presenta un programma introduttivo di due giorni incentrato sulle tre principali attività che caratterizzano la pratica degli artisti: mostre, libri e lezioni performative. Slavs and Tatars si sono costituiti come ‘book club’ nel 2006 e da allora la loro ricerca ha continuato a fare eco ed espandere l’atto della lettura attraverso una messa in circolazione di storie provenienti dall’ “area a est dell’ex Muro di Berlino e a ovest della Grande Muraglia cinese, conosciuta come Eurasia”.

Come veri bibliofili e storytellers, gli artisti attingono dal bacino di questa vasta regione poetica e geopolitica, resuscitando figure dimenticate così come rituali e tradizioni pre-moderne, per intrecciarle con cultura “alta” e popolare; un gesto che sfida i nostri modi attuali di pensare e i perimetri della nostra conoscenza. Il loro atteggiamento sincretico emerge attraverso la produzione di discorso e oggetti di varia natura, in cui la lingua ha sempre un ruolo centrale nel combinare idee, storie e culture apparentemente molto lontane. Un approccio sensuale e affettivo alla conoscenza che agisce rendendo visibili le crepe e le spaccature della storia.

Con Kirchgängerbanger Slavs and Tatars portano avanti la loro più recente ricerca su Johann Georg Hamann, filosofo Tedesco del contro-Illuminismo, orientalista amatoriale e autore criptico, che grazie alle sue posizioni spiritose, non ortodosse e radicali godeva di alta stima tra i suoi contemporanei come Goethe, Kierkegaard e Kant. Gli artisti ritornano su una figura come Hamann per porre l’accento sui limiti di una conoscenza puramente laica e riaccendere il discorso intorno al ruolo della fede, che il filosofo intendeva come strettamente collegata alla sessualità (Glaube und Geschlecht).

Per la loro mostra presso ar/ge kunst, gli artisti si rivolgono esplicitamente al pubblico (al lettore) attraverso produzioni nuove e recenti, che si rifanno direttamente ai testi enigmatici di Hamann; una serie di opere che traducono spazialmente le sue dediche e i suoi scritti in tutta la loro opacità.

In parallelo con la mostra, un tour di lezioni performative di Slavs and Tatars, è co-organizzato da ar/ge kunst e la Libera Università di Bolzano/Bozen, Facoltà di Design e Arte (18 Maggio, 2018), OGR You Torino (22 Maggio, 2018), and Liveworks/Centrale Fies (20 Luglio, 2018).

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura
Regione Autonoma del Trentino Alto Adige
Fondazione Cassa di Risparmio
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

PUBLIC PROGRAMME

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Public Programme

IT’S JUST NOT CRICKET
17.03.2018, ore 15 - 18

Workshop

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

 Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Nel contesto della mostra It’s Just Not Cricket di Matilde Cassani, questo workshop è un primo momento di attivazione dell’installazione volto ad articolare alcuni dei temi che l’artista ha individuato nel corso della residenza.

Attraverso l’incontro tra alcuni giocatori di cricket da diverse aree della provincia di Bolzano, e partecipanti da vari settori (cultura, politica, mediazione, università e giornalismo), il workshop sarà strutturato in forma di esercizio collettivo che affronterà esigenze pratiche così come desiderate di chi pratica questo sport.
Le tre fasi del workshop, Super-squadra / Associazione / Campo approfondiranno rispettivamente questioni legate all’identità, organizzazione e accesso alle infrastrutture.

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Public Programme
Riccardo Previdi, Franca, 2017, installation view at museo di Arte Contemporanea Villa Croce, Genova, photo © Henrik Blomqvist

Elementi per una pratica,
incontro con Riccardo Previdi

Una conversazione tra Riccardo Previdi, artista, e Frida Carazzato – assistente curatoriale di Museion, nel tentativo di costituire un glossario temporaneo che possa fungere da coordinate concettuali all’interno del quale disegnare la pratica artistica di Previdi caratterizzata dalla relazione tra arte e progetto, partendo dall’osservazione e dalla reazione a contesti spaziali, linguaggi e dinamiche del presente.

In occasione dell’incontro sarà anche presentata la pubblicazione “What Next?” che raccoglie l’ultimo corpus di lavori dell’artista nato dalla relazione tra gli apparati tecnologici propri della ricerca scientifica e non solo e le modalità con cui viene letta la società contemporanea.

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Mostre
Matilde Cassani_Collezione Privata di A.S._2018, photo Tiberio Sorvillo and Luca Guadagnini © ar/ge kunst

It’s just not cricket
Matilde Cassani
23.02 - 05.05.2018

Inaugurazione: 23.02.2018, ore 19
Un progetto di ar/ge kunst, Bolzano e Künstlerhaus Büchsenhausen, Innsbruck

Matilde Cassani, Collezione Privata di A.S., 2018, photo Tiberio Sorvillo and Luca Guadagnini © ar/ge kunst

Matilde Cassani, Collezione Privata di A.S., 2018, photo Tiberio Sorvillo and Luca Guadagnini © ar/ge kunst

Matilde Cassani, Collezione Privata di A.S., 2018, photo Tiberio Sorvillo and Luca Guadagnini © ar/ge kunst

Matilde Cassani, Collezione Privata di A.S., 2018, photo Tiberio Sorvillo and Luca Guadagnini © ar/ge kunst

Matilde Cassani, Collezione Privata di A.S., 2018, photo Tiberio Sorvillo and Luca Guadagnini © ar/ge kunst

Matilde Cassani, Collezione Privata di A.S., 2018, photo Tiberio Sorvillo and Luca Guadagnini © ar/ge kunst

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

Matilde Cassani, It’s just not cricket, Installation view. ©ar/ge kunst, Foto Luca Guadagnini, 2018

La mostra “It’s just not cricket” è più di una semplice esposizione di oggetti e attrezzature riconducibili allo sport del cricket, come in realtà appare. Il significato idiomatico di questa espressione, esclusivamente inglese come il gioco stesso del cricket, suggerisce infatti che ci troviamo di fronte a una scorrettezza .
Una moquette colorata, porte sovradimensionate, una palla e due mazze prodotte rispettivamente in Sud e Nord Tirolo con essenze locali, compongono il set di una partita interrotta, lasciata in sospeso o in attesa del rientro dei giocatori. Un display-altare presenta la collezione privata di Ali Saqib, con mazze da tutto il mondo, palline e coppe vinte nei tantissimi tornei già avvenuti, a fianco ad una selezione di magliette dei numerosi team che giocano in Alto Adige: Laives, Brennero, Vipiteno, Ora, Bolzano, comuni che hanno le proprie squadre e tornei di cricket che in pochi conoscono.
L’incontro con giovani giocatori di cricket che vivono in questo territorio e arrivano da Pakistan, Afghanistan, India e Sri Lanka offre una tregua alla consueta retorica delle identità, dei confini, del nord e del sud. La circolarità della storia del cricket, rientrato in Europa dalle colonie inglesi e diffusosi attraverso le circostanze più diverse, invitano ad interrogarsi sull’utilizzo odierno degli spazi urbani e rurali così come a confrontarsi con altre categorie di tempo, intrattenimento, spettacolarità e spectatorship.
“It’s just not cricket” marca la conclusione del periodo di ricerca di Matilde Cassani, organizzato congiuntamente da ar/ge kunst, Bolzano e Künstlerhaus Büchsenhausen, Innsbruck che ha portato la Cassani a visitare la macro-regione tra Bolzano e Innsbruck in numerosi intervalli tra il 2016 e il 2018 . La mostra ad ar/ge kunst così come la mostra finale del Fellowship Program for Art and Theory presso la Künstlerhaus Büchsenhausen, che si terrà al Kunstpavillion der Tiroler Künstlerschaft dal 24 Maggio 2018 presentando il progetto nel Tirolo del Nord, offrono il contesto per articolare questi temi su entrambi i lati del Brennero. Workshops con le rispettive comunità di giocatori, così come la pianificazione di una partita tra i teams a Innsbruck a fine giugno, producono l’occasione per dare inizio ad un dialogo tra questi gruppi.
Il 23 febbraio, ore 19, la mostra di Matilde Cassani aprirà al pubblico durante il torneo PSL – Pakistani Super League di Dubai, che sarà trasmesso in diretta.
Con il patrocinio della Federazione Cricket Italia
Con il gentile sostegno di:
 Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura
 Regione Autonoma del Trentino Alto Adige Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano Barth – Interni, Bressanone
www.artsouthtyrol.org _______________________________ [1] In gergo, la frase “it’s just not cricket” è usata per esprimere indignazione di fronte a qualcosa che è ingiusto o disonesto. [2] Matilde Cassani è stata invitata rispettivamente da ar/ge kunst come terzo episodio del proprio programma di residenza: One Year-Long Research Project, e da Künstlerhaus Büchsenhausen, Innsbruck, nel contesto del proprio programma Fellowship for Art and Theory (Cooperation fellowship).

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Public Programme


Image Diplomacy
07.02.2018, ore 19

In occasione della sua mostra personale Image Diplomacy presso ar/ge kunst, l’artista Vladislav Shapovalov sarà in conversazione con Elvira Vannini (storica e critica d’arte e fondatrice del magazine HOT POTATOES, Art, Politics, Exhibition Conditions) ed Emanuele Guidi (direttore artistico ar/ge kunst).

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Mostre
Vladislav Shapovalov. Opening of Soviet Week at the Palazzo Reale in Milan in 1967, 2017. Photo Installation. Courtesy of the artist. Courtesy of photograph: Associazione Italia Russia, Milano.

IMAGE DIPLOMACY
Vladislav Shapovalov
02.12.2017 – 10.02.2018

Inaugurazione 01.12.2017 ore 19

 

 

A cura di Emanuele Guidi

 

 

Con la prima personale Italiana dell’artista russo Vladislav Shapovalov, ar/ge kunst continua a presentare pratiche artistiche che si confrontano con la storia e con la materia da cui essa è composta; ricerche a lungo termine che si posizionano obliquamente rispetto alla storiografia ufficiale, dedicandosi alla ricomposizione di fatti e momenti considerati minori, obsoleti o semplicemente dimenticati; pratiche che soprattutto indagano criticamente i media stessi attraverso cui la storia è scritta e comunicata e attraverso cui continua a risuonare nel presente.

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

Vladislav Shapovalov, Image Diplomacy, Installation View at ar/ge kunst. Photo Sorvillo, 2017 ©argekunst, Bolzano

In Image Diplomacy, Vladislav Shapovalov affronta l’eredità culturale e politica del “progetto Comunista” come articolato dall’Unione Sovietica, costruendo il punto di vista a partire dalla propria biografia di giovane russo cresciuto nella Russia post-1989 e da anni residente a Milano. Un confronto che è iniziato dal ritrovamento presso l’Associazione Italia Russia[1] di decine di faldoni contenenti intere mostre fotografiche e film sugli aspetti più diversi della vita in Unione Sovietica (sport, vita domestica e pubblica, tecnologia e lavoro, geografia e architettura fino all’emancipazione femminile e i risultati raggiunti nelle esplorazioni spaziali) così da promuovere nel mondo l’immagine di un progetto moderno, emancipatore, internazionalista e alternativo a quello capitalista-americano. Queste mostre erano ideate dalla Società per le Relazioni Culturali con i Paesi Stranieri (VOKS)[2] e fatte circolare attraverso il network delle associazioni amiche fondate in moltissimi paesi dai simpatizzanti per l’esperimento Sovietico[3].
Uno degli aspetti centrali alla ricerca di Shapovalov si concentra sui sistemi di allestimento e tecniche espositive di alcune di queste mostre, che potevano essere realizzate in autonomia e a basso costo semplicemente seguendo le istruzioni e i disegni tecnici anch’essi contenuti nei faldoni. L’idea di una modernità alla portata di chiunque, era quindi annunciato non solo attraverso la riproducibilità della fotografia e del film, ma anche attraverso i sistemi di display stessi che trasformavano quindi la mostra nel ‘medium’ ideale per veicolare e diffondere questo messaggio.

Image Diplomacy presenta quindi una selezione di materiali fotografici e documenti che testimoniano il ruolo che la cultura e le immagini avevano nelle relazioni internazionali dell’Unione Sovietica; materiali d’archivio ricomposti all’interno di un’installazione che richiama e astrae le forme dei sistemi di allestimento studiate dal VOKS, e che raccontano in particolare le relazioni tra URSS e Italia (che fu il paese con il partito Comunista più radicato in Occidente). A questo si affianca un film dell’artista che documenta la battaglia condotta nel campo della “diplomazia culturale” tra i due blocchi ideologici durante la guerra fredda, mettendo a confronto la storia delle mostre organizzate dall’URSS e il suo network di associazioni di amicizia, con la storia della mostra The Family of Man – organizzata dagli Stati Uniti al MOMA di New York nel 1955 e presentata in 69 paesi del mondo, tra cui Italia nel 1958 e in Russia nel 1959[4]; da un lato il progetto dell’internazionalismo socialista che ambiva a unire i paesi del secondo e terzo mondo, dall’altro il progetto universalista americano.

Un ringraziamento speciale a:
Archivio dell’Associazione Italia Russia di Milano
Cineteca di Bologna
Künstlerhaus Büchsenhausen, Innsbruck
V-A-C Foundation, Mosca
Libera Università di Bolzano, Facoltà di Design e Arte

Con il gentile sostegno di:

Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura

Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

_________________________________

[1] Precedentemente chiamata Associazione Italia URSS
[2] Fondata nell’URSS nel 1925 VOKS, usava la diplomazia culturale come strumento per rompere ciò che Lenin aveva definito “la cospirazione del silenzio” intorno al paese e al suo grande esperimento sociale (Vladislav Shapovalov, conferenza: Image Diplomacy – Archive that were never meant to be kept, 13 ottobre, Garage, Mosca)
[3] Nel 1957 erano state fondate associazioni di amicizia con l’URSS in quarta-sette nazioni dell’Est, Ovest e nei paesi non allineati
[4] La mostra è oggi ricostruita al castello di Clervaux in Lussemburgo, paese di nascita del suo curatore, il fotografo Edward Steichen, e inclusa nella lista della “Memoria del Mondo” dell’Unesco.

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Mostre
Topography of Terror (19.12.2016), Elisa Caldana and Diego Tonus

Topography of Terror (19.12.2016)
Elisa Caldana e Diego Tonus
08.09 – 18.11.2017

Inaugurazione: 7 Settembre 2017, 18:30

 

A cura di Emanuele Guidi

 

ar/ge kunst apre la nuova stagione con due mostre parallele rispettivamente nei propri spazi e in quelli del Museo Civico di Bolzano in concomitanza con l’inaugurazione del festival Transart.

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, Installation View at ar/ge kunst. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Elisa Caldana and Diego Tonus, Topography of Terror, detail of Mental Maps for Topography of Terror. Photo Guadagnini, 2017 ©argekunst, Bolzano

Giovedì 7 settembre alle 18:30 nella sua sede in via Museo 29, ar/ge kunst presenterà Topography of Terror (19.12.2016) di Elisa Caldana e Diego Tonus, una collaborazione che si sviluppa intorno al film omonimo alla sua premier italiana, insieme a una serie di disegni e mappe mentali prodotte durante making of del lavoro.

Il film Topography of Terror (19.12.2016) è ambientato nell’edificio mai realizzato della Topographie des Terror di Berlino inizialmente pianificato dall’architetto Svizzero Peter Zumthor nel 1993. Il design di Zumthor vinse la competizione per la costruzione del centro di documentazione dove la Gestapo, le SS e la sicurezza del Reich avevano il loro quartier generale durante il regime nazista, ma il suo progetto non fu mai realizzato a causa dei costi elevati e dell’atteggiamento radicale e senza compromessi dell’architetto.

Partendo dai disegni e piani originali di Zumthor, Caldana e Tonus hanno prodotto una simulazione grafica (CGI rendering) dell’edificio della Topografia del Terrore; un’immagine di un futuro contemporaneo mai attuato che offre lo scenario ideale per ospitare una narrazione che s’interroga su come forme del terrore operino oggi e come potrebbero operare in futuro.

Costruito su una serie di vere conversazioni con psicoanalisti e giornalisti della Reuters e della BBC, il film racconta le vicende di un giornalista di un’agenzia di stampa che soffre di disordine da stress traumatico secondario risultato della sovraesposizione a immagini violente nella newsroom. Attraverso la storia fittizia raccontata in voice over dell’attore e attivista Khalid Abdalla, il lavoro esplora i modi in cui l’informazione è costruita nel giornalismo contemporaneo, articolando una riflessione sul ruolo e sui valori dell’immagine come strumento di perpetuazione del terrore e manipolazione della percezione della realtà.

L’ edificio vuoto trova un nuovo significato nell’impossibilità di definire una “topografia del terrore” unica, nella schizofrenica natura del terrorismo contemporaneo che risuona attraverso i non luoghi di Internet e dei media. In questi termini Topography of Terror (19.12.2016) “…è allo stesso tempo un efficace ricostruzione di un edificio seminale che mai è stato, una profonda indagine della nostra danneggiata e danneggiante mediazione del conflitto, e una straordinaria esplorazione della complessa relazione tra etica personale e pubblica” .

Una serie di schizzi e mappe mentali prodotte dagli artisti durante il making of del lavoro sono disegnate su stampe in larga scala dei piani della Topografia del Terrore di Zumthor. Una serie che rivela come l’“architettura” dello script è stata progettata e che allo stesso tempo entra in dialogo concettuale con la storia di ar/ge kunst dove lo stesso Zumthor tenne la sua prima mostra personale in Italia nel 1990.

Topography of Terror (19.12.2016) è supportata dalla Hessische Kulturstiftung, in collaborazione con ACME Studios, London.

Con il gentile sostegno di:

Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura

Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

Orario di apertura:
Ma – Ve dalle ore 10 – 13 e dalle 15 alle 19
Sa dalle ore 10 – 13
Entrata libera

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Mostre
research image, Islands songs

ISLANDS SONGS
Nicolas Perret & Silvia Ploner
08.09 – 27.09.2017

Inaugurazione: 07 Settembre 2017, Ore 20:00

LIVE PERFORMANCE > ore 20.30 + 21.30 + 22.30

 

In collaborazione con Transart Festival

Presso Museo Civico, Bolzano 
Via Cassa di Risparmio 14

 

A cura di Emanuele Guidi

 

 

Every passion borders on the chaotic,
but the collector’s passion borders on the chaos of memories.
Walter Benjamin

ar/ge kunst apre la nuova stagione con due mostre parallele rispettivamente nei propri spazi e in quelli del Museo Civico di Bolzano in concomitanza con l’inaugurazione del Transart Festival.

Giovedì 7 settembre alle 20:00 la mostra del duo ISLANDS SONGS (Nicolas Perret & Silvia Ploner), aprirà al Museo Civico come principio della collaborazione tra ar/ge kunst e Transart che li vedrà sviluppare un nuovo progetto nel 2018.

La mostra si sviluppa intorno a Nýey e All Depends on the Sun, due lavori indipendenti che dialogano attraverso la consapevole ricerca sul suono come forma di racconto e i suoi potenziali effetti sull’immaginazione e la fantasia. Mentre Nýey racconta la storia dell’isola di Surtsey emersa nel 1963 a largo della costa Islandese e centro d’interesse per la pratica scientifica fin dal suo principio per il suo ecosistema vergine, All Depends on the Sun si imbarca in una ricerca sui suoni leggendari delle luci del Nord; un fenomeno sonoro-acustico che accompagna l’aurora boreale, esperito da molti ma ancora non dimostrato e di fronte a cui i parametri di misurazione scientifica sono sospesi.

Durante l’opening del FESTIVAL HUB di Transart, ISLANDS SONGS presentano la performance Stellar Surf; sperimentazione elettroacustica, che ha come punto di partenza suoni VLF registrati durante la ricerca per All Depends on the Sun in Finlandia.

Con il gentile sostegno di:

Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura

Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

Orario di apertura
ore 10.00 – 18.00 Lunedì chiuso
Entrata libera

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Mostre
Natalie Czech - A critic’s bouquet by Övül O. Durmusoglu for Flowers are Documents – Arrangement I, 2017, foto GuadagninI e Sorvillo ©ar/ge kunst.

Flowers are Documents — Arrangement II
(Composition / Support / Circulation / Ritual / Storytelling / Time)
22 giugno — 29 luglio 2017

Inaugurazione 22 Giugno 2017, ore 19

 

 

Con Milena Bonilla e Luisa Ungar; Martina della Valle in collaborazione con Rie Ono; Natalie Czech; Kapwani Kiwanga

Episodi di Haris Epaminonda, Oliver Laric, Paul Thuile, Bruno Munari, Ettore Sottsass Jr

 

 

22 Giugno, ore 19:30
Lecture Performance di Milena Bonilla e Luisa Ungar

 

Exhibition design in collaborazione con Matthias Pötz e Ada Keller

A cura di Emanuele Guidi

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, installation view. Photo Guadagnini ©argekunst

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, installation view. Photo Guadagnini ©argekunst

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, installation view. Photo Guadagnini ©argekunst

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, installation view. Photo Guadagnini ©argekunst

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, courtesy Toni Psenner. Photo Guadagnini ©argekunst

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, courtesy Toni Psenner. Photo Guadagnini ©argekunst

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, courtesy Famiglia Ebner. Photo Guadagnini ©argekunst

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, courtesy Famiglia Ebner. Photo Guadagnini ©argekunst

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, Courtesy Manfred Leiner. Photo Guadagnini ©argekunst

Paul Thuile, selection of the exhibition Serra III, curated by Paul Thuile at Gärtnerei Schullian Floricultura, Courtesy Manfred Leiner. Photo Guadagnini ©argekunst

Oliver Laric, Vase, Polyurethane, 2015, courtesy of the artist. Photo Guadagnini ©argekunst

Oliver Laric, Vase, Polyurethane, 2015, courtesy of the artist. Photo Guadagnini ©argekunst

Haris Epaminonda, Untitled #21 B/H, collage, 2016. Photo Guadagnini ©argekunst

Haris Epaminonda, Untitled #21 B/H, collage, 2016. Photo Guadagnini ©argekunst

Haris Epaminonda, Untitled #21 B/H, collage, 2016. Photo Guadagnini ©argekunst

Haris Epaminonda, Untitled #21 B/H, collage, 2016. Photo Guadagnini ©argekunst

Martina della Valle in collaboration with Rie Ono, One flower one leaf #3, Serie fotografica, 2017. Photo Guadagnini ©argekunst

Martina della Valle in collaboration with Rie Ono, One flower one leaf #3, Serie fotografica, 2017. Photo Guadagnini ©argekunst

Martina della Valle in collaboration with Rie Ono, One flower one leaf #3, Photo serie, cut flowers, vase, variable dimensions, 2017. Photo Guadagnini ©argekunst

Martina della Valle in collaboration with Rie Ono, One flower one leaf #3, Photo serie, cut flowers, vase, variable dimensions, 2017. Photo Guadagnini ©argekunst

Martina della Valle in collaboration with Rie Ono, One flower one leaf #3, cut flowers, vase, variable dimensions, 2017. Photo Guadagnini ©argekunst

Martina della Valle in collaboration with Rie Ono, One flower one leaf #3, cut flowers, vase, variable dimensions, 2017. Photo Guadagnini ©argekunst

Kapwani Kiwanga, Flowers for Africa, 2014 – in progress Cut flowers. Installation view (22.06.17), photo Guadagnini ©argekunst

Kapwani Kiwanga, Flowers for Africa, 2014 – in progress
Cut flowers. Installation view (22.06.17), photo Guadagnini ©argekunst

Installation view on 22.06.2017- photo Guadagnini, ©argekunst

Installation view on 22.06.2017- photo Guadagnini, ©argekunst

Installation view on 22.06.2017- photo Guadagnini, ©argekunst

Installation view on 22.06.2017- photo Guadagnini, ©argekunst

Installation view on 22.06.2017- photo Guadagnini, ©argekunst

Installation view on 22.06.2017- photo Guadagnini, ©argekunst

Milena Bonilla and Luisa Ungar, Ladies, Parrots and Narcotics, cut flowers and vase, lecture-performance. photo Guadagnini, ©argekunst

Milena Bonilla and Luisa Ungar, Ladies, Parrots and Narcotics, cut flowers and vase, lecture-performance. photo Guadagnini, ©argekunst

Installation view on 22.06.2017- photo Guadagnini, ©argekunst

Installation view on 22.06.2017- photo Guadagnini, ©argekunst

Arrangement II, il secondo allestimento di Flowers are Documents, affiancherà nuove composizioni floreali a quelle di Kapwani Kiwanga (Flowers for Africa) e Natalie Czech (A Critic’s bouquet) inaugurate il 26 Maggio, e naturalmente trasformatesi nel corso del primo mese.

Un nuovo bouquet di Milena Bonilla e Luisa Ungar, sarà assemblato durante una lecture performance, e l’ikebana di Martina della Valle in collaborazione con Rie Ono, verrà composto con la vegetazione spontanea locale raccolta durante un workshop. 
Nuovi episodi di Haris Epaminonda, Oliver Laric e Paul Thuile, rispettivamente un vaso, un collage ed una mostra, si andranno a sommare al libro di Bruno Munari (Un fiore con amore, 1973) e alla fotografia di Ettore Sottsass Jr. (Ho disegnato un vaso per la mia fidanzata, 1977).

I colori dell’allestimento in parte si sposteranno e saranno nuovamente dipinti da Enzo Parduzzi, che nel 1969 li compose per il soffitto di Villa Tabarelli, da un’idea e progetto di Carlo Scarpa. Dal grigio-azzurro delle ore prima dell’alba al rosa del tramonto, le fasce di colore riproducono idealmente il movimento del sole dal mattino alla sera, e continueranno ad illuminare le opere in mostra.

Vedi Flowers Are Document – Arrangements I

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Public Programme
@Ludwig Thalheimer

Tour della mostra
“Glashaus III – Serra III”
17 Giugno, ore 11

Tour della mostra “Glashaus III –  Serra III”, presso Gärtnerei Schullian Floricultura – Via Merano 75 A, Bolzano – con l’artista e curatore Paul Thuile

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Public Programme
©Martina della Valle

One flower, one leaf #3
Ikebana applicata al territorio urbano
19-20 / 06 / 2017

Martina della Valle

in collaborazione con Rie Ono

 

 

Workshop in occasione della mostra presso ar/ge kunst: “Flowers are Documents – Arrangement II”
Con il gentile sostegno di UniBz – Facoltà di Design e Arti.

 

 

n. partecipanti: 12

Chiusura iscrizione: 16 Giugno – ore 13

Dove: UniBZ, Piazza Università, 1, 39100 Bolzano BZ

“lo stesso fiore non sboccia mai due volte e l’uomo non incontra mai un fiore nella stessa condizione. L’Ikebana riunisce questi due evanescenti fattori”
Teshigahara Sofu.

One flower, one leaf è un archivio in progress di still-life fotografici realizzati da Martina della Valle a conclusione di workshops svolti in città diverse, in collaborazione con la maestra di Ikebana Rie Ono.

Dallo studio sull’arte dell’Ikebana è nato One flower, one leaf, con l’intento di creare un episodio partecipativo e sperimentare un possibile legame tra la tradizione giapponese di comporre i fiori e una riflessione site-specific sulla vegetazione spontanea delle zone margine nel territorio urbano contemporaneo.

Ripercorrendo i punti fondamentali della ricerca di Martina della Valle, durante il workshop vengono trattati temi quali lo studio delle zone residuali del paesaggio, le tracce dell’intervento umano sulla vegetazione cittadina, il valore dei concetti di tempo e di vuoto e la capacità nell’arte dell’ikebana (come nel linguaggio fotografico) di esaltare dettagli considerati “minori” tramite un processo di decontestualizzazione.
Dopo un’introduzione sulle origini dell’Ikebana, la ricerca si allarga al paesaggio vegetale circostante, con un’escursione dedicata alla selezione e la raccolta di materiali vegetali spontanei (piante, rami, fiori, ecc.).
Sotto la guida della maestra Rie Ono, i partecipanti realizzano poi la propria composizione floreale da fotografare a fine laboratorio.

La documentazione fotografica realizzata dall’artista costituisce una mappatura-ritratto del paesaggio specifico che pone a confronto i contesti urbani dove il workshop si è tenuto (fino ad oggi O.f.o.l.#1 – Prato e O.f.o.l.#2 – Roma) attraverso composizioni di piante spontanee.

unibz_Design_black_300dpi

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Public Programme
Flowers and Apples from Sainte-Pélagie Prison (Philadelphia Museum of Art and Musée d'Orsay), image by David Horvitz

you and I may not hurry it with a thousand poems my darling but nobody will stop it With all the Policemen in The World.zip
13 Giugno 2017

La mostra “you and I may not hurry it with a thousand poems my darling but nobody will stop it With all the Policemen in The World.zip*” dell’artista americano David Horvitz (1981) è stata lanciata su internet nel 2012 e riattivata in occasione di questa mostra.

‘Nel giugno del 2012 ho postato i files da stampa di una mostra collettiva sul sito per il trasferimento di file sendspace, con la spiegazione: È possibile scaricabile liberamente la mostra, stamparla, esporla, pubblicarla, copiarla, ecc. Non ci sono istruzioni di installazione. Le misure di stampa raccomandate sono nella lista dei lavori in PDF. La cartella Zip rimarrà a disposizione fino a quando il link di sendspace rimarrà attivo. La mostra non sarà nuovamente caricata.

Ho chiesto ai seguenti artisti di partecipare a questo progetto, e ad ognuno di loro ho chiesto di mandarmi un file stampabile di un opera che in qualche modo fosse in relazione con il soggetto dei fiori: Anjum Asharia and Marisa Jahn, BFFA3AE, Claudia Sola, David Horvitz, Hans Aarsman, Jon Rafman, Kristina Lee Podesva, Marysia Lewandowska, Michael Mandiberg, Mishka Henner, Natalie Häusler, Vlatka Horvat.

L’idea era di comporre un bouquet di primavera! Anche se al tempo era quasi la fine di primavera. Ma era ancora primavera! Ho immaginato di spargere questi fiori/files in Internet, allo stesso modo in cui un contadino spargerebbe i semi nei campi – è divertente pensare come i media di comunicazione usino la stessa terminologia dell’agricoltura (ndt. Il termine “broadcast” significa sia per “trasmettere” un messaggio che per “spargere” dei semi). E ho immaginato che anche molto tempo dopo che l’url di sendspace sarà scaduto, i files esisteranno ancora (forse). E che forse saranno condivisi. Forse saranno ri-postati da qualcun altro (riproduzione asessuale?). Non avevo modo di controllare dove (e quando) questa mostra sarebbe andata a finire, se in qualche luogo (o in qualche tempo?). Questo è il motivo per cui la data di chiusura di questa mostra è stata indicata con un punto interrogativo. Sarà aperta per chissà quanto tempo. Ho anche voluto donare a internet una stagione (internet che è qualcosa che esiste al di là delle particolarità dei luoghi che sono invece comandati dalle temporalità naturali e dalla Terra che gira intorno al sole).

David Horvitz, Los Angeles 2017

* Nel contesto della mostra Flowers are Documents, il file rimarrà a disposizione sul sito di ar/ge kunst e sarà ri-distribuito via newsletter il 13 Giugno 2017.


Scarica la mostra a questo link

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Mostre

Flowers are Documents
Arrangement I
(Composition / Support / Circulation / Ritual / Storytelling / Time)
27 Maggio – 29 Luglio 2017

ARRANGEMENT I

Inaugurazione: 26 Maggio 2017, ore 19

 

Con: Natalie Czech; Kapwani Kiwanga
Episodi di: Chiara Camoni, Douglas Coupland, David Horvitz, Bruno Munari, Ettore Sottsass Jr.

David Horvitz - you and I may not hurry it with a thousand poems my darling but nobody will stop it With all the Policemen in The World.zip*, (2012 - ?). Poster e internet file, foto Guadagnino e Sorvillo @argekunst.

David Horvitz – you and I may not hurry it with a thousand poems my darling but nobody will stop it With all the Policemen in The World.zip*, (2012 – ?).
Poster e internet file, foto Guadagnino e Sorvillo @argekunst.

Natalie Czech - A critic’s bouquet by Övül O. Durmusoglu for Flowers are Documents – Arrangement I and II, 2017.  Fiori recisi e vinile (veduta del 26.05.17), 2017, foto Guadagnino e Sorvillo @argekunst.

Natalie Czech – A critic’s bouquet by Övül O. Durmusoglu for Flowers are Documents – Arrangement I and II, 2017.
Fiori recisi e vinile (veduta del 26.05.17), 2017, foto Guadagnino e Sorvillo @argekunst.

Natalie Czech - A Critic's Bouquet by Vanessa Desclaux for Marc Camille Chaimowicz, 2015. Vista dell’installazione, foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Natalie Czech – A Critic’s Bouquet by Vanessa Desclaux for Marc Camille Chaimowicz, 2015.
Vista dell’installazione, foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra - foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra – foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Douglas Coupland With Helios Design Labs, Toronto, Electric Ikebana, video, 2012 Vista dell’installazione, foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Douglas Coupland With Helios Design Labs, Toronto, Electric Ikebana, video, 2012
Vista dell’installazione, foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Chiara Camoni, Barricata, 2017 Materiali Vari. Vista dell’installazione (26.05.17), foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Chiara Camoni, Barricata, 2017
Materiali Vari.
Vista dell’installazione (26.05.17), foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra - foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra – foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Kapwani Kiwanga, Flowers for Africa, 2014 – in progrss Fiori Recisi. Vista dell’installazione (26.05.17), foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Kapwani Kiwanga, Flowers for Africa, 2014 – in progrss
Fiori Recisi. Vista dell’installazione (26.05.17), foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Bruno Munari, Un Fiore con amore, 1973 Libro, Emme Edizioni Vista dell’installazione, foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Bruno Munari, Un Fiore con amore, 1973
Libro, Emme Edizioni
Vista dell’installazione, foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra il 01.06.2017- foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra il 01.06.2017- foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra il 01.06.2017- foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra il 01.06.2017- foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra il 01.06.2017- foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra il 01.06.2017- foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

ARRANGEMENT II
Inaugurazione: 22 Giugno 2017, ore 19

Con: Milena Bonilla e Luisa Ungar; Martina della Valle in collaborazione con Rie Ono
(Natalie Czech; Kapwani Kiwanga)
Episodi di: Haris Epaminonda, Oliver Laric, Paul Thuile, (Bruno Munari, Ettore Sottsass Jr).

Exhibition design in collaborazione con Matthias Pötz e Ada Keller

A cura di Emanuele Guidi

Flowers are Documents – Arrangement I and II raccoglie e mette a confronto posizioni di artiste e artisti il cui interesse nelle composizioni floreali, apre a esplorazioni in campi di ricerca diversi e paralleli.

Partendo da questo tema tradizionale in pittura, ed entrando in dialogo con il paesaggio del Sudtirolo con la sua rigogliosa e radicata industria floricolturistica, la mostra presenta pratiche che si concentrano e confrontano in maniera critica con i concetti di decorazione, ornamento, effimero e marginale.
Bouquet e Ikebana diventano quindi dispositivi che permettono di muoversi al margine di eventi storici e del “presente estremo” per affrontare questioni come la decolonizzazione, la legalità, l’ identità culturale e il placemaking, Allo stesso tempo, mettono in discussione l’idea di documento, offrendo modi trasversali per comprendere sia la natura di “testimonianza” e “reperto” (exhibit), sia l´atto stesso del mettere in mostra.

Come stagioni consecutive, i due capitoli Arrangement I e Arrangement II, si sviluppano intorno alle composizioni floreali di quattro artiste, che si accumulano nello spazio. Quattro nuove commissioni accompagnate e supportate da “episodi” concepiti da artisti, designers e autori che prendono la forma di vasi, libri, video e progetti di mostra.
Cambiando la configurazione dei lavori, gli Arrangements si susseguono e intrecciano l’evento della fioritura con il processo di invecchiamento, così da sottolineare la natura temporanea della “materia” in mostra e offrire ai visitatori un corpo di lavori in costante trasformazione.

AGENDA E PROGRAMMA PUBBLICO

26 Maggio, ore 19: Inaugurazione Flowers are Documents – Arrangement I

13 Giugno: Lancio della newsletter you and I may not hurry it with a thousand poems my darling but nobody will stop it With all the Policemen in The World.zip* (2012-?), progetto di David Horvitz

17 Giugno, ore 11: Tour della mostra Glashaus III – Serra III, presso Gärtnerei Schullian Floricultura – Via Merano 75 A, Bolzano – con l’artista e curatore Paul Thuile

19 / 20 Giugno: workshop Ikebana applicata al territorio di Martina della Valle e Rie Ono (per 12 persone)

22 Giugno, ore 19: Inaugurazione Flowers are Documents – Arrangement II

Un ringraziamento speciale a
Gärtnerei Schullian Floricultura, Bolzano
Enzo Parduzzi, Bolzano
Övül Ö. Durmuşoğlu, Berlin
Archivio Ettore Sottsass, Milano
Corraini Edizioni, Milano
Galerie Jérôme Poggi, Parigi
Galerie Tanja Wagner, Berlino
Libreria delle Donne di Milano
Spazio A, Pistoia
ChertLüdde, Berlino
Rodeo Gallery, Londra
Capitain Petzel, Berlino
Tanya Leighton Gallery, Berlino
Nomas Foundation
The Daniel Faria Gallery, Toronto
Frac PACA
Frac POITOU CHARENTES

Con il gentile sostegno di:
Gärtnerei Schullian Floricultura, Bolzano
Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura


Regione Autonoma Trentino Alto Adige
Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

Veduta della mostra il 01.06.2017- foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

Veduta della mostra il 01.06.2017- foto Guadagnino e Sorvillo, @argekunst.

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Public Programme
research Image: Plate LXVI from Johann Jakob Scheuchzer’s Physica Sacra (1731) - Source: Wikimedia Commons

JAPANESE ALPS
Lecture di Francesco Tenaglia
19.05.2017, ore 17:30

(La Mia Scuola di Architettura*7)

In Japanese Alps, Francesco Tenaglia prende spunto dall’interesse ultradecennale per le Alpi (e per i panorami montani delle nazioni che le circondano) mostrato dalla cultura nipponica di largo consumo e la mette in parallelo all’idea di “nostalgia” (neologismo e sentimento “prodotto” a fine del Seicento sulle Alpi). Nella lecture, Tenaglia desidera raccontare—tra ricerca storica, aneddotica e speculazione—alcune forme in cui filosofi e sociologici hanno individuato un’incarnazione specifica del post-moderno nel paese orientale: dall’accademica, al costume, fino ai modelli di produzione e consumo. In un’anticipazione della radicale trasformazione delle idee di racconto e di rappresentazione cui assistiamo nell’era dell’iper-connettività.

Francesco Tenaglia è nato a Chieti (1974) e lavora a Milano presso la redazione della rivista e casa editrice di arte contemporanea Mousse. Si occupa di arte, musica e cultura anche per Rolling Stone, Prismo, Vice e Rivista Letteraria.

Video editing: Marcello Tacconelli.
Poster design: Massimiliano Pace

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Public Programme
Inland, Shepherd School, ( 2004 - ongoing)

Imparare dal paesaggio
BAU con INLAND
09.05.2017, ore 19

(La Mia Scuola di Scuola di Architettura*6)

Nel contesto de La Mia Scuola di Architettura*, una serie di presentazioni pubbliche ad ar/ge kunst che esplora le nozioni di paesaggio, comunità e formazione, l’iniziativa artistica BAU è stata invitata a introdurre e discutere la propria visione su queste idee e la specificità del loro progetto di residenza in Alto Adige; una pratica che implica forme di collaborazione e innesti temporanei tra artisti invitati e comunità ospitanti.

Per questa occasione, BAU sarà in conversazione con i loro attuali residenti, il collettivo spagnolo INLAND (rappresentato in questa circostanza da Fernando Garcìa-Dory e Carlos Monleon Gendall), per discutere del loro progetto ALMA (titolo di lavoro) e del potenziale che la cultura contemporanea ha di incontrarsi con il paesaggio rurale.

BAU è un iniziativa per la produzione artistica nel territorio dell’Alto Adige, attiva dal 2015, e si concentra sulla realizzazione di residenze artistiche che stabiliscono forme di collaborazione tra le comunità locali, la cultura materiale del territorio e le sue attività tradizionali.
INLAND è una piattaforma artistica Spagnola che si dedica alla produzione agricola, sociale e culturale con una modalità collaborativa.
BAU ha invitato INLAND a sviluppare un progetto in Alto Adige nel 2017.
La conversazione affronterà gli attuali trend culturali e artistici nelle zone rurali Europee a partire dal loro progetto ALMA che esplora un futuro speculativo del territorio in dialogo con operatori locali come coltivatori montani, accademici, esperti di turismo, guardie forestali e pastori.

http://inland.org
http://fernandogarciadory.com
http://www.b-a-u.it

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Public Programme

To Become Two
lecture di Alex Martinis Roe
27 Aprile, ore 19

Per questo evento pubblico, Alex Martinis Roe risponderà a domande che sono state raccolte dai visitatori nel corso della mostra “To Become Two“. Usando varie tecniche, tra cui storytelling, teoria politica e diagrammi, l’artista strutturerà una presentazione che affronti tali domande in relazione alla propria ricerca. Ciò si aprirà a un formato dialogico che coinvolgerà il pubblico in un incontro che esplori i possibili futuri che emergeranno dal progetto “To Become Two” e dalle domande stesse.

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Mostre
Alex Martinis Roe, A story from Circolo della rosa, film still (detail) of an image courtesy of the Milan Women's Bookstore, 2014.

To Become Two
Alex Martinis Roe
25.02. – 06.05.2017

Inaugurazione: 24.02.2017, ore 19

 

A cura di Emanuele Guidi

 

“To Become Two” è un racconto che si compone di sei storie diverse e contigue; le storie di alcuni gruppi femministi che tra l’Europa e l’Australia, dagli anni ’70 a oggi, continuano a costruire comunità intorno ad una “pratica delle relazioni”.

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

La cooperativa della Libreria delle donne di Milano; la corrente di Psychanalyse et Politique, a Parigi; il dipartimento di Women’s Studies dell’Università di Utrecht; un network a Sydney che include la Filmmakers Co-operative, Feminist Film Workers, e il Dipartimento di Filosofia Generale dell’Università di Sydney; e il Duoda – Centro de investigación de Mujeres e la Ca La Dona a Barcellona, sono i collettivi e i luoghi con cui Alex Martinis Roe ha condiviso la propria ricerca negli ultimi quattro anni.

To Become Two è il racconto che l’artista ha intessuto in dialogo con le protagoniste di queste storie, affidandosi alle loro testimonianze orali, frequentando i loro incontri, costruendo una profonda relazione nel tempo, per poi tradurla in cinque dei sei film che compongono la mostra.

“How can one learn from the story of the practice of another? “ (come si può imparare dalla storia della pratica di qualcun’altra?) è una delle domande centrali che percorre tutta la mostra. Come si può tradurre queste storie vissute, in proposte e affermazioni (propositions) per collaborare alla formazione di una nuova pratica politica?

Le esperienze e gli aneddoti degli incontri avvenuti nel corso del tempo, la cura per gli spazi che hanno ospitato tali incontri, la condivisione di teorie e metodologie, l’empatia, le influenze reciproche e le differenze tra i vari gruppi, formano il racconto dei film e rendono chiaro come “it was an unusual way of doing politics,…there were friendship, loves, gossip, tears, flowers…” (era un modo inusuale di fare politica,…c’erano amicizie, amori, pettegolezzi, lacrime, fiori) come affermato in uno dei titoli.

Sono storie che Alex Martinis Roe ha condiviso con nuove interlocutrici, compagne e istituzioni, rendendole materia di studio e di esercizio per un lavoro collettivo, tutt’ora in corso e che è soggetto del sesto film in mostra (Our Future Network).

To Become Two è quindi il tentativo di tracciare una genealogia del pensiero femminista “neo-materialista” e delle teorie della “differenza sessuale” che attraversa e unisce diverse generazioni, con la volontà di immaginarne un futuro.

Exhibition design in collaborazione con Fotini Lazaridou-Hatzigoga.
Serie di posters in collaborazione con Chiara Figone.
To Become Two è stata prodotta con il supporto della curatrice Susan Gibb.

La pubblicazione di To Become Two, pubblicata da Archive Books (Berlino) sarà presentata alla fine di Aprile in concomitanza con il public program.

To Become Two è co-commissionata da ar/ge kunst, Bolzano, Casco – Office for Art, Design and Theory, Utrecht, If I Can’t Dance, I Don’t Want To Be Part Of Your Revolution, Amsterdam e The Showroom, London.

Il Public Program è co-commissionato con il supporto di The Keir Foundation.

Con il gentile sostegno di:

Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura

Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura
The Keir Foundation, Australia

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Public Programme

The Variational Status
Riccardo Giacconi
10 Febbraio, ore 19

PRESENTAZIONE LIBRO

 

In occasione del lancio del libro “The Variational Status”, ar/ge kunst vi invita alla presentazione “To Resist Disappearing” (Resistere alla scomparsa), del professor Frans-Willem Korsten, seguita da discussione con l’artista Riccardo Giacconi e il direttore artistico Emanuele Guidi.


Frans-Willem Korsten è titolare della cattedra in ‘Letteratura e Societá’ presso la Scuola Erasmus di Storia, Cultura e Comunicazione. È anche professore associato presso il l’Università Leiden per le Arti nella Società.

The Variational Status è co-pubblicato da Humboldt Books, ar/ge kunst Bolzano e FRAC Champagne-Ardenne.

Edito da: Riccardo Giacconi, Emanuele Guidi
Design: 
 Bianca Fabbri
Testi: 
 Andrea Cavalletti, Riccardo Giacconi, Emanuele Guidi e Antoine Marchand, Frans-Willem Korsten, Andrea Morbio.
Publisher: Humboldt Books
Inglese, Italiano, Tedesco, Francese
ISBN 978-88-99385-25-5
20 €

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Public Programme
Jomohomo, Ingrid Hora, cover 2016

JOMOHOMO
Ingrid Hora
14 Dicembre 2016, ore 19

PRESENTAZIONE LIBRO
Conversazione con l’artista Ingrid Hora e la co-redattrice Lisa Mazza


Il libro documenta e sviluppa la ricerca presentata nelle mostre ‘You Play This Game…’ presso ar/ge kunst, Bolzano (2015) e ”Freizeyt’ presso il DAZ – Deutsches Architektur Zentrum, Berlino (2015/2016)


Pubblicato da Dentdeleone.co.nz
Edito da Ingrid Hora e Lisa Mazza
Testi di Shumon Basar, Emanuele Guidi, Ingrid
Hora, Lisa Mazza, Giulia Palladini
Designed di Åbäke con Alyssia Lou


Con il supporto di DAZ e Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione Cultura


A seguire vi invitiamo ad un brindisi natalizio.

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Public Programme

Matilde Cassani
2016 - 2018

One Year-Long Research Project / Third

una collaborazione con Künstlerhaus Büchsenhausen, Innsbruck

Per la terza edizione del programma di residenza One Year-Long Research Project (2016-2018), ar/ge kunst ha invitato l’artista e architetto Matilde Cassani.

La residenza, co-commissionata con Künstlerhaus Büchsenhausen, Innsbruck, ha portato la Cassani a sviluppare una nuova ricerca nella macro-regione a cavallo del confine Italo-Austriaco; un territorio che l’artista ha esplorato osservando lo sport del cricket, gioco inglese esportato in tutte le nazioni del Commonwealth durante il colonialismo e rientrato in Europa attraverso la pratica delle nuove comunità ospiti.

 

Matilde Cassani (1980) ha studiato architettura al Politecnico di Milano e all’ Univesidade Tecnica de Lisboa, poi Architecture and Urban culture (“Metropolis”) al CCCB (Centre de Cultura Contemporània de Barcelona) e alla UPC (Universidade Politecnica de Catalunya) a Barcellona (postgraduate degree) e ha preso un dottorato in Pianificazione del territorio e sviluppo urbano.

La sua pratica riflette le implicazioni spaziali del pluralismo religioso nella città occidentale contemporanea. I suoi lavori sono stati esposti in molte istituzioni culturali, gallerie e pubblicati in varie riviste, come Architecture review, Domus, Abitare, Arqa, Arkitectur, MONU. E’ stata ospite come artista residente presso l’Akademie Schloss solitude a Stoccarda, e lo Headlands Center for the Arts a San Francisco. Ha partecipato a numerose conferenze internazionali, ed è stata ospite della Columbia University a New York e dell’École spéciale d’Architecture a Parigi. Una sua mostra personale, Sacred Spaces in Profane Buildings, è stata esposta al Storefront for Art and Architecture di New York nel settembre 2011. Inoltre, nel 2012 ha disegnato il Padiglione del Bahrein alla XIII Biennale di Architettura di Venezia e nel 2014 ha partecipato alla XIV Biennale (mostra Monditalia) con Countryside worship, un’opera entrata quest’anno nella collezione permanente del Victoria and Albert Museum di Londra. Cassani insegna presso il Polotecnico di Milano e alla Domus Accademy.

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Mostre
Riccardo Giacconi El diablo en el pozo (dettaglio) in collaborazione con Herlyng Ferla 2016

The Variational Status
Riccardo Giacconi
07.12.2016 –11.02.2017

A cura di Emanuele Guidi e Antoine Marchand

 

Inaugurazione 07.12.2016, ore 19

 

La mostra “The Variational Status” presso ar/ge kunst è la prima presentazione pubblica dell’omonimo progetto di ricerca dell’artista Riccardo Giacconi, che nel 2017 proseguirà con una performance presso Centrale Fies (Luglio 2017), un secondo progetto espositivo presso il FRAC Champagne-Ardenne, Reims (Ottobre 2017) e un libro d’artista pubblicato da Humboldt Books (Febbraio 2017).

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

©ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2016

©ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Riccardo Giacconi, Installation View 
©ar/ge kunst, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016


Il progetto indaga il rapporto fra alcune forme narrative (teatro di figura, cantastorie, fogli volanti, pamphlets) e una serie di atti pre-politici di rivolta tra l’Italia ed il Sud America. A partire dall’interesse di Riccardo Giacconi per la tradizione come “atto di trasmissione”, The Variational Status evoca una costellazione narrativa fra animazione, suggestione, rivolta e oralità.

La mostra si sviluppa intorno all’espiritado, un personaggio colombiano per burattini, presumibilmente ispirato all’omicidio di un poliziotto durante una festa di paese. La maschera dell’espiritado è studiata in relazione all’episodio del soldato Augusto Masetti, che nel 1911 a Bologna sparò al suo comandante, in un atto di insubordinazione contro la guerra coloniale italiana in Libia. In entrambi i casi, i personaggi sono accomunati dalla totale amnesia del proprio gesto di rivolta, compiuto in uno stato di trance o sonnambulismo. Se nel caso di Masetti questa circostanza lo trasformò in un simbolo per il movimento anarchico mondiale che si mobilitò in sua difesa, nel caso dell’espiritado essa diventa un tratto comico della marionetta.

Concepita come la decostruzione di uno spettacolo di marionette, l’installazione The Variational Status è composta da una marionetta automatica (costruita in dialogo con la storica Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli), da un fondale in forma di tenda che opera come storyboard, e da una serie di poster dello spettacolo dell’Espiritado, “El Diablo en el pozo” stampati con una macchina da stampa a caratteri mobili del XIX Secolo a Cali, Colombia.
Lavorando su documenti d’archivio, testimonianze orali e script teatrali, Riccardo Giacconi intreccia le vicende reali e fittizie dei due personaggi per interrogarsi su uno statuto del documento che non sia basato su supporti stabili e certificati, ma che possa esistere puramente in forma di variazione.

The Variational Status è co-commissionata da ar/ge kunst (Bolzano), Centrale Fies (Dro, Trento) e FRAC Champagne-Ardenne (Reims), ed è realizzata in collaborazione con lo scultore Franco Citterio e la Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli (Milano), Carteles La Linterna Edigraphos (Cali), Herlyng Ferla, Carolina Valencia, Paola Villani.


Riccardo Giacconi ha studiato arti visive presso l’Università IUAV di Venezia, la UWE di Bristol e la New York University. Il suo lavoro è stato presentato in varie esposizioni, fra cui presso WUK Kunsthalle Exnergasse (Vienna), FRAC Champagne-Ardenne (Francia), tranzitdisplay (Praga), Peep-Hole (Milano), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino) e nella sezione “Résonance” de La Biennale de Lyon. Ha svolto diverse residenze per artisti, fra cui: Centre international d’art et du paysage (Vassivière, Francia), Lugar a Dudas (Cali, Colombia), La Box (Bourges, Francia), MACRO – Museo d’arte contemporanea di Roma. Ha presentato i suoi film in diversi festival, fra cui il New York Film Festival, l’International Film Festival Rotterdam, il Festival Internazionale del Film di Roma, il Torino Film Festival, il FID Marseille International Film Festival, dove ha vinto il Grand Prix della competizione internazionale nel 2015 e Filmmaker Festival di Milano (Primo Premio “Prospettive” 2015). Ha vinto il premio ArteVisione 2016, curato da Careof e Sky Arte. Nel 2007 ha co-fondato il collettivo Blauer Hase con cui cura la pubblicazione periodica Paesaggio e il festival Helicotrema.


Un ringraziamento speciale a:
Museo Civico di Bolzano

Con il gentile sostegno di:

Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura

Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

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Mostre
Italo Zuffi

postura, posa, differita
Italo Zuffi
24.09 – 26.11.2016

Inaugurazione 23 settembre, ore 19

 

Performance ore 19 – 21

 

A cura di Emanuele Guidi

 

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by aners (exhibition view)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by Tiberio Servillo (Performance)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by Tiberio Servillo (Performance)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by Tiberio Servillo (Performance)

@ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, 2016, photo by Tiberio Servillo (Performance)

La mostra postura, posa, differita di Italo Zuffi presso ar/ge kunst di Bolzano è l’episodio conclusivo di un ciclo dedicato all’artista iniziato nel 2015 alla Nomas Foundation di Roma e proseguito al MAN di Nuoro. Una collaborazione tra le istituzioni volto a offrire continuità alla ricerca dell’artista con tre progetti espositivi complementari e indipendenti che hanno permesso di approfondire opere e momenti significativi del suo percorso.

postura, posa, differita si sviluppa intorno ad un nucleo di opere che articolano la complessità dell’indagine che Italo Zuffi conduce nel campo della performance sin dall’inizio della sua carriera, con particolare attenzione alla sua relazione con la scultura. Anche se i lavori in mostra non si attualizzano in un’effettiva esecuzione dal vivo, la presenza del corpo si afferma in forma di memoria, potenziale e archivio.

Sta meglio la ragazza caduta nel vuoto (2001 – 2016) si compone di una serie di lamiere su cui è intagliato il titolo stesso dell’opera, trovato su un giornale dall’artista anni fa. Ogni lamiera si accompagna a ritagli da quotidiani, ciascuno dei quali racconta un analogo episodio di cronaca in cui un corpo femminile precedentemente caduto si trova in processo di guarigione.
Similmente, ne I rigidi (2006 – 2016) Italo Zuffi parte da un episodio originario, questa volta una sua performance (The reminder, 1997), per dare inizio ad un processo di raccolta di immagini d’archivio che raffigurano corpi in posizione di irrigidimento. Si tratta di una selezione in cui performance di altri artisti e scene “quotidiane” da riviste e giornali sono state scelte per la natura oggettuale e scultorea del corpo raffigurato.
Un gruppo di nuove ceramiche (2006 – 2016) partono invece da una serie di sondaggi pubblici, anch’essi apparsi su giornali e riviste, su temi quali immigrazione, eutanasia, fuga dei cervelli, Europa ed economia per confrontarsi con tentativi di rappresentazione di una collettività (i cittadini italiani in questo caso). Le ceramiche omettono tuttavia i singoli dati percentuali dei sondaggi, riprendendo esclusivamente la visualizzazione statistica nel suo insieme per astrarre ulteriormente quella che vuole essere considerata la forma di una “voce pubblica”.

Le nuove produzioni in mostra sono quindi accomunate sia dal ricorso ad una temporalità dilatata come strumento di lavoro, che dalla metodologia di raccolta delle fonti su cui i lavori si appoggiano concettualmente. Le opere sono infatti il risultato di una gestazione a volte durata anni dal momento in cui sono state effettivamente ideate o inizialmente prodotte in forma di prototipo. Una scelta di ritardare il momento ‘esecutivo’ che ha consentito l’accumulo di materiale di ricerca e dalla stampa, su cui formare una visione più articolata e consapevole del progetto originale.

I lavori in mostra raccontano quindi una modalità personale di lettura del flusso continuo di notizie e informazioni che procede per identificazione ed empatia. Sono opere sul tempo e sul bisogno del prendersi tempo per trovare una forma di scrittura personale e autobiografica.

La sera dell’inaugurazione l’artista presenterà una nuova performance tra le ore 19 e 21.

Italo Zuffi (Imola, 1969, vive a Milano) ricorre a scultura, performance e scrittura per creare “non un disegno totale, bensì una serie indefinita di stanze” (Pier Luigi Tazzi, 2003). Studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna e al Central Saint Martins College of Art & Design di Londra. Nel 2001 gli è stata assegnata la ‘Wheatley Bequest Fellowship in Fine Art’ all’Institute of Art & Design di Birmingham (UK). Mostre personali (recenti): Potersi dire, MAN, Nuoro (2015); Quello che eri, e quello che sei, Nomas Foundation, Roma (2015); Gli ignari, appartamento privato, Milano (2013); La penultima assenza del corpo, Fondazione Pietro Rossini, Briosco (2012); Zuffi, Italo, Pinksummer, Genova (2010). Mostre collettive (recenti): Fuori Uso, Ex Tribunale, Pescara (2016); Riviera, Istituto Svizzero di Milano (2016); ALT, Caserma De Sonnaz, Torino (2015); Esercizi di Rivoluzione, MAXXI, Roma (2014); Le leggi dell’ospitalità, Galleria P420, Bologna (2014); Per4m, Artissima, Torino (2014); I baffi del bambino, Lucie Fontaine, Milano (2014); To continue. Notes towards a Sculpture Cycle | Scala, Nomas Foundation, Roma (2014); La Pelle – Symphony of Destruction, MAXXX Project Space, Sierre (2014); Le statue calde, Museo Marino Marini, Firenze (2014).

Un ringraziamento speciale a:
THUN e THUN Ceramic Residency

Con il gentile sostegno di:

Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura

Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

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News

Acting The In-Between
Summer School
10 - 16 settembre

Organized by the Faculty of Design and Art of the Free University of Bozen Bolzano in cooperation with ar/ge kunst.

Acting the In-between is a one-week summer school whose aim is to challenge those forms of interaction and discussion, which one experiences and practices within various institutional communication and exchange spaces. Taking the Free University of Bozen Bolzano and ar/ge kunst as an example, we will investigate their role as active and discursive spaces and imagine further, “other” spaces.
The participants will be asked to develop these “other” spaces outside of the physical boundaries and the rules of the institutions and to question their characteristics.

Is it possible to stimulate, in a non-conventional manner, the way we interact, discuss, show, see, talk and listen?
Guests from different disciplines and contexts will participate in the discussion around these issues with contributions in different formats, which can vary from workshops to walks or shared dinners.

For more information check at this link

A project by: Roberto Gigliotti, Eva Mair and Jonathan Pierini.
Guests: Alex Martinis Roe, Fotini Lazaridou-Hatzigoga, Gerhard Glüher, Andreas Müller

In 2017 Alex Martinis Roe will open her solo exhibition at ar/ge kunst To Become Two with spatial design by Fotini Lazaridou-Hatzigoga.
Two Become Two is a project co-commissioned by is co-commissioned by ar/ge Kunst, Bolzano; Casco – Office for Art, Theory and Design, Utrecht; If I Can’t Dance, I Don’t Want To Be Part Of Your Revolution, Amsterdam; and The Showroom, London.

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Public Programme

DIRECTED TOURS & AHALI JOURNAL


Programma pubblico nel contesto di

 

VFI – VIRGOLO FUTURE INSTITUTE
(Such Claims on Territory Transform Spatial Imagination Into Obscure Anticipations of Repartition) di CAN ALTAY
Un progetto di ar/ge kunst e Lungomare

DIRECTED TOUR #1:
17.06.2016, ore 18

Ettore Frangipane (Giornalista) in dialogo con i curatori

DIRECTED TOUR #2:
15.07.2016, ore 19

Michael Obrist (Architetto, Feld 72) in dialogo con i curatori

DIRECTED TOUR #3:
21.07.2016, ore 19

Giorgio Mezzalira (Storico, Fondazione Alexander Langer) in dialogo con i curatori

Directed Tours è una serie di tre visite guidate in forma di dialogo che attivano e mediano la mostra VFI – Virgolo Future Institute di Can Altay presso ar/ge kunst.
Il nome Directed Tours prende spunto dal termine directed gaze (sguardo guidato) definito da Altay per descrivere parte della sua pratica e riconoscere la centralità dell’incontro con altre persone nel processo di avvicinamento ad un nuovo contesto.
A partire da questa idea, ar/ge kunst e Lungomare propongono una serie di tour guidati di approfondimento insieme ad alcune persone che hanno incontrato l’artista durante la residenza andando a definirne la ricerca e la forma della mostra stessa.

AHALI JOURNAL NEW ISSUES
In collaborazione con Salto.bz

Nel corso della mostra sette nuovi capitoli (issues) della rivista Ahali sono pubblicati come approfondimento al progetto di Can Altay e collezionabili dal pubblico come parte dell’installazione.
I Directed Tours scandiscono il lancio dei tre corrispondenti capitoli e saranno pubblicati per l’occasione sul portale d’informazione Salto.bz.
Ahali è la rivista fondata da Can Altay nel 2007 con il progetto grafico di Asli Altay, Future Anecdotes Istanbul.

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Mostre
credits ivo corrà

VFI – Virgolo Future Institute
(Such Claims on Territory Transform Spatial Imagination Into Obscure Anticipations of Repartition)

CAN ALTAY
14 Maggio – 30 Luglio 2016

Inaugurazione 13 Maggio 2016, ore 19

 

Un progetto di ar/ge kunst e Lungomare

 

VFI – Virgolo Future Institute (Such Territorial Claims Transform Spatial Imagination Into Obscure Anticipations of Repartition) è il titolo della fase conclusiva della residenza di un anno e mezzo dell’artista Can Altay a Bolzano, un progetto di collaborazione tra ar/ge kunst e Lungomare (Ottobre 2014 – Luglio 2016).

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo aneres, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Can Altay, VFI, Virgolo Future Institute, Installation View 
©ar/ge kunst_Lungomare, Bozen. Photo Tiberio Sorvillo, 2016

Sin dall’inizio della residenza, Altay si è concentrato sulla complessa relazione che esiste tra Bolzano e il Virgolo, una montagna che domina la città ed è attualmente al centro di un acceso dibattito intorno ai suoi potenziali utilizzi e sviluppi.

In quest’occasione, Can Altay interviene negli gli spazi di ar/ge kunst con una mostra di tre mesi che porta avanti la ricerca sviluppatasi fino ad oggi attraverso una serie d’interventi pubblici di durate differenti. Si tratta di interventi intesi come osservazioni e contributi al dibattito stesso che includono: una mostra di due settimane e una tavola rotonda aperta al pubblico negli spazi di Lungomare (Such Territorial Claims), una campagna di affissione di manifesti della durata di un mese nello spazio pubblico della città (Trasform Spatial Imagination into), due ore di raduno sul Virgolo e un intervento itinerante in spazi pubblici e privati tra Dicembre 2015 e Maggio 2016 (Obscure). Insieme queste iniziative hanno prodotto una serie di domande intorno all’aspettativa sull’uso del territorio (territorial claim), all’idea di immaginazione urbana e di esperienza dei confini; nozioni che oggi riemergono con forza a Bolzano così come in molte altre città.

Per la mostra Altay produce un setting articolato in due momenti principali che agiscono al contempo come display, scultura e strumento editoriale. Il primo, che richiama le forme di un tunnel e di un tetto, costituisce il corpo centrale del VFI. Con un chiaro riferimento a un aneddoto poco noto, su abitanti che vissero nel tunnel del Virgolo ancora incompleto durante e immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’installazione raccoglie “frammenti” di varia natura, collezionati durante la residenza, così da andare a comporre una linea principale di inchiesta intorno al significato che l’“abitare un infrastruttura può suggerire;” (“a chi è consentito appropriarsi dello spazio pubblico, chi è costretto ad abitare lo spazio delle infrastrutture?” si legge, per esempio, in uno dei manifesti della campagna di affissione) una narrazione centrale da cui si sviluppano diverse linee di ricerca. Il secondo momento si sviluppa intorno ad Ahali: a journal for setting a setting, giornale che Altay pubblica dal 2007. Ahali è una raccolta crescente di opere, statements e voci da diverse pratiche artistiche, che nella mostra vengono usate come strumento per ampliare i numerosi temi che emergono dal Virgolo e porli in un più ampio contesto di riferimenti culturali e casi internazionali. Nuove tematiche, come “Inhabiting Infrastructures”, “Landscape of Desire”, “Alliance of the Radically Different”, “Tremors from Here and Elsewhere” e “Instituting Uncertain Publics” saranno introdotte, nel corso della mostra, attraverso Ahali, così da produrre un legame tra le strette relazioni del progetto con il contesto locale e il respiro ampio della pubblicazione stessa.

La mostra di Can Altay opera quindi come strumento e come “finzione”. Dando vita a un istituto immaginario (VFI) sulla base di usi non ufficiali, celati, e non pianificati, l’artista compone un archeologia del desiderio capace di suggerire modalità di osservazione e affrontare il futuro della montagna e, conseguentemente, della città prese come esempio tra molti possibili per occuparsi, come dice Altay stesso di “politiche neo-liberali” e delle loro “contro-egemonie”.

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Public Programme
Oliver Ressler and Zanny Begg, The Right of Passage, 2013

The Right of Passage
15 Aprile 2016, ore 17

Proiezione e Discussione

 

Con Andrea Deaglio (documentarista), Lorenzo Pezzani (architetto), Monika Weissensteiner (antropologa).

 

Una collaborazione tra ar/ge kunst e Bolzano Film Festival Bozen

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

In occasione della mostra dell’artista austriaco Oliver Ressler presso ar/ge kunst si terrà The Right of Passage una serata di proiezioni e discussione a partire dal film di Ressler e Zanny Begg che porta lo stesso titolo.

The Right of Passage (19 min, 2013), è parzialmente costruito attraverso una serie di interviste con Ariella Azoulay, Antonio Negri e Sandro Mezzadra e si concentra sulle lotte per ottenere la cittadinanza, allo stesso tempo mettendo in discussione la natura implicitamente esclusoria del concetto.
Il film fa riferimento ai riti di passaggio che marcano le transizioni nel percorso verso l’autonomia personale e suggerisce che la libertà di movimento deve essere un diritto di ogni persona, a prescindere dal luogo di nascita.

Biografie

Lorenzo Pezzani è un architetto che vive fra Londra e Trento. Dal 2011 lavora a Forensic Oceanography, un progetto collaborativo d’inchiesta sulla militarizzazione dei confini e le politiche della migrazione nel Mar Mediterraneo. È uno dei fondatori di WatchTheMed, una piattaforma online nata per documentare e mappare le morti e le violazioni dei diritti dei migranti ai confini marittimi dell’Unione europea. Attualmente è post-doctoral fellow presso la Kent School of Law.

Andrea Deaglio è nato a Torino, 
dove con Mu Film realizza film documentari, produzioni audiovisive e multimediali.
Tra i suoi films: Show all this to the world (Italia 2015, 55′) in programmazione al Bolzano Film Festival; Storie di uomini e lupi (Italia/Francia 2015, 75′, co-diretto con Alessandro Abba Legnazzi e prodotto da Babydoc Film); Il futuro del mondo passa da qui – City veins (Italia 2010, 63′), Vincitore del premio Joris Ivens – Best International First Film a Cinèma du Réel (Parigi, 2011) e del primo premio Docucity (Milano, 2012); Nera – not the promised land, (Italia 2007, 22′) – vincitore del Premio Anello Debole.

Monika Weissensteiner è antropologa con focus su violenza e conflitti, migrazione e salute e sul Sistema Europeo Comune di Asilo. Membro di EASA (European Association of Social Anthropology). Dal 2014 Weissensteiner è collaboratrice della Fondazione Alexander Langer e segue l’iniziativa “Brenner/o Border Monitoring”, una presenza attiva di monitoraggio al Brennero, dal 2015 anche a Bolzano, nell’ottica dei corpi civili di pace e di mediazione.

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione Cultura
Forum Austriaco di Cultura, Milano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio
Segheria Tatz Luis, Appiano

In collaborazione con:
AKRAT – Cooperativa Sociale Bolzano
Bolzano Film Festival Bozen

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Mostre
Occupy, Resist, Produce, video stills, Oliver Ressler and Dario Azzelini, 2014-2015

Everything Under Control
Oliver Ressler
26.02. - 30.04.2016

Inaugurazione e Artist Talk
25.02.2016, ore 19
Oliver Ressler con Marco Scotini (curatore e direttore NABA – Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano)
Per il video clicca qui

 

Display in collaborazione con Akrat, cooperativa sociale Bolzano.

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

Oliver Ressler, Everything Under Control, Installation view, photo by aneres, 2016

ar/ge kunst è felice di presentare Everything Under Control, la prima mostra personale dell’artista austriaco Oliver Ressler in un’istituzione Italiana.

Concentrandosi principalmente sulla pratica di Ressler come film-maker, la mostra raccoglie nuove e recenti produzioni dai diversi campi di ricerca esplorati dall’artista nel corso della sua carriera. Il display e l’installazione, concepiti come un unico percorso attraverso gli spazi, sottolineano come queste aree siano profondamente connesse e parte di un continuo coinvolgimento di Ressler con una più ampia idea di giustizia sociale.

L’opacità del linguaggio, attraverso cui il capitalismo opera e comunica, è centrale nella mostra; un linguaggio che tende a celare come le crisi economiche, ambientali ed umanitarie nell’emisfero sud siano in realtà lati co-dipendenti di una narrazione che rappresenta la ricchezza dell’emisfero nord come sostenibile e senza vittime.

Un grande fotomontaggio che rappresenta navi per il trasporto di container mentre affondano, oscura la vetrina di ar/ge kunst. Rivolgendosi alla strada, l’immagine introduce alla più ampia discussione sull’economica che si svolge all’interno.
Una lettura del fotomontaggio in relazione al titolo della mostra, Everything Under Control (Tutto sotto controllo) potrebbe suggerire un’interpretazione ironica dell’intenzione dell’artista: un sistema economico che si fonda su un commercio globale, ma produce catastrofi ecologiche e sociali quotidianamente, dovrebbe essere piuttosto descritto come “fuori controllo”. Ma è nell’opera centrale della mostra – un’installazione video a tre canali intitolata Occupy, Resist, Produce (2014-2015) – che il termine “controllo” assume il significato di “controllo dei lavoratori”. Quest’ultimo lavoro, in progress, per cui Ressler collabora con Dario Azzellini, documenta fabbriche a Milano, Roma e Thessaloníki che, abbandonate dai proprietari legali, sono state occupate dai lavoratori tra il 2011 ed il 2013.
Ogni film consiste in una discussione con gli occupanti e registra le loro assemblee. Le voci dei protagonisti chiariscono la complessità dei processi decisionali collettivi necessari a convertire queste fabbriche da luoghi di produzione di beni di consumo in luoghi di “produzione” di nuovi modelli sociali ed economici. Un processo che implica la ricerca di un linguaggio che possa essere condiviso con i vicini, con le comunità locali e di migranti che portano avanti lotte parallele alle loro.

The Visible and The Invisible (2014) e The Right of Passage ( con Zanny Begg, 2013) sono due film che propongono approcci differenti nel trattare il movimento attraverso i confini, il diritto all’accesso (e la sua negazione) ed il saccheggio. Il primo guarda al ruolo della Svizzera come quartier generale globale per corporazioni transnazionali quasi “invisibili” che commerciano materie prime, estratte principalmente in paesi dell’emisfero sud. The Right of Passage si concentra da un lato sulle lotte per il diritto alla cittadinanza mentre dall’altro mette in dubbio la natura esclusiva, inerente al concetto di cittadinanza stesso. Interviste con Sandro Mezzadra, Antonio Negri e Ariella Azoulay formano il punto di partenza per una discussione con un gruppo di persone “senza documenti” che vivono a Barcellona.

Il display della mostra è stato realizzato dalla cooperativa Akrat in dialogo con ar/ge kunst e l’artista.

Everything Under Control è parte di un ciclo di mostre personali di Oliver Ressler in quattro istituzioni europee: Lentos Kunstmuseum (Linz), n.b.k. – Neue Berliner Kunstverein (Berlino), CAAC – Centro Andaluz de Arte Contemporáneo (Siviglia)

Pubblicazione:
Oliver Ressler, Cartographies of Protest, Verlag für Moderne Kunst, 2014.
Testi di TJ Demos, Katarzyna Kosmala, Suzana Milevska e Marco Scotini. Edito da Juan Antonio Álvarez Reyes, Marius Babias, Emanuele Guidi, Stella Rollig. Tedesco ed Inglese, 160 pp.

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione Cultura
Forum Austriaco di Cultura, Milano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura
Segheria Tatz Luis, Appiano

In collaborazione con:
AKRAT, Cooperativa Sociale Bolzano
Bolzano Film Festival Bozen

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Public Programme
Nicolò Degiorgis Hidden Islam – Islamic makeshift places of worship in north – east Italy, photograph (2009-11). Courtesy of the artist

Hidden Islam / Sacred interiors in profane buildings
(La Mia Scuola di Architettura*5)
1 Marzo 2016, ore 19

Una conversazione tra Matilde Cassani e Nicolò Degiorgis sulle rispettive ricerche che guardano al rapporto tra le pratiche di culto delle comunità di migranti ed i processi informali di trasformazione del paesaggio urbano.
Utilizzando la fotografia come strumento di indagine, Cassani e Degiorgis hanno documentato gli interni di edifici (negozi, magazzini, appartamenti, garage) la cui funzione originaria è stata reinventata per ospitare espressioni di vita comune che si sviluppano a partire dal rito religioso.

In occasione del lancio del libro Hidden Islam di Nicolò Degiorgis e come parte del ciclo La Mia Scuola di Architettura*

per il video clicca qui

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Public Programme
credits Ivo Corà

Such Claims on Territory Transform Spatial Imagination into Obscure
CAN ALTAY
dicembre 2015 - maggio 2016

SPLIT HORIZON (Virgolo Edition)
Da dicembre 2015 a maggio 2016,
diversi luoghi a Bolzano

LIMITED EXPERIENCE
14.11.2015, Recinto dell’Ex Club del tennis, Virgolo, ore 15.30

Nell’ambito di Radical Hospitality/One Year-Long Research Project,
Progetto di residenza con Can Altay – Una collaborazione tra ar/ge kunst e Lungomare

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

Can Altay è stato invitato da ar/ge kunst e Lungomare a un progetto di residenza che è iniziato alla fine del 2014 e continuerà fino all’estate del 2016. Fin dall’inizio del progetto Altay sta conducendo un approfondito studio sul sistema Bolzano. In particolare la sua attenzione si concentra sulla montagna del Virgolo.
Attraverso la sua pratica l’artista promuove una serie di iniziative attraverso le quali cerca di stimolare il dibattito pubblico su questa parte del territorio della città di Bolzano. Altay definisce singoli passi di un processo che egli intende come ‘frammenti’ – impressioni, interpretazioni o commenti sul presente.

A Novembre e Dicembre 2015, Altay aggiunge due frammenti alla serie iniziata a febbraio del 2015. “Such Territorial Claims Transform Spatial Imagination into Obscure (Third Fragment in Two Parts)” è un doppio appuntamento come tappa di un percorso non lineare durante il quale Altay fornisce indizi sempre nuovi all’interpretazione del territorio bolzanino.

Split Horizon (Virgolo Edition)
Intervento in spazio pubblico
Da dicembre 2015 a maggio 2016, diversi luoghi a Bolzano, ore 14.30-16.30

Split Horizon (Virgolo Edition) colloca un dispositivo per l’osservazione lungo una traiettoria che può essere reale, ma anche puramente mentale, e include nel suo posizionamento una durata temporale. Ognuno dei luoghi selezionati possiede un significato preciso nella narrazione di Altay e l’oggetto nello spazio pubblico e privato della città genera immaginarie linee incrociate. Con Split Horizon (Virgolo Edition) l’artista si rivolge nuovamente alla montagna del Virgolo, così come è stato fatto con le parole e i segni suggestivi contenuti nei manifesti di “Such Territorial Claims Transform Spatial Imagination into (Studio Virgolo Second Fragments)”.
“Split Horizon (Virgolo Edition)” è tempo e spazio. Esso sarà posizionato e rimarrà per alcune ore in quindici luoghi della città di Bolzano che hanno una relazione (non solo visiva) con il Virgolo. Si tratta di punti significativi, punti di riferimento in termini di equità spaziale e in riferimento all’immaginario collettivo sulla città e la sua storia. Quando la traiettoria di “Split Horizon (Virgolo Edition)” sarà conclusa il dispositivo rimarrà a disposizione del pubblico che potrà suggerire nuove collocazioni.

ore 14.30-16.30, Bolzano
2.12.2015 Piazza Walther
16.12.2015 Mediaworld
13.1.2016 Eurac
27.1.2016 Piazza Tribunale
10.2.2016 Torre del Museo Civico
24.2.2016 Funivia del Renon
9.3.2016 Appartamento Privato, via Cappuccini 14, terzo piano
16.3.2016 unibz terrazza panoramica F6
23.3.2016 Ponte Talvera
30.3.2016 Parco delle Semirurali
6.4.2016 Stazione di Bolzano
13.4.2016 Giardino dei Cappuccini
20.4.2016 Percorso pedonale tra via Aslago e via S. Vigilio (Parco Mignone)
4.5.2016 Ponte Loreto
11.5.2016 Appartamento Privato, via Andreas Hofer 19, terrazza quarto piano

Limited Experience

Percorso in spazio pubblico
14.11.2015, Recinto dell’Ex Club del tennis, Virgolo, ore 15.30
Dal 2008 il terreno che ospitava il club del tennis del Virgolo è stato acquistato da una cordata di imprenditori in vista di futuri investimenti immobiliari. Da allora una recinzione impedisce l’accesso a quella che era stata una delle zone ricreative della città di Bolzano. Con “Limited Experience” l’artista Can Altay invita dodici persone a muoversi insieme lungo il confine e a condividere l’esperienza di questo limite.
“Limited Experience” è uno ‘score’ che fornisce le indicazioni necessarie allo svolgimento di un incontro performativo. Altay chiede ai partecipanti di confrontarsi con un confine che separa una proprietà privata da una pubblica attraverso un esercizio che testa e al contempo sfida l’idea di confine imposta dalla politica urbana corrente.

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Mostre

Many Maids Make Much Noise
Olivia Plender
5 Dicembre 2015 – 13 Febbraio 2016

Inaugurazione
Con Philipp Achammer
(Assessore alla Cultura Provincia)

4 dicembre, ore 19

 

Many men make money
Merry maidens dance in May
Mining means moving mounds
Militant miners means more money
Many maids make much noise

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Olivia Plender, Many Maids Make Much Noise, Exhibition view at ar/ge kunst Bolzano, Foto aneres,2015

Con la prima personale italiana dell’artista inglese Olivia Plender (1977), si conclude il programma del 2015 dedicato alla riflessione sui trent’anni di attività di ar/ge kunst come Kunstverein di Bolzano e sul significato suggerito dal proprio nome (ar/ge kunst come Arbeitsgemeinschaft o gruppo di lavoro).

Plender usa la voce come materia e strumento per indagare come forme di autorità e rapporti di potere possano essere instaurati. In particolare si interroga sul senso dell’atto stesso del parlare in pubblico, su chi si sente legittimato a farlo e chi no, e sugli effetti che questo comporta nella costruzione e nel racconto della Storia.

In Many Maids Make Much Noise, Plender porta avanti la sua ricerca più recente intorno alle vicende del Women’ Social and Political Union (WSPU) – ala militante del movimento delle Suffragette che all’inizio del ventesimo secolo lottarono per il diritto di voto alle donne – per far emergere aspetti considerati minori dalla storiografia ufficiale ma centrali nella genealogia delle lotte per i diritti civili.

In particolare, la mostra ad ar/ge kunst si struttura intorno al magazine Urania, fondato nel 1915 da un gruppo di suffragette e attivo fino al 1940. Urania fu la prima rivista inglese a produrre una discussione culturale e politica sui temi di genere e su istanze di individui e comunità lesbiche e gay. Il nome Urania si riferisce ad una specifica idea di Utopia, come posto in cui le categorie di “maschio” e “femmina” non esistono. All’inizio del ventesimo secolo, quelle persone che non si conformavano ordinatamente alle norme sociali e sessuali, costruite intorno alle idee di comportamento “maschile” e “femminile”, spesso si definivano “Uraniani”. Il giornale Urania era quindi una sorta di catalogo di episodi incentrati su problematiche di genere e lotta femminista. Una raccolta di ritagli di articoli da giornali da tutto il mondo, pubblicati in quasi totale assenza di commento editoriale e analitico e distribuita privatamente ad un ampio network di amici e sostenitori. I commenti erano spesso non firmati o pubblicati sotto uno pseudonimo collettivo utilizzato da più autori. Tutto questo rese Urania un’istituzione che si costituiva attraverso la voce di una soggettività collettiva.

In una serie di poster, stendardi e un’opera sonora che trasmette la propria voce, Olivia Plender riedita frammenti, articoli, statements e l’indice di Urania (Star Dust Index) per costruire uno spazio testuale che invita i visitatori ad una lettura “pubblica”.

Il titolo della mostra è un estratto da una serie di esercizi vocali che l’artista ha praticato giornalmente per un anno per rieducare la propria voce dopo averla persa nel 2013 a causa di una malattia. Esercizi che è tornata a ripetere per realizzare il lavoro sonoro con l’aiuto di un trainer. Durante la riabilitazione, Plender iniziò a speculare sull’identità dell’autore anonimo di queste parole e frasi: forse un’assistente sociale impiegato dall’ospedale in cui Plender era in cura, i cui messaggi venivano così distribuiti clandestinamente attraverso i corpi di coloro che tentavano di ritrovare la propria voce. Nascosti tra i suoni assurdi e “senza senso”, ci sono esercizi che sembrano fare riferimento alla storia recente, come lo sciopero dei minatori inglesi negli anni ’80, e che sono dedicati alla militanza e all’atto del parlare stesso: al significato del “far rumore” collettivamente per essere ascoltati in pubblico.

Olivia Plender riflette sulla relazione tra ideologia e istituzioni, e sui modi in cui queste influenzino il corpo come luogo in cui il personale ed il politico coesistono. In questa mostra polifonica, attraverso cui molte voci possono essere ascoltate, rimane fedele alla dimensione educativa, formativa ed emancipatoria delle azioni di tutte coloro che si riunivano per “fare molto rumore”.

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Public Programme
Image: Daniel Salomon, The Politics of Fermentation, 2015

Spaces of Anticipation
Un Simposio
20 - 21 novembre 2015

KEYNOTE
20 Novembre, ore 19

Roberto Poli (Cattedra UNESCO sui Sistemi anticipanti, Università di Trento)
Stephen Wright (autore e ricercatore, Collège International de Philosophie, Parigi).

 

 

ROUNDTABLE
21 novembre, 10:30 – 13 / 15 – 18

Bar Project (collettivo curatoriale, Barcellona); Roberto Gigliotti (Professore UNIBZ, Bolzano); Emanuele Guidi (direttore artistico ar/ge kunst); Krüger & Pardeller (artisti, Vienna); Lorenzo Sandoval (artista e curatore, Berlino); Manuel Segade (curatore, Rotterdam).

 

 

PERFORMANCE
21 novembre, ore 18

The Politics of Fermentation
Daniel Salomon (artista, Berlino)
A cura di Emanuele Guidi e Lorenzo Sandoval

Anticipation
from past participle stem of anticipare: ante ‘before’ + capere
‘to take (care of) ahead of time’

Anticipate
‘1 Regard as probable; expect or predict.
1.1 Guess or be aware of (what will happen) and take action in order to be prepared.
1.2 Look forward to.
2 Act as a forerunner or precursor of.
2.1 Come or take place before (an event or process expected or scheduled for a later time’’

‘…If the last forty years have been marked by ‘posts’ (post-war, post-colonialism, postmodernism, post-communism), then today, at least, we seem to be in a period of anticipation – an era that museums of contemporary art can help us collectively to sense and understand..’

Il simposio in programma presso ar/ge kunst è la terza iterazione del progetto di ricerca Spaces of Anticipation curato da Lorenzo Sandoval ed Emanuele Guidi. Avviato nel maggio 2014 con un primo simposio tenutosi presso l’EACC di Castellón, il progetto è stato seguito dalla mostra-ricerca Making Room – Spaces of Anticipation aperta negli spazi di ar/ge kunst da giugno a luglio 2014.

L’anticipazione, intesa sia come ‘guardare avanti’ sia come ‘attendere con impazienza’, evoca aspettativa ed emozione nei confronti di cosa e di chi deve ancora arrivare. Suggerisce anche l’idea dell’agire nel presente in preparazione di potenziali incontri.
L’anticipazione sta oggi diventando un campo di studio, in cui le condizioni del presente vengono sottoposte a un’analisi continua allo scopo di rispondere a eventi, sviluppi e tendenze futuri. Nelle sue applicazioni nel design, nell’architettura, nel marketing e persino nella politica, il pubblico (sotto forma di utenti, partecipanti e consumatori) diventa oggetto degli studi anticipatori.

Partendo da queste considerazioni e implicazioni, il progetto Spaces of Anticipation considera questo concetto sfaccettato in relazione a istituzioni culturali e artistiche e propone diversi percorsi di ricerca per meglio definire i campi d’azione in cui le istituzioni operano e comunicano con le proprie comunità.
In questo contesto, la parola anticipazione opera come cardine linguistico e concettuale, un supporto da cui la ricerca si sviluppa e attorno a cui varie posizioni sono raccolte per discutere modelli, pratiche e atteggiamenti istituzionali.

Il simposio riunisce vari contributi: artisti, curatori e ricercatori che, nelle rispettive pratiche e indagini, ampliano la grammatica dell’exhibition making intrecciandola con altri formati di produzione e distribuzione di conoscenza (collettiva). Di conseguenza, l’attenzione a forme di oralità e “narratorship”, a pratiche di cura e ospitalità e alle politiche del tempo e display sono essenziali nel discutere le modalità di relazione e scambio che possono essere stabilite attraverso e internamente all’istituzione.

The Politics of Fermentation
Performance di Daniel Salomon

Il contributo di Daniel Salomon al simposio è una performance partecipativa in cui i sauerkraut (piatto tradizionale a base di cavoli fermentati) saranno preparati. Nelle parole dell’artista: “La fermentazione conserva gli alimenti, è salutare, consente di risparmiare energie e ha un gusto delizioso. Ma al di là di tutti questi benefici, il motivo per cui mi interessa la fermentazione è che la vedo come una fonte infinita di metafore che aprono nuove modalità di relazionarsi con il mondo. A livello microscopico, batteri e funghi interagiscono, co-evolvono, si scambiano DNA, competono, muoiono, si alimentano dei resti organici gli uni degli altri e così via, il tutto secondo le regole di un ambiente complesso. La fermentazione degli alimenti è quindi più una collaborazione con altre specie (batteri e funghi) che un processo su cui abbiamo pieno controllo. Applicando il concetto all’idea di anticipazione, vorrei proporre la realizzazione dei sauerkraut come paradigma rilevante di un approccio umile e pragmatico al modo in cui possiamo influenzare l’ambiente”.

Il simposio si svolge nel contesto della mostra di Ingrid Hora “der Grillentöter/ L’ammazzagrilli” e coincide con il finissage della stessa.

Il Symposium è realizzato con il gentile supporto di Acción Cultural Española (AC/E)

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Public Programme
Quote from a participant of The Walking Reading Group, London, 2014. Design: Ben Dunmore

The Walking Reading Group on Participation
21 ottobre 2015

Ore 18:30 – 20:30

 

Punto d’incontro:
ar/ge kunst
Via museo 29
39100 Bolzano

Per questa edizione, The Walking Reading Group esplora la struttura nella partecipazione – all’interno di un gruppo, di un tempo o di uno spazio – prendendo come base testi di Michael Ende, Jo Freeman e Thomas More (in allegato: TWRG).

The Walking Reading Group, un progetto fondato da Lydia Ashman, Ania Bas, Simone Mair nel 2013, è un progetto che facilita lo scambio di saperi in maniera intima e dinamica. Diversamente dal gruppo di lettura dove i partecipanti sono riuniti intorno ad un tavolo, The Walking Reading Group invita a discutere dei testi durante una passeggiata. Il tavolo viene sostituito dalla strada e la voce dominante viene sostituita da una molteplicità di opinioni. I testi scelti, che variano per disciplina, tema e formato sono il nucleo della conversazione. Per partecipare è necessario inscriversi preferibilmente entro il 18.10.2015 all’indirizzo info@argekunst.it.

Il progetto avrà luogo parallelamente in tre città diverse ed è realizzato grazie al supporto di Histeria Kolektiboa, Isabel Verdet Peris, Zaramari (Bilbao), the Feminist Library (London) e ar/ge kunst (Bolzano). Con il sostegno di Eremuak, Bilbao.

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Public Programme
What It Means To Win, Poster, Brave New Alps and Paolo Plotegher, photo by aneres

Che significa vincere
10 Ottobre 2015

Workshop III

 

Un workshop con Brave New Alps, Paolo Plotegher e Simone Mair.

Vi invitiamo al terzo e ultimo incontro di Che cosa significa vincere. Dopo aver sperimentato con confini, conflitti e potenzialità dei territori e delle istituzioni della cultura contemporanea, ripartiamo aprendo la riflessione alle possibilità di interconnessione e interdipendenza tra l’umano e il “più che umano” offerte da recenti prospettive ecologiche.

L’incontro avrà luogo sabato 10 ottobre dalle ore 11 alle ore 17 e inizierà con una camminata che a partire da ar/ge kunst si addentrerà nella città per discutere un testo su ecologia / economia qui allegato e altri estratti su “pratiche oltre l’umano”.
A seguire tecniche di teatro dell’oppresso di Augusto Boal saranno utilizzate per ripensare, attraverso questa prospettiva allargata, all’interconnessione tra umano e non umano, urgenze e problematiche del qui e ora.
La rilettura di queste urgenze sarà poi accompagnata fuori dall’istituzione con un intervento negli spazi della città.

“Vincere” potrà forse significare lo sviluppo di una pratica di collaborazione e interdipendenza tra l’umano e il “più che umano”?

Un caro saluto,
Paolo Plotegher, Brave New Alps, Simone Mair

Per partecipare al workshop è necessario iscriversi preferibilmente entro il 06.10.2015 all’indirizzo info@argekunst.it

NB: Il testo in allegato è in inglese, durante la camminata saranno usati estratti tradotti in italiano e tedesco.

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News

Oliver Laric premiato con il Paul Flora Price 2015


ar/ge kunst é lieta di annunciare che l’artista Oliver Laric é stato insignito con il Paul Flora Preis 2015 dalla Provincia del Tirolo e dalla Provincia Autonoma di Bolzano, Alto Adige.

ar/ge kunst ha presentato la prima mostra personale in Italia di Oliver Laric tra il 28 Novembre 2014 ed il 24 Gennaio 2015. La mostra è stata co-prodotta in collaborazione con il New Museum di New York.

Maggiori informazioni a questo link http://www.provinz.bz.it/kulturabteilung/kultur/3903.asp

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News

“Die Umbequeme Wissenschaft / The Uncomfortable Science” presentata al Museum BPS22, Charleroi


Siamo felici di annunciare la presentazione del progetto La scienza scomoda / The Uncomfortable Science di Gareth Kennedy presso il Museo BPS22 di Charleroi, come parte della mostra The World Upside Down.

La scienza scomoda / The Uncomfortable Science è stata prodotta da ar/ge kunst e presentata a Bolzano a Settembre-Novembre 2014.
Design della Stube di Harry Thaler
In collaborazione con Kofler Deplau.

Inaugurazione: 25.09.2015
The World Upside Down
26.09.2015 – 31.01.2016

Maggiori informazioni a questo link http://www.bps22.be/en/Exhibitions/The-Worlds-Turned-Upside-Down

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Mostre
grillentöter cicrcle

You play this game, which is said to hail from China.
And I tell you that what Paris needs right now is to welcome that which comes from far away.
(Der Grillentöter / L’Ammazzagrilli)
11 Settembre – 21 Novembre 2015

INGRID HORA

 

Coreografie di Claudio Tomasi

 

INAUGURAZIONE
11 Settembre, ore 19

 

Performance alle ore 19 puntuali.

 

A cura di Emanuele Guidi

Ingrid Hora, Der Grillentöter, exhibition view, 2015, photo by aneres

Ingrid Hora, Der Grillentöter, exhibition view, 2015, photo by aneres

Ingrid Hora, Der Grillentöter, exhibition view, 2015, photo by aneres

Ingrid Hora, Der Grillentöter, exhibition view, 2015, photo by aneres

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo - visualite

Ingrid Hora, Der Grillentöter, documentation of the performance, 2015, photo by Tiberio Sorvillo – visualite

Con il progetto di mostra dell’artista Ingrid Hora, ar/ge kunst prosegue la riflessione intorno ai suoi trent’anni di attività come Kunstverein di Bolzano e al significato del proprio nome (ar/ge kunst come Arbeitsgemeinschaft, comunità di lavoro).
You play this game, which is said to hail from China. And I tell you that what Paris needs right now is to welcome that which comes from far away. (Der Grillentöter / L’Ammazzagrilli) è la prima fase della ricerca che l’artista porta avanti con il nome di freizeyt e che prende in oggetto il “tempo libero” come concetto chiave attraverso cui osservare ed indagare forme di collaborazione e organizzazione che operano, e regolano, la società.

Sullo sfondo della progressiva scomparsa del confine tra il tempo libero ed il tempo del lavoro, operata nel semio-capitalismo, in questa mostra Ingrid Hora rintraccia una serie di riferimenti storici che rendono esplicito come il processo di gestione del tempo libero in termini “produttivi” sia una preoccupazione che emerge con la modernità. Hora osserva quelle istituzioni e forme associative che iniziano a diffondersi in Europa all’inizio del 19° secolo (e principalmente nel mondo Mitteleuropeo) e che gli stati moderni facilitavano per permettere alle persone di riunirsi al di fuori dell’orario di lavoro. Il Verein (quindi il Kunstverein), lo Schrebergarten, il Turnplatz entrano nella sfera d’interesse dell’artista per la loro capacità di sovrapporre la dimensione culturale e ludica con quella educativa, civica e politica.

Allo stesso tempo, Ingrid Hora s’interessa a un altro fenomeno minore che prende piede negli stessi anni in Europa: la diffusione del Tangram, una sorta di puzzle /passatempo importato dalla Cina che, a partire da sette elementi riuniti in una geometria base a forma quadrata, consiste nell’andare a comporre migliaia di altre possibili forme astratte o figurative. Il titolo della mostra cita una vignetta che appariva su una delle confezioni del gioco dell’epoca e che comunicava la necessità di accogliere prospettive diverse su come “passare il tempo”. Come una risposta a tale appello, Ingrid Hora fa convergere questi elementi, apparentemente distanti, e costruisce una propria grammatica in favore di una migrazione delle forme e delle prospettive.

Lo spazio ed il tempo della mostra sono articolati quindi attraverso sette sculture, traduzione di attrezzi ginnici e del Tangram stesso, che producono una sorta di palestra potenzialmente performabile e funzionale, dove sono presentati anche due video ed una performance realizzati in collaborazione con la coreografa Claudia Tomasi ed il coro maschile di Fiè allo Sciliar, un’associazione del Sudtirolo.
Se questo ambiente sembra favorire l’allenamento all’esercizio collettivo, simultaneamente implica quella logica “competitiva” che appartiene, parafrasando il sociologo tedesco Hartmut Rosa in Accelerazione e alienazione, principalmente allo sport e all’economia.

Dopo ar/ge kunst la mostra sarà presentata presso il DAZ – Deutsches Architektur Zentrum di Berlino (01.12.2015 – 14.02.2016).

Il progetto di ricerca Freizeyt è una collaborazione tra ar/ge kunst e DAZ.

Con il gentile sostegno di:

Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura

Regione Autonoma del Trentino Alto Adige,

Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Barth – building interior architecture

Un ringraziamento speciale:

Coro maschile di Fiè allo Sciliar
Ivo Barth

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News
Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

summer break


ar/ge kunst rimarrà chiuso dal 4 Agosto al 11 Settembre 2015.
Vi auguriamo una buona estate.
Ci vediamo a Settembre con:
Ingrid Hora
Ligna
Can Altay

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Public Programme

Il grande rifiuto
Ligna
23 Settembre 2015, ore 20:30

Performance
In collaborazione con Festival Transart

 

presso:
Ex-Electronia
Via Macello 38
39100 Bolzano

prenotazione obbligatoria
info@transart.it & 0471 673070

Il collettivo Ligna, fondato nel 1997 dagli artisti performativi e radio-attivisti Ole Frahm, Michael Hueners e Torsten Michaelson, con base in Germania, porta in scena una visione, una possibile Storia Europea che non ha mai avuto luogo.

Nell’agosto del 1914 era previsto un congresso della Seconda Internazionale Socialista a Vienna con l´obiettivo di reagire a un possibile inizio della Grande Guerra con uno sciopero generale, che avrebbe fatto auspicabilmente crollare le infrastrutture dei paesi coinvolti e impedito l’avvio del conflitto. Il congresso e lo sciopero non ebbero mai luogo. I discorsi e gli interventi dei partecipanti al congresso erano ormai scritti, le richieste di permesso formulate e inoltrate, ma la guerra ne anticipò e annullò l’attuarsi.

Nell’anno in cui ricorre il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, il grande rifiuto esplora le possibilità individuali e collettive di rifiuto attraverso il re-enactment di una storia che non ha mai avuto luogo e di cui non si conosce la fine. Il pubblico viene invitato a prendere parte ad una fiction storica: il congresso dell’Internazionale Socialista avrà luogo a Bolzano, aprendo un universo parallelo, nel quale si mette in discussione la guerra come destino ineluttabile. Ciascuno si confronterà con una serie di “esercizi di resistenza”, un training di pose e gesti di rifiuto individuali e collettivi.

Il “Grande rifiuto” è il risultato di una serie di residenze di ricerca a Bolzano, Bologna, Genova e Reggio Emilia avvenute ad aprile del 2015.

In lingua tedesca ed italiana.


coordinamento artistico e produzione:
Elena Basteri; Emanuele Guidi; Elisa Ricci
coordinamento amministrativo:
Verena Rastner (ar/ge kunst, Bolzano/Bozen)
traduzione: Elena Basteri, Elisa Ricci

partner coproduttori: ar/ge kunst Bolzano / Bozen, Festival Transart Bolzano / Bozen, Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza; On Bologna; Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse; Terni Festival Internazionale della creazione contemporanea

sostenuto da: Goethe – Institut Genua; Goethe – Institut Mailand, Nationales Performance Netz (NPN) International Guest Performance Fund for Dance.
Sostegno al programma di residenze: Goethe – Institut e.V.;

Tour:

Festival Santarcangelo dei Teatri, 10 Luglio 2015 (Prima Nazionale),

Festival Transart and ar/ge kunst, 23 Settembre 2015

Terni Festival Internazionale della creazione contemporanea, 21 Settembre

Teatro della Tosse, Genova, 26/27 Novembre 2015

http://ligna.blogspot.it/

Loghi Ligna

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Public Programme
Studio Practice: On the Act of Reading / Valentina Desideri

Studio Practice:
On the Act of Reading

Valentina Desideri
2-3-4 luglio 2015, ore 14 - 20

in collaborazione con la filosofa DENISE FERREIRA DA SILVA e le coreografe JENNIFER LACEY, CRISTINA RIZZO e MARA CASSIANI

Caro lettore,

Ti invitiamo ad unirti a
Studio Practice: On the Act of Reading. Lo studio sarà aperto dalle 14 alle 20 del 2, 3, 4 Luglio 2015. Potrai stare tutto il tempo che vorrai.

Valentina, Denise, Jennifer, Cristina e Mara si riuniranno in studio, e nello studio, per osservare da vicino l’atto del leggere.

Condividiamo diverse pratiche, tra esse la danza, pratiche di cura (reali e fittizie), filosofia, astrologia, scrittura e insegnamento. Consideriamo ognuna di queste pratiche un tipo di lettura. E soprattutto crediamo che l’atto della lettura sia sempre in corso. Leggiamo costantemente testi, immagini, situazioni, espressioni, corpi e spazio, e molto del nostro modo di capire si costruisce intorno a queste letture istantanee.
Ogni lettura produce un’immagine, immediatamente una composizione ed una rappresentazione di ciò che viene letto. Questa visione della lettura come produzione di immagini attinge dagli scritti di Walter Benjamin sulla lettura e l’immagine come forme di espressione che privilegiano l’intuizione a modi di conoscere ed esistere che si affidano alla riflessione, comprensione e riconoscimento.
Ti invitiamo ad entrare questo studio attraverso una metodologia volontariamente vaga che chiamiamo Studio Practice, che si riferisce sia alla pratica di essere in uno studio che in quella della studiare.
Se consideriamo lo studiare come qualcosa che facciamo con altri – modi di imparare che producono altri modi di convivenza e viceversa – allora lo studio non è solo un luogo in cui studiare ma anche un luogo che rende lo studiare possibile in virtù delle sue specifiche condizioni.
Il tipo di studio a cui ci rifacciamo è il dance studio (sala prove) dove molteplici proposte, parlate o semplicemente agite, si susseguono e viaggiano attraverso i corpi e dimensioni (fisica, intellettuale, emotiva, spirituale). Nello studio entriamo in una sequenza di azoni, silenzi, discussioni, tentativi, banalità, conflitti, entusiasmi. In altre parole: ci dedichiamo a uno specifico modo di “stare insieme” che è lo studio.
Assumendo che nessuno di noi sa cosa lo studio potrebbe significare per noi, ti invitiamo a visitarci in studio, a passare il tempo con noi leggendo, muovendosi, parlando, guardando, ascoltando, incontrandosi, annoiandosi, interessandosi o attivandosi, raccogliendo materiale sull’idea di lettura e seguendo tutte le possibili linee di ricerca che ne potrebbero emergere.

Sentiti libero di portare ‘cose’ che vorresti leggere: un libro, una lettera, un oggetto, un movimento, le tue mani…
Speriamo di vederti qui.

Valentina, Denise, Jennifer, Cristina e Mara

Studio Practice: On the Act of Reading è un evento di tre giorni organizzato da Valentina Desideri in collaborazione con Denise Ferreira de Silva, Jennifer Lacey, Cristina Rizzo and Mara Cassiani.

Studio Practice: On the Act of Reading ha luogo nel contesto della mostra Bassin ouvert della designer e artista francese Clémence Seilles (fino al 1 di Agosto 2015).

Co-prodotto con Bolzano Danza | Tanz Bozen.

Grazie a Museion per la partecipazione di Cristina Rizzo.

Studio Practice: On the Act of Reading e Bassin ouvert si inseriscono nell’ambito di PIANO, piattaforma preparata per l’arte contemporanea, Francia-Italia 2014-2016, concepita da d.c.a / association française de développement des centres d’art, in partnership con l’Institut français d’Italie, l’Ambasciata di Francia in Italia e l’Institut français, con il sostegno del Ministère des Affaires étrangères et du Développement international, del Ministère de la Culture et de la Communication e della Fondazione Nuovi Mecenati.

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Public Programme
engaged anthropology

Antropologia Applicata
24 giugno 2015, ore 18

Organizzato da EVAA – Associazione Antropologica Alto Adige nel contesto della mostra Bassin ouvert di Clémence Seilles

L’incontro tratterà le implicazioni pratiche e politiche dell’antropologia applicata.

Con: Dorothy Zinn – Professoressa presso la LUB (Libera Università di Bolzano), Elisabeth Tauber, ricercatrice presso la LUB e Monika Weissensteiner, volontaria per il monitoraggio profughi.

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Public Programme
Can Altay_Poster_2015

RADICAL HOSPITALITY
CAN ALTAY
26 Maggio - 14 Giugno 2015

Una collaborazione tra ar/ge kunst & Lungomare

L’artista turco Can Altay torna a Bolzano per il suo terzo soggiorno nel corso della residenza a lungo termine, per continuare il suo lavoro sui temi della città e in particolare sulla collina del Virgolo di Bolzano. Durante la sua permanenza sono in programma diverse azioni e interventi.

poster campaign
CERTE FORME DI RIVENDICAZIONE TERRITORIALE TRASFORMANO L’IMMAGINAZIONE SPAZIALE IN
(STUDIO VIRGOLO SECOND FRAGMENTS)

Periodo: 26 Maggio – 14 Giugno 2015
Luogo: Bolzano

Il progetto di Can Altay sul Virgolo continua con quella che lui stesso definisce una seconda serie di frammenti del progetto Studio Virgolo. L’articolo di giornale del 1948 sugli “uomini talpa” che, a ridosso della seconda guerra mondiale, abitarono il tunnel che attraversa
la montagna non ancora aperto al traffico viario, continua a stimolare l’immaginazione dell’artista.
“a chi è consentito appropriarsi dello spazio pubblico, chi è costretto ad abitare lo spazio delle infrastrutture? ABITANTI DEL TUNNEL NEGLI ANNI ’40. LA FUNICOLARE SI FERMA. FESTE AL VECCHIO CIRCOLO DEL TENNIS. CENTRI COMMERCIALI E PARCHI A TEMA. VIE DI FUGA E LUOGHI DI RIFUGIO.”
Altay occupa le superfici della comunicazione pubblicitaria della città di Bolzano con una serie di manifesti che tematizzano desideri disattesi e promesse non mantenute: poster per un turismo immaginario, una campagna informativa sui temi che verranno pubblicamente discussi a Lungomare durante la conversazione organizzata per il 12 di Giugno.
La ragione che spinge l’artista a dirigere l’attenzione del pubblico verso il monte Virgolo è dettata dal fatto che il caso esaminato è specifico per la realtà in cui si trova, ma al contempo fornisce parallelismi significativi con questioni analoghe che interessano la contemporaneità.

reading group

Ora 9 Giugno 2015, 18.00 – 20.00
Luogo: Parco della stazione, Bolzano (in caso di pioggia: Bar Jona)

Il geografo marxista David Harvey, nel terzo capitolo di Città Ribelli, legge i commons (beni comuni) urbani come il prodotto di relazioni sociali: le persone che vivono in una città producono commons continuamente. La gentrificazione è quel processo che capitalizza questa vitalità continuamente prodotta dalla città, un processo che spesso viene chiamato con l’eufemismo di “rigenerazione”. Harvey legge appunto la gentrificazione come una privatizzazione, per il profitto di pochi, della vitalità che una città e suoi abitanti creano, una privatizzazione spesso fomentata dalle stesse istituzioni pubbliche.
Il testo di Harvey può aiutarci a uscire dalla retorica che contrappone la “rigenerazione” al “degrado”: il cosiddetto disagio sociale è provocato infatti dagli stessi processi di rigenerazione. La lettura di questo testo ci permetterà di leggere l’attuale svendita a Bolzano di beni e terreni pubblici ai privati non come una mostruosità locale ma come una mostruosità globale.
Come descrivere la complessità delle trasformazioni urbane imposte dall’alto a Bolzano e quali sono le possibilità di rivendicare come un bene comune quelle forme di vita che come abitanti della città continuamente produciamo?

(Il testo può essere richiesto a Lungomare.)

conferenza
CONFLITTI SULL’IMMAGINARIO SPAZIALE (SVILUPPO PER IL VIRGOLO?)

Ora: 12 Giugno 2015, 19:00
Luogo: Lungomare, via Rafenstein 12, Bolzano

Con Stefano Novello, Michael Obrist, Huib Haye van der Werf

Per dare una risposta alle questioni che luoghi come il Virgolo – la montagna di Bolzano – sono in grado di generare dobbiamo prima prendere una posizione in riferimento a come ci immaginiamo il futuro delle nostre città. Queste visioni generalmente si basano su posizioni opposte: un approccio conservativo volto a mantenere immutati lo spazio e le strutture e uno neo-liberale che promuove la privatizzazione e la commercializzazione degli spazi urbani e semi-urbani. Senza lasciare spazio a compromessi, sembrano queste le due posizioni che si fronteggiano oggi nel dibattito sullo sviluppo della città di Bolzano.
Lungomare e ar/ge kunst organizzano un evento che, partendo dal caso del Virgolo, vuole aprire uno spazio di discussione su approcci e proposte concrete relative alla riqualificazione di questo monte bolzanino.
Senza basare il dialogo su una delle due posizioni descritte, ci mettiamo alla ricerca di nuove possibilità di utilizzo dello spazio urbano. Facendo questo vogliamo andare oltre la specificità del Virgolo e concentrarci, invece, sul suo significato in generale e in particolare per lo sviluppo futuro delle infrastrutture e dei luoghi nelle immediate vicinanze.
Prima di aprire il dialogo al pubblico, gli ospiti invitati Stefano Novello (Architetto, Bolzano), Michael Obrist/Feld72 (Architetto, Vienna) und Huib Haye van der Werf (Direttore Artistico Multiform Institute for Fine Art, Design and Reflection, Maastricht) presenteranno proposte e prospettive per il Virgolo e reagiranno agli input mettendoli in discussione. La tavola rotonda sarà moderata dall’artista Can Altay e dal team di curatori delle due istituzioni.

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Mostre

Bassin ouvert
Clémence Seilles
16 Maggio – 1 Agosto 2015

Inaugurazione
15 Maggio 2015, ore 19

 

a cura di Emanuele Guidi

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Clemence Seilles - argekunst web 05

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

Bassin ouvert, Clémence Seilles, Installation view, photo by aneres

ar/ge kunst è lieta di annunciare la prima mostra italiana dell’artista e designer francese Clemence Seilles (1984, vive e lavora tra Parigi ed Amsterdam).
Con questo progetto continua la presentazione di artisti che sono stati invitati ad operare nel corso del trentesimo anniversario di ar/ge kunst per riflettere sul modello istituzionale ed associativo di Kunstverein e sulla dimensione collettiva suggerita dal nome “ar/ge”.

A partire dalla propria formazione e pratica nel campo del design, Clemence Seilles porta avanti una ricerca sui dispositivi, i materiali e i “meccanismi espositivi” che costituiscono l’apparato-mostra come spazio di presentazione, comunicazione e legittimazione. Dopo essersi confrontata con la dimensione scultorea di piedistalli e sedute come elementi di supporto che compongono il display, l’artista si concentra nella costruzione di scenari che facilitano situazioni collettive performative e produttive riflettendo sul rituale dell’incontro e dell’evento – dalla progettazione di salons con mobili e accessori, fino allo studio di registrazione per musicisti indipendenti completi di strumenti riprogettati da Seilles stessa.

Con Bassin ouvert, Clemence Seilles realizza negli spazi di ar/ge kunst un intervento che espande le premesse di questa ricerca. Il bassin è, infatti, una vasca d’acqua artificiale presente nelle corti e giardini pubblici e privati in uso principalmente nei paesi mediterranei. Un elemento architettonico questa volta “aperto” nelle funzioni, come indica il titolo, – puro ornamento, fonte e risorsa d’acqua, luogo per la cura e il benessere del corpo – ma che attraverso la presenza dell’acqua ha la finalità ultima di produrre un ambiente aggregante, ibrido e (ri)generativo.
L’“oggetto” propone quindi una funzione, e un funzionamento, differente dell’istituzione. Muovendosi tra la dimensione della scenografia e quella del supporto “fluido”, il bassin accoglie e si adatta nel corso della mostra a varie forme di incontro: da artisti e musicisti a studenti, coreografi, che di volta in volta ne riscrivono le possibilità d’uso.

Bassin ouvert vede il contributo degli artisti Deborah Bowman, Laure Jaffuel, Theo Demans.

Per l’inaugurazione gli artisti Estrid Lutz, Emile Mold and Theo Demans sono stati invitati da Clémence Seilles a realizzare la performance An Extra Collision (15 Maggio, ore 20).

SAVE THE DATE

Nel contesto della mostra, Il 2, 3 e 4 di Luglio, la coreografa e artista Valentina Desideri, svilupperà il progetto Studio Practice: On the Act of Reading, in collaborazione con la filosofa Denise Ferreira da Silva e le coreografe Jennifer Lacey, Cristina Rizzo e Mara Cassiani.


Il progetto Bassin ouvert si inserisce nell’ambito di PIANO, piattaforma preparata per l’arte contemporanea, Francia-Italia 2014-2016, concepita da d.c.a / association française de développement des centres d’art, in partnership con l’Institut français d’Italie, l’Ambasciata di Francia in Italia e l’Institut français, con il sostegno del Ministère des Affaires étrangères et du Développement international, del Ministère de la Culture et de la Communication e della Fondazione Nuovi Mecenati.

Studio Practice: On the Act of Reading è realizzato in co-produzione con il Festival Bolzano Danza | Tanz Bozen.

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Nuovi Menenati, nouveaux mécènes – Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea.
Bolzano Danza | Tanz Bozen

Un ringraziamento speciale a: Triangle, Marseilles

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Public Programme

ETHNO CAFÉ
RITI DI FERTILITÀ GIOVANI E IDENTITÀ IN SÜDTIROLO: Il caso studio dello Stelvio in Val Venosta
29 Aprile 2015, ore 18

Organizzato da EVAA – Associazione Antropologica Alto Adige,
nel contesto della serie La Mia Scuola di Architettura 

La Dott.ssa Marta Villa, attuale Docente, Assistente cattedra di Antropologia Culturale – Università degli Studi di Trento, presenterà la sua ricerca sull’identità e riconoscimento attraverso i culti della fertilità e il paesaggio agricolo.

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Public Programme
Spatial Dispositions, Cover, 2015

Book Launch
Spatial Dispositions
Aldo Giannotti
28 Aprile 2015, ore 19:30

ar/ge kunst è lieta di annunciare il lancio del libro Spatial Dispositions di Aldo Giannotti, pubblicato da Verlag für Moderne Kunst. 
Il libro d’artista, realizzato parallelamente alla mostra dallo stesso nome, è il risultato della ricerca di Aldo Giannotti su ar/ge kunst.

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Public Programme
Can Altay, Such Claims on Territory, Installation view photo by Lungomare Bolzano/Bozen

Reading Group
27 Aprile 2015, ore 18 - 20

Luogo: Giardino dei Cappuccini, Bolzano
Nell’ambito di

RADICAL HOSPITALITY: SUCH CLAIMS ON TERRITORY,

Can Altay

 

Una collaborazione tra ar/ge kunst & Lungomare

 

Partendo dalle riflessioni fatte assieme a Can Altay, artista in residenza a ar/ge kunst e Lungomare nel 2014-16, vi invitiamo alla prima di una serie di letture e discussioni pubbliche itineranti nella città, su temi quali: “micro gesti di rivendicazione territoriale; conflitti sull’immaginazione degli spazi, politiche urbane neoliberali e resistenze contro-egemoniche, tempi (passato, presente, futuro) inscindibili tra loro e dallo spazio”.

Per il primo incontro leggeremo il primo capitolo di “Mille Piani” di Deleuze e Guattari, dedicato al “rizoma”, scaricabile da questo sito.

Partiamo con un testo impegnativo (i testi che seguiranno saranno di più agevole lettura): lo scopo non è quello di sviscerarne il significato quanto di utilizzare questo testo come uno strumento per rileggere la realtà cittadina allontanandoci da logiche di opposizione binarie e “arborescenti” per tentare un approccio “rizomatico”, aperto cioè a una complessità che vada oltre categorie precostituite.
A questo scopo invitiamo ognuno a portare all’incontro uno o più oggetti che possano servire a raccontare quella che viene sentita come un’urgenza rispetto alla vita nella città.
Il testo è denso e lungo, consigliamo di leggere sopratutto le pagine da 45 a 47 che parlano della differenza tra mappare e ricalcare, tra cartografia e decalcomania. Questo ci sarà utile per provare a rileggere la città, e sopratutto i quartieri attorno alla stazione, utilizzando gli oggetti a disposizione e attraverso possibili derive.

L’incontro si terrà lunedì prossimo, 27 Aprile al Giardino dei Cappuccini dalle 18.00 alle 20.00 (“si parte sempre dal mezzo” dicono Deleuze e Guattari).
In caso di maltempo ci incontriamo davanti al teatro.

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Public Programme
What It Means To Win, Poster, Brave New Alps and Paolo Plotegher, photo by aneres

Che significa vincere
11 Aprile 2015

Workshop II

 

con Brave New Alps, Paolo Plotegher e Michael Schlauch

 

 

… un gioco, una competizione, la formulazione di una strategia, … ma con chi è che si lotta, per cosa e perché si lotta e in quale contesto ci si batte?

Riprendendo il filo – anche con persone nuove – di un workshop tenutosi ad ar/ge kunst a luglio 2014, durante il pomeriggio dell’11 di Aprile esploreremo, attraverso scenari più o meno fittizi, il dentro e il fuori delle istituzioni culturali, e le economie e le relazioni che possiamo costruire per sostenere le nostre vite e le attività che ci appassionano. Ci immergeremo in un gioco di ruolo per sviluppare delle strategie di azione utilizzando un metodo ispirato ai principi della permacultura.

Per partecipare al workshop è necessario iscriversi all’indirizzo info@argekunst.it

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Public Programme
Collective Curating from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015

Collective Curating
dalla serie Disposizioni Spaziali
Aldo Giannotti
26 Marzo 2015

Orari dell’evento:
11:00-13:00 / 15:00-19:00

‘Things the audience would like to present in the exhibition space are drawn by the artist’ / “Cose che l’audience vorrebbe presentare nello spazio della mostra, saranno disegnate dall’artista” è la dichiarazione che accompagna il disegno Collective Curating, uno dei numerosi progetti che compongono la mostra Spatial Dispositions di Aldo Giannotti e che sono attivati secondo temporalità differenti.

L’artista sarà ad ar/ge kunst il 26 Marzo durante tutta la giornata, per incontrare tutti coloro che – come il testo dichiara – vorrebbero presentare una “cosa” negli spazi della mostra. Con questa attivazione, Giannotti esplora l’idea stessa di mostra come possibile teatro di “cose” che si accumulano progressivamente nello spazio attraverso l’atto del racconto.

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Mostre
Aldo Giannotti, Spatial Dispositions, 2014

Disposizioni Spaziali
Aldo Giannotti
07 Febbraio - 30 Aprile 2015

Inaugurazione: 7 Febbraio, 0re 19

 

“disposition: 1) a person’s inherent qualities of mind and character; an inclination or tendency to  behave in a particular way; 2) the way in which something is placed or arranged; […].”

A Space Containing Itself,  from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

A Space Containing Itself, from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres


A Space Containing Itself,  from the Spatial Dispositions Series, Installation View, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

A Space Containing Itself, from the Spatial Dispositions Series, Installation View, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres

Spatial Dispositions, Aldo Giannotti, Installation View, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

Spatial Dispositions, Aldo Giannotti, Installation View, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres

Tracing Categories,  from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

Tracing Categories, from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres


Tracing Categories from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

Tracing Categories from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres

Tracing Categories from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo Aldo Giannotti

Tracing Categories from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo Aldo Giannotti

Arbeitsgemeinschaft - The Changing Space,  from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

Arbeitsgemeinschaft – The Changing Space, from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres

Promotion Loop,  from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

Promotion Loop, from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres

Collective Curating from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015

Collective Curating from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015

The History of Management,  from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

The History of Management, from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres

The Budget,  from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

The Budget, from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres


Spatial Dispositions, Installation View, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

Spatial Dispositions, Installation View, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres

Spatial Dispositions, Installation View, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015 photo aneres

Spatial Dispositions, Installation View, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015
photo aneres

Nel 2015 ar/ge kunst celebra i 30 anni dalla sua fondazione (1985). In occasione di quest’anniversario l’intera programmazione sarà rivolta a riflettere criticamente sulla sua storia e sul modello istituzionale di Kunstverein che la caratterizza sin dal principio.
Attraverso la pratica degli artisti invitati, la mostra come modalità di ricerca, produzione, collaborazione e restituzione, rimarrà al centro dell’indagine di ar/ge kunst; uno spazio ed un tempo pensato per ospitare, in stretta relazione di reciprocità ed influenza, un programma pubblico composto da formati discorsivi, laboratoriali e performativi.

Il primo progetto di mostra del 2015 Spatial Dispositions dell’artista italiano Aldo Giannotti (1977, vive e lavora a Vienna), opera come introduzione all’intero anniversario e presenta un’indagine progressiva su ar/ge kunst stessa.
A partire dall’osservazione dello spazio planimetrico e architettonico, l’artista estende la ricerca verso quell’ampio campo di relazioni che definiscono il luogo-istituzione e costantemente lo modellano. La storia, i flussi delle economie, la mission e le ambizioni di ar/ge kunst, le responsabilità verso i soci-membri ed il pubblico, i rapporti con il contesto culturale e politico in cui essa opera, sono tradotte in progetti installativi e performativi potenzialmente attivabili.

Presentata come serie “programmatica” d’idee in forma di disegno, l’intervento di Giannotti produce quindi una cartografia che cresce nel tempo attraverso le ricerche ed il dialogo con chi partecipa, e ha partecipato, alla costruzione di ar/ge kunst stessa, che sia esso il team, gli artisti, i membri del Kunstverein o il pubblico.
Il disegno, che l’artista utilizza da sempre come strumento progettuale nel suo lavoro, diventa, in quest’occasione, il medium che permette di liberare una pratica immaginativa ed anticipatrice che accumula nello stesso spazio un indeterminato numero di possibili interventi e “mostre”. Idee che operano come commento, critica e contributo su cui la rappresentazione dello spazio è costantemente riconfigurata.
Spatial Dispositions offre quindi una metodologia che studia l’istituzione come sistema leggibile e trasformabile attraverso il rapporto tra “disposizione”, come qualità o tendenza di soggetto verso un determinato comportamento, e “disposizione”, come possibilità di organizzazione, distribuzione e allestimento di uno luogo.

In questo senso, quelle che potrebbero essere definite le “affordances” (proprietà inerenti alla forma e design di un ambiente che comunicano le possibilità d’uso di esso) dell’istituzione, sono portate da Giannotti oltre la loro immediata percezione. ar/ge kunst diventa quindi un oggetto/soggetto che ambisce a “performare” una molteplicità di ruoli e funzioni che rispondano ai contesti con cui entra, o potrebbe entrare, in relazione.

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Public Programme
Andreas Pichler, My 3 Peaks, video still, 2005

Come primo amore
Andreas Pichler
27 Genniao, ore 19

La Mia Scuola di Architettura*

 

La programmazione di ar/ge kunst del 2015 apre con una presentazione di Andreas Pichler.
Il regista introdurrà la propria pratica con attenzione al ruolo che il paesaggio ha esercitato nella sua produzione, in particolare quello del Sudtirolo. Nella sua “lezione” Pichler combinerà estratti filmici e racconto per riflettere sulla relazione luogo – comunità – narrazione che attraversa il suo lavoro.

Andreas Pichler (1967, Bolzano) è regista e autore di numerosi documentari in Italia, Germania, Austria e Francia, co-prodotti, tra gli altri da ARTE, RAI Cinema, ZDF, ORF. Tra le sue più recenti produzioni: Europe for sale (2014), Die Akte Pasolini (2013), Das Venedig Prinzip (2012) premiato come miglior documentario al London Open City Festival e al Cinemaambiente Torino.

* La Mia Scuola di Architettura prende il titolo dalla serie fotografica dell’artista ed “anarchitetto” Gianni Pettena in cui è rappresentato il paesaggio delle Dolomiti che circonda Bolzano. Si tratta di una serie di presentazioni pubbliche irregolari che intende indagare l’idea di paesaggio e l’influenza che esso può avere sulla formazione di un individuo, come artista e cittadino, e quindi sulla costruzione di un’intera comunità.
Allo stesso tempo, in linea con il messaggio di Pettena stesso, La Mia Scuola di Architettura intende portare avanti una riflessione sui possibili formati di produzione e trasmissione di conoscenza, così da espandere l’idea stessa di educazione e scuola.

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Mostre
Oliver Laric, “Untitled”, video 4k, 2014

OLIVER LARIC
28 Novembre 2014 - 24 Gennaio 2015

Inaugurazione
28 Novembre 2014 ore 19

 

Con un contributo scritto di Rosi Braidotti

 

Alterità in metamorfosi e soggettività nomadi

 

A cura di Emanuele Guidi

Oliver Laric, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, The Hunter and his Dog, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, The Hunter and his Dog, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, The Hunter and his Dog, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, The Hunter and his Dog, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, The Hunter and his Dog, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, The Hunter and his Dog, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, 2014, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric  2014  4K video, colour, sound  5 min 20 sec  Edition of 5 + 2 AP

Oliver Laric
2014
4K video, colour, sound
5 min 20 sec
Edition of 5 + 2 AP

Oliver Laric  2014  4K video, colour, sound  5 min 20 sec  Edition of 5 + 2 AP

Oliver Laric
2014
4K video, colour, sound
5 min 20 sec
Edition of 5 + 2 AP

Oliver Laric  2014  4K video, colour, sound  5 min 20 sec  Edition of 5 + 2 AP

Oliver Laric
2014
4K video, colour, sound
5 min 20 sec
Edition of 5 + 2 AP

Oliver Laric, Installation view, photo by aneres, 2014

Oliver Laric, Installation view, photo by aneres, 2014

ar/ge kunst Galerie Museum è lieta di annunciare l’apertura della prima mostra personale istituzionale in Italia dell’artista Oliver Laric (Innsbruck, 1981).

La ricerca dell’artista si muove da sempre nel campo esteso della cultura visiva e della sua complessa relazione con Internet; una ricerca che Laric porta avanti indagando principalmente gli effetti della distribuzione sul campo della produzione.
Operando principalmente attraverso i linguaggi del video e della scultura, la sua pratica pone questioni su come le immagini siano prese, interpretate, tradotte e rimesse in circolazione in molte possibili “versioni” e iterazioni.
L’interesse per immagini iconiche, di cui Laric si appropria indistintamente dalla cultura contemporanea o da passati mitologici, deriva dalla sua attenzione per il modo in cui il loro valore (e potere) è creato e oscilla; un valore che non è più determinato dalla loro unicità o veridicità ma dalle dinamiche collettive, spesso anonime, che, attraverso la circolazione, le trasformano in icone stesse.

Per la sua mostra ad ar/ge kunst la ricerca di Oliver Laric si sviluppa in due direzioni complementari che guardano all’antropomorfismo, shape shifiting (mutaforma) e processi di ibridazione, come possibilità per esplorare la relazione di reciprocità e continuità tra la figura umana e “altri” agenti, siano essi animali o cose. Un soggetto che attraversa religione, scienza, folklore, cultura e sotto-culture popolari.

Una nuova versione di Hunter and his Dog (2014) è presentata come sequenza di bassorilievi; tre copie della stessa scultura di John Gibson (1838), che Laric ha precedentemente scannerizzato in 3D e successivamente stampato a mano. La scelta di questo soggetto, una scena quotidiana in cui Gibson ha ritratto un giovane che trattiene il proprio cane al guinzaglio, è significativa esattamente per la tipologia di rappresentazione in cui la figura umana è posta in relazione dualistica con l’animale. Partendo dalla dettagliata scultura neoclassica in marmo di John Gibson, la tecnica ed il materiale scelti da Laric trasformano la relazione che esiste tra le due figure: il controllo dell’uomo sull’animale muta in una sorta di continuità tra i due corpi e le due soggettività.

Nel suo nuovo video l’artista si interroga ulteriormente su questo sistema dualistico (umano-animale, umano-oggetto, uomo-donna,…), esplorando la nozione di metamorfosi attraverso una selezione di scene da illustrazioni e animazioni dal diciannovesimo secolo ad oggi. Come per la scultura, l’artista ha scelto di non lavorare direttamente con il materiale originale, ma ha invece commissionato a tre illustratori di ri-disegnare frammenti e immagini che provengono da film di animazione americani, russi, giapponesi e altri paesi con questo tipo di tradizione. L’atto del ridisegnare permette di isolare il processo di shape-shifting e metamorfosi dal contesto originario così da visualizzare lo stato intermedio della trasformazione di un personaggio da una forma riconoscibile ad un’altra, uno stato che esiste a metà tra stati classificabili. Oliver Laric perpetua attivamente questo continuo stato “in divenire” come condizione desiderabile che produce un’intera gamma di soggetti ibridi che si muovono liberamente attraverso categorie di genere e identità.

In coproduzione con
New Museum Triennial, New York
Tanya Leighton, Berlin

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura

Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
IFA – Institut für Auslandsbeziehungen e.V
Land Tirol – Abteilung Kultur
Bundesministerium für Bildung und Frauen, Vienna
Forum Austriaco di Cultura a Milano

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Public Programme
Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science) Installation design by Harry Thaler, Produced by Kofler and Deplau, San Felice / Val di Non © ar/ge kunst, Aneres 2014

Ethnocafé
La scienza scomoda
29 Ottobre 2014, ore 19

In collaborazione con
Associazione Antropologica Alto Adige (EVAA)

L’Associazione Antropologica Alto Adige (EVAA) organizza in collaborazione con ar/ge kunst un Ethnocafé dedicato alla mostra „La scienza scomoda“ dell’artista irlandese Gareth Kennedy.
L’Ethnocafé si terrà mercoledì, 29 ottobre 2014 alle ore 19 nell’ar/ge kunst (Via Museo 29, Bolzano). Josef Rainer (socio del direttivo di ar/ge kunst) introduce alla mostra. Emanuel Valentin (presidente EVAA) propone alcune riflessioni sull’eredità dell’antropologo sociale Bronislaw Malinowski ed il suo ruolo per l’antropologia di oggi. L’ingresso all’Ethnocafé é gratuito.

Die unbequeme Wissenschaft (La scienza scomoda) è il risultato della ricerca condotta dall’artista irlandese Gareth Kennedy, come parte del primo progetto di ricerca annuale ad ar/ge kunst. Invitato per l’interesse verso le espressioni della cultura popolare che caratterizza la sua opera, Kennedy ha svolto uno studio sulla sofferta storia del folclore e sull’antropologia visiva del Sud Tirolo.
Sviluppata nel corso di cinque residenze, tra il 2013 e il 2014, la ricerca di Kennedy lo ha portato sulle tracce della SS Ahnenerbe Kulturkommission (1), attiva nel Sud Tirolo dal 1939 al 1942. Nelle parole di Wolfram Sievers, capo dell’Ahnenerbe, funzione primaria dell’istituzione era: “raccogliere e conservare tutto il materiale e il patrimonio intellettuale… della popolazione di etnia tedesca” .
Con quella che si può definire la più approfondita indagine su lingua e folclore eseguita sul campo mai realizzata, la Kulturkommission documentò in modo esaustivo gli usi e costumi musicali, linguistici e folcloristici del popolo alpino. Si trattò di un’“operazione etnografica di salvataggio” eseguita a partire da un diktat politico, che consentiva di preservare la cultura della popolazione per renderla disponibile dopo il trasferimento nei Monti Tatra, in Borgogna o in Crimea.
Negli Ethnocafé dell’Associazione Antropologica Alto Adige EVAA si presentano e discutono temi legati all’etnologia, con l’obiettivo di far conoscere questa disciplina sul territorio altoatesino e di creare incontri informali per persone interessate all’antropologia.

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Public Programme
bir ihtimal with works by Nils Norman, Ceren Oykut, Sinek Sekiz, and the Park Collective. 2010. Photo: Laleper Aytek

OSPITALITÀ RADICALE

CAN ALTAY
ARTIST TALK

UN PROGETTO DI
AR/GE KUNST E LUNGOMARE
3 Ottobre 2014, ore 19

presso Lungomare
Rafensteinweg 12
39100 Bolzano

 

Can Altay

Can Altay

ar/ge kunst e Lungomare invitano Can Altay per un progetto di residenza comune che porterà l’artista turco a Bolzano nel 2014, 2015 e 2016 per una collaborazione a lungo termine con le due istituzioni ed il territorio. Il tema della residenza è “Ospitalità Radicale” e invita il residente a confrontarsi e interpretare in termini radicali le questioni legate all’ospitalità intesa come spazio relazionale e sociale, come condizione temporanea e come rapporto che definisce al suo interno dinamiche di potere.

Can Altay è un artista che vive a Istanbul. I suoi lavori si concentrano su funzioni, significato, organizzazione e riconfigurazione dello spazio pubblico. In particolare gli interventi di Altay forniscono una riflessione critica sui fenomeni urbani e sulla loro relazione con l’attività artistica. Mostre personali (selezione): Arcade, London (2013), Casco, Utrecht (2011), The Showroom, London (2010); mostre colletive (selezione): Walker Art Center (Minneapolis), VanAbbe Museum (Eindhoven), ZKM (Karlsruhe), Artist Space (New York); partecipazioni alle biennali di Istanbul, Havana, Busan, Gwangiu, Marrakech, Taipei.

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Public Programme
Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science), Stuben-Forum Installation design di Harry Thaler, produced by Tischlerei & Möbelhaus Kofler, photo argekunt ,2014

STUBEN-FORUM
DIE UNBEQUEME WISSENSCHAFT
(La scienza scomoda)
Sabato, 20 settembre, ore 15 – 18

Gareth Kennedy

 

Design dell’installazione di Harry Thaler
Produzione di Josef Rainer e Verena Rastner

A cura di Emanuele Guidi

 

 

(In lingua tedesca)

Oratori:

Georg Grote (University College Dublino)
Franz Haller, Antropologo visivo (Merano)
Thomas Nussbaumer (Università di Innsbruck)
Hannes Obermair (Archivio Storico, Bolzano)
Ina Tartler (Vereinigte Bühnen Bozen)
Elizabeth Thaler (Vereinigte Bühnen Bozen)

Moderazione di Hans Karl Peterlini (Giornalista e autore, Bolzano/Bozen)

Programma

15:00 Benvenuto
Emanuele Guidi (direttore artistico ar/ge kunst)

15:10 Prologo
Hans Karl Peterlini

15:25 Introduzione Maschere
Thomas Nussbaumer introduce Richard Wolfram e Alfred Quellmalz, membri della SS Commissione Culturale Ahnenerbe in Sud Tirolo (1939 – 1942)
Franz Haller introduce Arthur Scheler, fotografo nato a Merano.
Hannes Obermair introduce Bronislaw Malinowski, antropologo di fama mondiale che era solito andare in villeggiatura a Soprabolzano.

16:05 First Panel
Framing History (Inquadramento Storico)
con Georg Grote e Hannes Obermair

16.35 Second Panel
Folk Culture (Uses & Abuses)
(Cultura popolare (Usi & Abusi)
con Thomas Nussbaumer, Georg Grote e Franz Haller

17.05 Third Panel
Performing the Unstageable
(Mettere in scena l’inscenabile)
con Ina Tartler e Elizabeth Thaler

17.35 Epilogo e discussione con il pubblico

18.00 Termine dello Stuben-Forum

Biographies
Georg Grote è professore in Storia europea occidentale e Head of School presso l’University College di Dublino. I suoi interessi di ricerca coprono il nazionalismo storico e il regionalismo moderno; in particolare, ha pubblicato casi-studio sulla Germania, l’Irlanda e il Sud Tirolo. Georg Grote ha visitato continuamente il Sud Tirolo negli ultimi 35 anni e ha quindi esperito in prima persona i grandi cambiamenti che la regione ha attraversato. Se da un lato le storie locali e regionali del Sud Tirolo sono estremamente interessanti per sé, la sua Storia nel più ampio contesto degli sviluppi europei del ventesimo e ventunesimo secolo sono estremamente affascinanti. Con alle spalle una ricchezza di esperienze di insegnamento in tutta Europa e la sua base nell’università di Dublino, Georg Grote cerca di mettere in relazione il suo background di ricerca internazionale con eventi in Sud Tirolo e di presentarli in modi coinvolgenti.

Franz J. Haller è nato a Merano (Sud Tirolo) nel 1948. Ha studiato etnologia all’università di Vienna e antropolgia visiva all’università di Göttingen, con un area di ricerca nell’Africa centrale e settentrionale e i bassopiani delle Amazzoni. Ha co-fondato il Museo agricolo di Castel Fontana nel 1974. Dal 1976 al 1979 è stato professore di ricerca presso OAS (organizzazione degli stati americani) nell’Universito di Quito, Equador.
Haller ha prodotto più di 150 documentari sull’etnografia e la storia recente del Sud Tirolo per la televisione, scuole e musei. Nel 2012 ha fondato il portale www.tiroler.tv.

Thomas Nussbaumer è nato ad Hall nell Tirolo (Austria). Ha studiato musicologia e germanistica all’Università di Innsbruck, ottenendo il dottorato nel 1998. La sua dissertazione è stata pubblicata nel 2001 sotto il titolo di Alfred Quellmalz und seine Südtiroler Feldforschungen (1940–42): Eine Studie zur musikalischen Volkskunde unter dem Nationalsozialismus (Alfred Quellmalz e le sue ricerche di campo in Sud Tirolo (1940-1942): uno studio sulla musica ed il folklore sotto il Nazional Socialismo). Nel 2011 Nußbaumer ha completato la sua tesi di post-dottorato sulla musica folkloristica presso l’Università per la Musica e le Arti Performative in Vienna. Ha insegnato presso l’Innsbruck campus dell’Università Mozarteum di Salisburgo dal 1995, diventando Professore nel 2011. È capo del dipartimento per l’etnologia musicale all’interno del dipartimento di musicologia. La sua ricerca e pubblicazioni si concentrano sulla musica ed i costumi, carnevale, musica folkloristica e nazismo, tradizioni musicali folkloristiche alpine (in particolare dell’Austria occidentale e del Sud Tirolo), e sulla musica dell’antico ordine Amsih.

Hannes Obermair nato a Bolzano nel 1961. Da storico regionale si occupa soprattutto di tematiche di storia urbana e dello sviluppo della scritturalità in epoca medievale e di prima età moderna nell’area alpina centrale. La zona trentino-tirolese è da sempre caratterizzata da fenomeni di transizione e di acculturazione, ai quali cerca di dedicare le sue ricerche in chiave comparatistica. In tempi più recenti si é avvicinato anche a temi di storia contemporanea, con particolare riguardo alla fase fascista e nazista in regione e alla relativa storia della storiografia.

Hans Karl Peterlini nato a Bolzano nel 1961. Da giornalista regionale con una forte attenzione per le questioni di politica attuale e di storia contemporanea, con speciale riguardo per la lotta per l’autonomia dell’Alto Adige e i suoi passaggi anche violenti, negli ultimi anni ha cambiato area di lavoro, ma non area di interesse. Per il suo lavoro da ricercatore nell’educazione e nella formazione le domande sono rimaste le stesse: in quale modo individui e la collettività sviluppano la propria identità? Come possono imparare dal passato per il presente ed il futuro? Cosa impedisce i processi di apertura culturale e interculturale? Cosa li favorisce? Durante il prossimo anno di studio coprirá la cattedra per la Pedagogia Generale e Interculturale all’Università di Klagenfurt.

Ina Tartler è nata in Romania nel 1966 ed è emigrata in Gerania nel 1988. Ha studiato letteratura tedesca, studi teatrali e psicologia all’Università Ludwig-Maximilians di Monaco. Dal 2002 al 2008 è stata responsabile della drammaturgia al Teatro di Salisburgo, dal 2008 responsabile della drammaturgia presso i Vereinigte Bühnen Bozen.

Elisabeth Thaler è nata a Bolzano nel 1981. Ha studiato letteratura comparata e germanistica presso l’Università di Innsbruck. Nel 2006 stata drammaturga in residenza presso il Tiroler Landestheater, tra il 2006 ed il 2013 responsabile della drammaturgia presso i Vereinigte Bühnen Bozen, dove è tuttora drammaturga. Ha lavorato con Bettina Bruinier, Agnese Cornelio, Philipp Jescheck, Alexander Kratzer, Carina Riedl, Georg Schmiedleitner Katharina Schwarz.

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura
Regione Autonoma del Trentino Alto Adige,
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura
Culture Ireland / Cultúr Éireann
Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Kofler Falegnameria & Interior Design, S. Felice / Val di Non
Rothoblaas, Cortaccia
Deplau, S. Felice / Val di Non
Wolfstuben, Cermes
Österreichische Mediathek, Vienna
pur SÜDTIROL
Lichtstudio Eisenkeil
Dr. Schär, Postal

Un ringraziamento speciale:
Egetmann Verein Tramin/Termeno
Museo Provinciale degli usi e costumi a Teodone
Ofas Architekten, Bolzano
Musica Popolare, Archivio Fotografico Quellmalz (Area scuole di musica tedesche e ladine)

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Mostre
Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science), Installation design di Harry Thaler, produced by Tischlerei & Möbelhaus Kofler, photo aneres, 2014

Die unbequeme Wissenschaft
(La scienza scomoda)

Gareth Kennedy
20 Settembre - 15 Novembre 2014

Inaugurazione 19 Settembre 2014

 

“Stuben-Forum”: 20.09.2014, ore 15 – 18

 

Design dell’installazione di Harry Thaler

Produzione di Josef Rainer e Verena Rastner

 

A cura di Emanuele Guidi

 

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science) Installation design by Harry Thaler, Produced by Kofler and Deplau, San Felice / Val di Non © ar/ge kunst, Aneres 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science)
Installation design by Harry Thaler, Produced by Kofler and Deplau, San Felice / Val di Non
© ar/ge kunst, Aneres 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science) Installation design by Harry Thaler, Produced by Kofler and Deplau, San Felice / Val di Non © ar/ge kunst, Aneres 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science)
Installation design by Harry Thaler, Produced by Kofler and Deplau, San Felice / Val di Non
© ar/ge kunst, Aneres 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science) Installation design by Harry Thaler, Produced by Kofler and Deplau, San Felice / Val di Non © ar/ge kunst, Aneres 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science)
Installation design by Harry Thaler, Produced by Kofler and Deplau, San Felice / Val di Non
© ar/ge kunst, Aneres 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science) Masken, © ar/ge kunst, ANERES 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science)
Masken, © ar/ge kunst, ANERES 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science) Installation view   © ar/ge kunst, ANERES 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science)
Installation view
© ar/ge kunst, ANERES 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science) Installation view (Film from the Austrian Mediatech)  © ar/ge kunst, ANERES 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science)
Installation view (Film from the Austrian Mediatech)
© ar/ge kunst, ANERES 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science) Installation view © ar/ge kunst, ANERES 2014

Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science)
Installation view
© ar/ge kunst, ANERES 2014

Die unbequeme Wissenschaft (La scienza scomoda) è il risultato della ricerca condotta dall’artista irlandese Gareth Kennedy, come parte del primo progetto di ricerca annuale ad ar/ge kunst. Invitato per l’interesse verso le espressioni della cultura popolare che caratterizza la sua opera, Kennedy ha svolto uno studio sulla sofferta storia del folclore e sull’antropologia visiva del Sud Tirolo.

In quanto regione di lingua tedesca annessa all’Italia dopo la Prima guerra mondiale, il Sud Tirolo presenta una storia turbolenta dovuta all’impiego delle discipline scientifiche compromesse dall’ideologia; geografi italiani ed etnografi austriaci hanno infatti creato i loro miti sulle “vere origini” di questa popolazione e questi luoghi.

Sviluppata nel corso di cinque residenze, tra il 2013 e il 2014, la ricerca di Kennedy lo ha portato sulle tracce della SS Ahnenerbe Kulturkommission (1), attiva nel Sud Tirolo dal 1939 al 1942. Nelle parole di Wolfram Sievers, capo dell’Ahnenerbe, funzione primaria dell’istituzione era: “raccogliere e conservare tutto il materiale e il patrimonio intellettuale… della popolazione di etnia tedesca” . La missione fu condotta in contemporanea con la sistematica divisione della popolazione tra l’Italia fascista e il Terzo Reich. L’opzione (Option), accordo siglato nel 1939 tra le potenze dell’Asse, prevedeva infatti il trasferimento della popolazione di lingua tedesca (2). In rottura con l’ideologia nazional-socialista, alla popolazione di cultura ed etnia tedesca fu offerta la possibilità di scegliere tra blut oder boden (sangue o terra), ovvero la scelta tra emigrare nel Reich e conservare la cultura e l’identità germanica o essere italianizzata una volta per tutte.

Con quella che si può definire la più approfondita indagine su lingua e folclore eseguita sul campo mai realizzata, la Kulturkommission documentò in modo esaustivo gli usi e costumi musicali, linguistici e folcloristici del popolo alpino. Si trattò di un’“operazione etnografica di salvataggio” eseguita a partire da un diktat politico, che consentiva di preservare la cultura della popolazione per renderla disponibile dopo il trasferimento nei Monti Tatra, in Borgogna o in Crimea.

Dopo avere visitato ed eseguito ricerche negli archivi e nei musei di Bolzano, Innsbruck e Vienna, Kennedy ha messo insieme un cast di cinque personaggi collegati a questo scomodo episodio antropologico del Sud Tirolo. Cinque Maskenschnitzer (mascherai) della zona sono stati incaricati di scolpire ciascuno uno dei personaggi coinvolti nella storia: Richard Wolfram, capo della commissione, l’etnomusicologo Alfred Quellmalz, il fotografo Arthur Scheler e l’antropologo Bronislaw Malinowski, vacanziere abituale del Sud Tirolo e profondamente critico nei confronti degli studi antropologici di europei fatti su altri europei, da lui giudicati inquinati dall’ideologia. A completare la selezione, anche l’italiano Ettore Tolomei, geografo e irredentista fascista.

Nell’ambito della storia del teatro sudtirolese, Kennedy è interessato a quanto, all’interno di uno specifico contesto culturale, è rappresentabile e a ciò che resta invece tabù. Ad oggi, nessuno dei personaggi selezionati è stato messo in scena in Sud Tirolo.
Nello spazio di ar/ge kunst verrà mostrato un film in 16 mm dei Maskenschnitzer all’opera sulle maschere, a fianco delle maschere stesse. Inoltre, per la prima volta in Sud Tirolo, sarà presentata una selezione attentamente curata di materiali filmici e fotografici realizzati dalla Kulturkommission.

Le maschere diverranno oggetti scenici nel corso di una discussione aperta con una serie di ospiti appositamente invitati.
In collaborazione con il designer Harry Thaler, lo spazio espositivo sarà convertito in una “stube” (il centro della vita domestica tirolese e luogo deputato del teatro popolare) per ospitare questo momento pubblico.
Lo “Stuben-Forum” esplorerà tematiche quali l’invenzione della tradizione, la strumentalizzazione delle culture popolari, l’identità, il territorio e la rappresentazione.
Tra gli oratori invitati Thomas Nussbaumer (Università di Innsbruck), Georg Grote (University College Dublin); Franz Haller, antropologo visivo, Ina Tartler ed Elizabeth Thaler (Vereinigte Bühnen Bozen), Hannes Obermair (Bozen Stadtarchiv). L’intervento sarà moderato dal giornalista e scrittore Hans Karl Peterlini.

Gareth Kennedy è un artista irlandese. Ha al suo attivo commissioni di arte pubblica, mostre e collaborazioni. Assieme a Sarah Browne ha rappresentato l’Irlanda alla Biennale di Venezia del 2009, nella collaborazione Kennedy Brown.

Harry Thaler è un designer di Merano (I), dal 2008 di base a Londra. Thaler si è laureato al Royal College of Art in design del prodotto e ha vinto il Conran Award 2010 per la Pressed Chair.

(1) Istituzione storica, culturale e archeologica, del Terzo Reich
(2) Dow, James R. e Bockhorn, Olaf; The Study of European Ethnology in Austria; Ashgate; 2004

www.gkennedy.info
www.harrythaler.it
www.kennedybrowne.com

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura
Regione Autonoma del Trentino Alto Adige,
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura
Culture Ireland / Cultúr Éireann
Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Kofler Falegnameria & Interior Design, S. Felice / Val di Non
Rothoblaas, Cortaccia
Deplau, S. Felice / Val di Non
Wolfstuben, Cermes
Österreichische Mediathek, Vienna
pur SÜDTIROL
Lichtstudio Eisenkeil
Dr. Schär, Postal

Un ringraziamento speciale:
Egetmann Verein Tramin/Termeno
Museo Provinciale degli usi e costumi a Teodone
Ofas Architekten, Bolzano
Musica Popolare, Archivio Fotografico Quellmalz (Area scuole di musica tedesche e ladine)

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Public Programme

Che significa vincere
19 Luglio 2014, ore 15 - 19

Workshop

 

Brave New Alps & Paolo Plotegher

Nel contesto della mostra Making Room – Spaces of Anticipation, Brave New Alps & Paolo Plotegher raccontano la storia The Troubadour of Knowledge di Michel Serres che introduce un percorso di ricerca per e con ar/ge kunst.

A partire da questa storia, Brave New Alps & Paolo Plotegher hanno preparato un questionario a cui è possibile rispondere – nella lingua preferita – sia negli spazi di ar/ge kunst che online (DEUTSCH ; ITALIANO ; ENGLISH)

Le risposte al questionario serviranno come punto di partenza per il workshop che si terrà ad ar/ge kunst il 19 Luglio 2014 dalle 15 alle 19.
Il workshop ruoterà intorno al tema della produzione culturale, le ambizioni, i desideri e le economie che l’accompagnano. Le idee che emergeranno saranno raccolte in una piccola pubblicazione istantanea.

Per partecipare al workshop è necessario iscriversi all’indirizzo info@argekunst.it

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Mostre

Making Room – Spaces of Anticipation
14 Giugno – 02 Agosto 2014

Brave New Alps & Paolo Plotegher,
Janette Laverrière in collaborazione con
Nairy Baghramian, Alex Martinis Roe,
Marinella Senatore in collaborazione con Assemble,
Mierle Laderman Ukeles.

 

Inaugurazione: 13 Giugno 2014, ore 19

 

A cura di Emanuele Guidi e Lorenzo Sandoval

 

Making Room - Installation view, photo by aneres, 2014

Making Room – Installation view, photo by aneres, 2014

Janette Laverrière, Chapeau chinois, 2011. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière, Chapeau chinois, 2011. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière, Chapeau chinois, 2011. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière, Chapeau chinois, 2011. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière, Chapeau chinois, 2011. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière, Chapeau chinois, 2011. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Making Room - Installation view, photo by aneres, 2014

Making Room – Installation view, photo by aneres, 2014

Brave New Alps & Paolo Plotegher, What It Means to Win, 2014. Courtesy of the artist, photo by aneres

Brave New Alps & Paolo Plotegher, What It Means to Win, 2014. Courtesy of the artist, photo by aneres

Brave New Alps & Paolo Plotegher, What It Means to Win, 2014. Courtesy of the artist, photo by snares 2014

Brave New Alps & Paolo Plotegher, What It Means to Win, 2014. Courtesy of the artist, photo by snares 2014

Making-Room-18

Janette Laverrière in collaboration with Nairy Baghramian, installation view, 2014. Courtesy of the artists and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière in collaboration with Nairy Baghramian, installation view, 2014. Courtesy of the artists and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière, Bibliotheque vertical, 2008. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière, Bibliotheque vertical, 2008. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière in collaboration with Nairy Baghramian, installation view, 2014. Courtesy of the artists and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière in collaboration with Nairy Baghramian, installation view, 2014. Courtesy of the artists and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière, La Commune, homage à Louise Michel (2001) from Evocation series. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Janette Laverrière, La Commune, homage à Louise Michel (2001) from Evocation series. Courtesy of the artist and Silberkuppe Berlin, photo by aneres

Marinella Senatore in collaboration with Assemble, The School of Narrative Dance. Courtesy MOTInternational, London & Brussels and the artist, photo by aneres

Marinella Senatore in collaboration with Assemble, The School of Narrative Dance. Courtesy MOTInternational, London & Brussels and the artist, photo by aneres

Marinella Senatore in collaboration with Assemble, The School of Narrative Dance. Courtesy MOTInternational, London & Brussels and the artist, photo by aneres

Marinella Senatore in collaboration with Assemble, The School of Narrative Dance. Courtesy MOTInternational, London & Brussels and the artist, photo by aneres

Marinella Senatore in collaboration with Assemble, The School of Narrative Dance. Courtesy MOTInternational, London & Brussels and the artist, photo by aneres

Marinella Senatore in collaboration with Assemble, The School of Narrative Dance. Courtesy MOTInternational, London & Brussels and the artist, photo by aneres

Mierle Laderman Ukeles Manifesto for Maintenance Art, Proposal for an Exhibition Care, 1969, text pages (2) 19 x 13 inch mounted text panels. Courtesy of the artist and Ronald Feldman Fine Arts, New York, photo by aneres

Mierle Laderman Ukeles Manifesto for Maintenance Art, Proposal for an Exhibition Care, 1969, text pages (2) 19 x 13 inch mounted text panels. Courtesy of the artist and Ronald Feldman Fine Arts, New York, photo by aneres

Mierle Laderman Ukeles, Private Performances of Personal Maintenance as Art, 1970-1973, black and white photographs, (1) 8 x 10 inch photo (4) 10 x 8 inch photo. Courtesy of the artist and Ronald Feldman Fine Arts, New York, photo by aneres

Mierle Laderman Ukeles, Private Performances of Personal Maintenance as Art, 1970-1973, black and white photographs, (1) 8 x 10 inch photo (4) 10 x 8 inch photo. Courtesy of the artist and Ronald Feldman Fine Arts, New York, photo by aneres

Mierle Laderman Ukeles Manifesto for Maintenance Art, Proposal for an Exhibition Care, 1969, text pages (2) 19 x 13 inch mounted text panels. Courtesy of the artist and Ronald Feldman Fine Arts, New York, photo by aneres

Mierle Laderman Ukeles Manifesto for Maintenance Art, Proposal for an Exhibition Care, 1969, text pages (2) 19 x 13 inch mounted text panels. Courtesy of the artist and Ronald Feldman Fine Arts, New York, photo by aneres

Making Room è una mostra che apre un’indagine sull’idea di spazio attraverso pratiche artistiche, culturali e curatoriali che lo producono. Il progetto mette insieme opere e collaborazioni tra artisti, architetti e designers, da differenti generazioni e geografie, che evidenziano la corrispondenza e la mutua influenza tra pratiche sociali e gli ambienti che le ospitano.

Nei progetti presentati, l’azione di proporre allestimenti e configurazioni spaziali sembra svilupparsi in parallelo al desiderio di stabilire un legame tra esperienze passate e presenti; un legame che si realizza attraverso la collaborazione, il racconto o semplicemente ponendo domande. Pertanto, un ambiente domestico, un salon, una scuola, un dispositivo di display, un’associazione culturale o un’istituzione artistica, sono ancora modelli a cui guardare per favorire incontri e forme di utilizzo comune. In questo senso il concetto di “cura” è centrale per ripensare il modo in cui questi luoghi possono essere concepiti, esperiti e in seguito (collettivamente) mantenuti.

“Making room” diventa quindi un gesto di accoglienza verso altre pratiche e saperi, come forme generatrici di un cambiamento – un modo per “dare spazio” e “dedicare tempo” ad alleanze e conflitti, siano essi con partners, compagni di lavoro o membri del pubblico.

In questo contesto, il Manifesto For Maintenance Art 1969! dell’artista americana Mierle Laderman Ukeles (1939, Denver, Colorado, vive e lavora a New York), svela la complessa rete di relazioni che regola la vita di un’artista (come donna e madre) sia nella sfera privata (la casa) che in quella pubblica (lo spazio della mostra e l’istituzione d’arte). Proposal for an exhibition ‘Care’ rende quindi percettibili quelle attività e tempi invisibili che permettono di “mantenere” e supportare un ”luogo”. Il Maintenance Art Questionnaire che Ukeles ha redatto negli anni seguenti (1973 – 1976), deve essere inteso come un gesto affermativo per iniziare a condividere preoccupazioni, riflessioni e responsabilità con i membri del pubblico.

Una simile idea di cura ritorna anche in A story from Circolo della Rosa di Alex Martinis Roe (1982, Australia, vive e lavora a Berlino), come parte della sua ricerca sulla genealogia del femminismo. Il film racconta dell’incontro tra due donne, entrambe membri attivi del collettivo Libreria delle Donne di Milano, e delle loro ricerche sperimentali sulla pedagogia femminista alla fine degli anni 80. La storia, narrata in forma di lettera fiction, descrive la natura reciproca/complementare del loro rapporto basato sull’idea di affidamento. Una pratica socio-simbolica teorizzata ed esercitata da collettivo dela Libreria delle Donne di Milano.

Alex Martinis Roe, ‘A Story from Circolo della Rosa’, 2014 from ar/ge Kunst on Vimeo.

Il bisogno di accogliere e portare avanti storie altre è centrale anche nella collaborazione tra la designer svizzera, naturalizzata francese, Janette Laverrière (1909-2011) e l’artista Nairy Baghramian (1971, Iran, vive e lavora a Berlino) il cui incontro e inizio di collaborazione risale al 2008. I disegni, oggetti e accessori di Laverrière vengono presentati all’interno di uno spazio espositivo concepito da Baghramian che include un sistema di vetrine che ospitano i disegni e pareti verde acqua che richiamano il salotto di casa di Laverrière. La cura della composizione lascia emergere l’amicizia intergenerazionale tra le due donne (Laverrière parlava di loro come di “sorelle di spirito”) come anche l’intreccio tra la vita professionale, privata e politica di Laverrière. Insieme al lavoro di designer, essa fu membra del Partito Comunista (1948) e tra i fondatori del Fronte Nazionale per i Decoratori ed il Sindacato dei Decoratori (entrambi nati nel 1944) mentre, in un momento successivo della sua carriera, progettò oggetti, da lei stessa definiti “inutili”, nei quali il bisogno di raccontare una storia prevale sulla loro funzione. Significativo in questo senso è lo specchio La Commune, hommage à Louise Michel (2001), parte della serie Evocations, che evoca, appunto, la femminista anarchica francese Louise Michel e lo spazio che essa aveva contribuito a realizzare: la Comune parigina.

The School of Narrative Dance è il progetto iniziato da Marinella Senatore (1977, vive e lavora tra Berlino e Londra) nel 2013; un modello di scuola multidisciplinare, nomade e gratuita che, attraverso la pratica del racconto (verbale e non), fonda il processo educativo sull’emancipazione dello studente, l’inclusione e l’auto-apprendimento. Per Making Room, la Senatore e lo studio inglese di architetti Assemble propongono un display che raccoglie documenti e disegni preparatori. Questi riferimenti visivi e concettuali presentati su una sorta di tavolo di lavoro sottolineano il processo di “traduzione” effettuato per dare alla Scuola, per la prima volta, una reale dimensione spaziale e architettonica in occasione del Premio Maxxi di Roma a cui l’artista partecipa.

Guardando a queste pratiche i designers Brave New Alps & Paolo Plotegher (entrambi sudtirolesi) iniziano un processo di ricerca con ar/ge kunst per esplorare il potenziale del modello istituzionale della Kunstverein. Prendendo come punto di partenza la storia di Michel Serres,‘The Troubadour of Knowledge’ invitano i visitatori a rispondere a un questionario, per raccogliere esperienze che serviranno da base per un workshop futuro.

Making Room è parte della fase di ricerca per il progetto Spaces of Anticipation, sviluppato in collaborazione con Espai d`Art Contemporani de Castelló a Castellón de la Plana.

Un ringraziamento speciale a
Silberkuppe (Berlino) e Ronald Feldman Gallery (New York)

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Public Programme

The School of Narrative Dance
16 Luglio 2014, ore 19:30

Conversazione con
Marinella Senatore

Come parte della serie La Mia Scuola di Architettura*, l’artista Marinella Senatore presenta The School of Narrative Dance, realizzato in collaborazione con il collettivo di architetti inglesi Assemble.
The School of Narrative Dance è il progetto vincitore del Premio MAXXI 2014 ed è visibile presso ar/ge kunst Galerie Museum come parte della mostra Making Room – Spaces of Anticipation.

* La Mia Scuola di Architettura è una serie di presentazioni pubbliche irregolari che intende indagare l’idea di paesaggio e l’influenza che esso può avere sulla formazione di un individuo, come artista e cittadino, e quindi sulla costruzione di un’intera comunità.
Il formato prende il titolo dalla serie fotografica dell’artista ed “anarchitetto” Gianni Pettena in cui è rappresentato il paesaggio delle Dolomiti che circonda Bolzano.
La serie è stata inaugurata nel corso della mostra Prologue Part Two – La Mia Scuola di Architettura (15 Novembre 2013 – 11 Gennaio 2014) con una conversazione tra Gianni Pettena, Pierre Bal-Blanc (CAC Bretigny e Museion guest-curator) ed Emanuele Guidi (ar/ge kunst).

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Mostre
Invernomuto, I-Ration, installation view 1, 2014 photo Ivo Corrà

I-RATION
05 Aprile – 31 Maggio 2014

Invernomuto

 

Inaugurazione: Venerdì 4 Aprile 2014 ore 19

 

A cura di Emanuele Guidi

 

Invernomuto, I-Ration, installation view 2, 2014 photo Ivo Corrà

Invernomuto, I-Ration, installation view 2, 2014 photo Ivo Corrà

ar/ge kunst Galleria Museo è lieta di presentare la mostra I-Ration di Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi) che costituisce una nuova tappa del progetto Negus, iniziato nel 2011 .

Il titolo I-Ration è un termine anglo-giamaicano che significa “creazione” e associa ad essa uno stato estatico del soggetto che fa esperienza di questo momento.

Zion, Paesaggio, detail, 2014

Zion, Paesaggio, detail, 2014

A partire dall’appropriazione di questa espressione chiave del lessico Rastafariano e, quasi ad accogliere ed amplificare il fatto che “il popolo Rastafariano si riserva il diritto di pensare, conoscere, nominare, reinterpretare, e definire la loro ‘essenza ed esistenza’ in categorie non tradizionali ”, Invernomuto continua nella scrittura di una propria narrazione in cui sovrapposizioni e scivolamenti di porzioni di storia concatenano Etiopia, Giamaica ed Italia. Una narrazione che si sviluppa intorno alla figura del re etiope Haile Selassie I, al passato coloniale Italiano, e ha coinvolto personalità come Lee “Scratch” Perry (musicista seminale della tradizione reggae e dub).

Invernomuto, I-Ration, installation view 3, 2014 photo Ivo Corrà

Invernomuto, I-Ration, installation view 3, 2014 photo Ivo Corrà

La mostra articola una serie di nuove produzioni con interventi ripensati per questa occasione in modo da creare un discorso che attraversi le molteplici fasi del progetto Negus e ne indichi una possibile direzione di sviluppo.
L’interesse per la memoria e i processi di ibridazione è centrale in Zion, Paesaggio (2014): la riproduzione di un monumento a forma di scala che l’esercito italiano posizionò ad Addis Abeba di fronte alla residenza imperiale (oggi sede dell’Università) durante la campagna coloniale fascista. Dopo la sconfitta degli occupanti, i quattordici gradini che indicavano gli anni d’impero del regime, furono “ridotti” a piedistallo per ospitare la figura simbolo dell’Etiopia (il Leone di Giuda). Invernomuto sottolinea questo gesto di riappropriazione producendo un paesaggio in cui il tempo è la dimensione che regola ricordo e percezione dell’esotico.
MEDO SET (2014) è invece uno stendardo su cui è stato intagliato un testo che Lee Perry ha concepito durante il rituale/performance che Invernomuto ha messo in scena nel 2013 a Vernasca, guidato dallo stesso Perry.
L’intenzione di far convergere il potenziale apotropaico del rito con il valore simbolico del monumento, emerge in un unico ambiente immersivo in cui documenti, documentari e presenze scultoree sono coreografate asincronamente (Negus, 2011; I-Ration, 2014; Negus – Lion of Judah (excerpt), 2014).

Invernomuto, “Negus – Lion of Judah (excerpt)”, 2014 from ar/ge Kunst on Vimeo.

Invernomuto, I-Ration, Installation view 4, 2014 photo Ivo Corrà

Invernomuto, I-Ration, Installation view 4, 2014 photo Ivo Corrà

Invernomuto, I-Ration, installation view 5, 2014 photo Ivo Corrà

Invernomuto, I-Ration, installation view 5, 2014 photo Ivo Corrà

I-Ration, detail, 2014

I-Ration, detail, 2014

Babylon, Monumenti, 2014

Babylon, Monumenti, 2014

La presenza di simboli che provengono dal paesaggio visivo della storia etiope e hanno trovato una nuova lettura nel contesto sociale, politico e religioso del movimento rastafariano, attraversano tutte le opere in mostra per essere sovrapposti a gadget e materiali provenienti da archivi personali. In questo modo, copertine storiche del National Geographic, foulard di compagnie aeree e club turistici, entrano nello stesso campo semantico di cimeli che raccontano della campagna coloniale Italiana in Etiopia negli anni ’30 (stessi anni della fondazione del culto Rastafariano), della stella tridente (emblema di Haile Selassie I e icona della casa automobilistica Mercedes Benz), dell’effigie del Leone di Giuda (immagine dell’Etiopia e, conseguentemente del popolo Rastafariano). Un campo semantico che si espande e risuona nello spazio pubblico attraverso alcune di queste iconografie che celebrarono la politica coloniale del fascismo e, ad oggi, ancora presenti nella città di Bolzano.

Invernomuto, Movimenti Versus l'Altro, 2014 photo: Ivo Corrà

Invernomuto, Movimenti Versus l’Altro, 2014 photo: Ivo Corrà

Negus – Lion of Judah (video still), 2013

Negus – Lion of Judah (video still), 2013

Negus – Lion of Judah (video still), 2013

Negus – Lion of Judah (video still), 2013

Secondo l’accademica Carole Yawney: “[Il Rastafarianesimo è una] costellazione di simboli ambigui che oggi ha il potere di mettere a fuoco, e addirittura mediare, certe tensioni socio-culturali che si sono sviluppati su una scala globale.” Invernomuto sembra voler far propria questa definizione per assumerla a possibilità di sguardo: una modalità per tornare ad affrontare la retorica coloniale e riposizionarla all’interno di una complessa rete di movimenti che attraversano temporalità e geografie soltanto apparentemente distanti.
Biografia

Invernomuto è stato fondato nel 2003 da Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi.
Ponendo l’accento sul collasso e la commistione di linguaggi, l’operato di Invernomuto si concretizza in produzioni fuori formato come il progetto editoriale ffwd_mag. La loro ricerca che si espande nella produzione di video, nella progettazione di live-media performance e nella curatela di eventi e progetti speciali.
Tra le loro più recenti mostre personali: B.O.B. (Galleria Patricia Armocida, Milano, 2010), Dungeons and Dregs (Grimmuseum, Berlino, 2010) e Simone (Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara, 2011), Marselleria (Milano, Ottobre, 2014). Le loro recenti partecipazioni in mostre collettive e festival includono: Ars artists residence show (Fondazione Pomodoro, Milan) nel 2010; Terre Vulnerabili (Hangar Bicocca, Milano) nel 2010/2011; Nettie Horn Gallery (London), Istituto Italiano di Addis Abeba, Milano Film Festival nel 2013.
Nel 2013 sono stati finalisti del premio Furla (Bologna) e hanno vinto il premio MERU ART*SCIENCE per la produzione di The Celestial Path, presentato alla GAMeC di Bergamo.
Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi portano avanti anche pratiche individuali in campo musicale con i rispettivi progetti Palm Wine e Dracula Lewis. Vivono e lavorano a Milano.
www.invernomuto.info
In collaborazione con
Museion
Un ringraziamento speciale a
Marsèll
Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma di Bolzano, Ufficio Cultura
Comune di Bolzano, Ufficio Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio, Alto Adige
Orario di apertura:
Ma-Ve 10 – 13, 15 – 19 / Sa 10 – 13
Entrata libera

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Public Programme
Photo: Annelie Bortolotti

body-at-publish
22 Febbraio 2014

Curandi Katz

Workshop Performance

body-at-publish è un workshop/performance del duo Curandi Katz presso Ar/ge kunst concentrato sull’idea di self-publishing come gesto intimo. L’intenzione è di attivare l’oggetto-libro, la sua funzione ed i suoi usi nell’ambito del suo rapporto con l’individuo e tra gli individui: considerare l’esperienza privata, affettiva, prevalentemente tattile, in condizioni di resistenza all’idea di una riproducibilità di massa; esplorare i modi in cui viene distribuito e condiviso e come questi percorsi ne definiscano la trama; riflettere sull’atto del dono e i gesti di cura che quest’idea implica e gli organismi che coinvolge nella sua narrazione.
Il processo di pubblicazione è inteso come una forma performativa di esteriorizzazione – trasmissione – cura.
Il workshop sarà strutturato intorno alla produzione di una pubblicazione attraverso l’uso di strategie editoriali alternative e autogestite. I partecipanti esploreranno i momenti dell’appropriazione e assemblaggio usando strumenti low tech e dispositivi attivati manualmente.
Durante il workshop i partecipanti avranno a loro disposizione la selezione di libri proposta da Archive Books in occasione della mostra Constellations of one and many, la collezione di pamphlets dissidenti di Curandi Katz e piattaforme digitali per text-sharing.

Uno dei punti di partenza e riferimenti storici proviene dall’attuale ricerca di Curandi Katz sulla persona di Toma Sik, attivista ungherese-israeliano, anarco-pacifista, e sull’uso multiforme che questo ha fatto delle pubblicazioni e di circolazione di conoscenze. Più in dettaglio si osserveranno i volantini e i questionari che Toma Sik distribuiva a mano in luoghi pubblici durante le proteste per aprire un dialogo su argomenti quali vegetarianismo, nonviolenza e diritti umani. La metodologia attivista di avvicinare l’“altro” attraverso la parola stampata e casualmente distribuita, è progressivamente interiorizzata e trasformata da Toma Sik in una ricerca personale di individui con i quali condividere una vita in comunità.

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma di Bolzano, Ufficio Cultura
Comune di Bolzano, Ufficio Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio, Alto Adige
Mondriaan Stichting, Amsterdam
Institut für Auslandsbeziehungen, Stoccarda

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Mostre
Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

CONSTELLATIONS OF ONE AND MANY
24 Gennaio - 22 Marzo 2014

Falke Pisano in collaborazione con Archive Books

 

24.01. – The man of the crowd
14.02. – Here to there, there to here
07.03. – Flesh made numbers made flesh again

 

A cura di Emanuele Guidi

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Mutant Matters in Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Mutant Matters in Constellations of One and Many, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Dopo la serie inaugurale Prologue Part One e Part Two, ar/ge kunst Galerie Museum presenta la prima mostra personale italiana dell’artista Falke Pisano in collaborazione con Paolo Caffoni del collettivo editoriale Archive Books. La pratica artistica di Falke Pisano si concentra sulla relazione fra poli opposti e complementari quali il linguaggio e il corpo, che caratterizzano le due serie principali di lavori in cui l’artista riflette sulla disgiunzione, la riproducibilità e la ricostruzione rispettivamente dell’atto di parola (Figure of Speech, 2006–2010) e della dimensione corporea (Body in Crisis, 2011–on going). La ricerca editoriale che Archive Book porta avanti dal 2009 sul tema del “visibile” e sull’immagine cinematica, nelle sue implicazioni socio-politiche, corrisponde a una riflessione sui significati e a una pratica del mettere in mostra e dell’esporsi al pubblico (pubblicare), inteso come momento di azione e trasformazione dei processi produttivi. Frutto di questa collaborazione fra l’artista e l’editore, il progetto per ar/ge kunst Constellations of One and Many, è un’indagine comune sui rapporti di affezione e potere tra soggetto e collettività che si sviluppa a partire da fonti e casi-studio in letteratura, filosofia e nelle scienze sociali. L’indagine si riflette direttamente nel display scultoreo concepito da Pisano e Archive Books per la mostra, come formato specifico di presentazione nelle sue coordinate spazio-temporali. Il display ha infatti la funzione di riunire in una costellazione elementi altrimenti dispersi e può essere letto come un diagramma dove il rapporto individuo-collettività, oggetto-architettura trova una sua collocazione aperta e sempre possibile. Questa apertura si riflette nell’organizzazione temporale del display, che si articola in tre parti distinte lungo il periodo della mostra, nelle quali sia i contenuti che il pubblico sono organizzati (o coreografati) attraverso tre configurazioni differenti e, per definizione, “incomplete”. La prima configurazione, dal titolo The Man of the Crowd, è un riferimento diretto all’omonimo racconto del 1840 dello scrittore statunitense Edgar Allan Poe. Nel racconto, l’engagement visivo fra i due protagonisti è il termine di relazione per descrivere la folla urbana, colta nel momento storico del suo nascere con la creazione di vaste aree metropolitane e dei nuovi rapporti sociali, produttivi e percettivi che queste mettono in campo. Il display si sviluppa da queste considerazioni per generare un ipotetico punto di vista individuale all’interno della folla stessa. Un metodo d’indagine che permette di esplorare l’affezione degli individui attraverso il reciproco contatto fisico, la consapevolezza della propria posizione soggettiva e la sua negazione attraverso la perdita di identità nel gruppo.

Constellations of One and Many - Part II, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many – Part II, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many - Part II, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many – Part II, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many - Part II, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014

Constellations of One and Many – Part II, Installation view, photo Ivo Corrà, 2014