Archivio della categoria: Public Programme

Otobong Nkanga, O8 Black Stone, 2017 A handmade, cold process, natural soap made of butters and oils from across the Mediterranean Middle East, North and West Africa, fused together with water, lye and charcoal. Made for Carved to Flow Foundation (2017) www.carvedtoflow.com

AR/GE KUNST SAVOIR-VIVRE #1
SOAP MAKING con Evi Lachana
Venerdì 25.01.2019, ore 18-22

Nel contesto della mostra di Otobong Nkanga

A cura di Simone Mair

Evi Lachana è una produttrice di sapone e prodotti cosmetici ateniese, che ha lavorato in stretto contatto con Otobong Nkanga per Carved to Flow, il progetto dell’artista per documenta17 a Atene/Kassel. L’azienda di famiglia, Laouta, di base nel Pireo, realizza saponi e prodotti cosmetici con procedimento a freddo, utilizzando olio di oliva greco e ingredienti raccolti a mano localmente.

Durante il workshop, lo spazio espositivo sarà trasformato in un laboratorio temporaneo di discussione e per la produzione di sapone. In dialogo con Evi Lachana e un’appassionata collezionista di erbe locali, ogni partecipante è invitata/o a creare il proprio sapone e esplorare la pratica rituale che sottostà al processo di realizzazione sia del prodotto che del lavoro di Otobong Nkanga.

partecipanti max. 20 persone
parteciapzione gratuita
deu/ita/engl
registrazione tramite info@argekunst.it

 

ar/ge kunst savoir-vivre è una serie di workshops concepiti a partire dalle rispettive mostre entro le quali hanno luogo.
Il titolo è una rilettura dei concetti di savoir/pouvoir come concepiti da Gayatri Spivak, una delle figure fondatrici del pensiero feminista post-coloniale; dove sapere non è più esclusivamente connesso a un’idea di potere ma anche all’ “essere in grado di” (being able to / pouvoir). Attraverso questa combinazione di verbi, l’istituzione è considerato uno spazio pubblico di azione, dove l’esplorazione di diverse abilità e competenze permette la produzione di un sapere collettivo.

A partire dalla pratica artistica di Otobong Nkanga, il focus dell’ar/ge kunst savoir-vivre di quest’anno, sarà rivolto al processo di produzione che sta alla base di un prodotto. Insieme a esperti invitati, pratiche rituali che articolano la materialità o la sostanza di un prodotto, saranno messi in discussione, dis-imparati, ri-imparati e messi in relazione con le opere e le pratiche in mostra.

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APRÈS LA LETTRE__SPEECH & EFFECT, NINA TABASSOMI e MARKUS SCHENNACH

APRÈS LA LETTRE__SPEECH & EFFECT
NINA TABASSOMI e MARKUS SCHENNACH
27 novembre 2018, ore 19

(La Mia Scuola di Architettura*10)

Nina Tabassomi e Markus Schennach presentano il resoconto di una serie conferenze sul potenziale del linguaggio non discriminatorio tenutasi al TAXISPALAIS Kunsthalle Tirol.

Che cosa significa parlare in modo non discriminatorio? E perché non esiste un termine positivo per descrivere questo tipo di atto locutorio? Un’assenza sorprendente, dato che è comunemente noto come attraverso il parlare e denominare contribuiamo alla costruzione di realtà. Le regole linguistiche generalmente accettate sono il­ risultato di rapporti di potere e gerarchie consolidate ma infondate; regole che potenziamo e rinnoviamo ad ogni atto locutorio. Come possiamo­ cambiare il mondo intorno a noi scegliendo e utilizzando il nostro linguaggio con attenzione? Qual’è la nostra responsabilità quando parliamo a nome di un’istituzione?

Una serie di conferenze tenutesi nei mesi di luglio e agosto 2018 presso la TAXISPALAIS Kunsthalle Tirol da Amara Antilla, Matthias Dell, Nikita Dhawan, Marie-Luisa Frick, Koku G. Nonoa e Anatol Stefanowitsch, ha analizzato queste domande da un punto di vista filosofico, politologico, media-teorico, linguistico, e della scienza dell’arte e dello spettacolo. Nina Tabassomi e Markus Schennach, ideatori di questa serie, riepilogheranno le discussioni già tenutesi per esaminarle ulteriormente insieme al pubblico di ar/ge kunst a Bolzano.

 

Biografie:

Nina Tabassomi è curatrice e studiosa in Scienze del teatro. Dopo aver lavorato a Berlino (Based in Berlin e KW Institute for Contemporary Art), Kassel (Fridericianum) e New York (Ludlow 38), dall’inizio del 2017 è direttrice della TAXISPALAIS Kunsthalle Tirol. Ha curato le mostre collettive “Infrastructures of Pain”, “Accentisms” e “Sex”, nonchè le mostre personali di Maha Maamoun, Eric Baudelaire e Emeka Ogboh.

Markus Schennach è un media-attivista e politologo. Dopo aver lavorato come assistente sociale e come direttore del giornale di strada tirolese „20er“, è direttore della libera radio di Innsbruck FREIRAD dal 2003. Ha inoltre ricoperto diverse funzioni nel consiglio di amministrazione dell’associazione delle radio libere in Austria, di cui è anche stato presidente per otto anni.

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OTOBONG NKANGA
21 Novembre 2018, ore 18:30

Unibz – Aula F0.03
Piazza Università, 1

In collaborazione con la Libera Università di Bolzano, Facoltà di Design e Arte.

L’artista presenterà la sua pratica artistica e la mostra A Lapse, a Stain, a Fall presso ar/ge kunst.

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Hydrocotyle vulgaris, Fort Vert, Calais. Photo: Hanna Rullmann.

LORENZO PEZZANI
“HOSTILE ENVIRONMENT”(S)
08 Novembre 2018, ore 19

One Year-Long Research Project / Fourth

Per la quarta edizione del One Year-Long Research Project (2018-2019), ar/ge kunst invita come residente il ricercatore e architetto Lorenzo Pezzani (Trento/Londra). Nella sua presentazione inaugurale Pezzani discuterà il concetto di “Ambienti ostili” che orienterà la sua prossima ricerca in Sud Tirolo.

Durante un’intervista del maggio 2012, l’allora ministra degli interni del Regno Unito, Theresa May, annunciò l’introduzione di nuove leggi sul controllo dell’immigrazione che miravano a “creare qui in Gran Bretagna un ambiente profondamente ostile nei confronti dei migranti illegali. […] Stiamo lavorando” aggiunse poi, “per negare loro l’accesso a lavoro, alloggi, servizi e persino ai conti bancari”. Questo processo di trasformazione dello spazio urbano in un territorio invivibile per alcuni, si rispecchia, su scala globale, nei modi in cui certi ambienti naturali– deserti, oceani o catene montuose, incluse le Alpi – sono utilizzati come arma per scoraggiare ed espellere i migranti, spesso anche a costo delle loro vite.

A partire dal prorio lavoro sulle migrazioni nel Mediterraneo, Lorenzo Pezzani esplora la trasformazione di queste pratiche di controllo frontaliero non più volte a disciplinare soggetti specifici, ma piuttosto a intervenire sull’ambiente che costoro attraversano o abitano. Qui l’ambiente, inteso più come effetto politico-economico che come semplice sfondo “naturale” all’azione umana, smette di essere soltanto un luogo sul quale si esercita il potere e diventa uno dei suoi strumenti operativi. Il punto non è solo che il clima stesso viene ora sfruttato come arma, laddove i migranti vengono fatti morire di freddo o di caldo; ma che certe forme di violenza razziale sono diventate, in un certo senso, tanto pervasive quanto il clima. Oltre a incanalare i migranti verso territori particolarmente infidi e pericolosi, e tenerli in uno stato di costante abbandono nei contesti urbani, questa condizione atmosferica del potere influisce su diversi modi di esistere (sia umani che “più che umani”), prendendo di mira in particolare quelli considerati non nativi.

Biografia
Lorenzo Pezzani è architetto e ricercatore. Attualmente è Lecturer in Forensic Architecture al Goldsmiths College all’Università di Londra. Dal 2011 co-dirige Forensic Oceonagraphy, un progetto d’inchiesta sulla militarizzazione dei confini e le politiche di migrazione nel Mediterraneo, ed è uno dei fondatori della piattaforma WatchTheMed. Insieme ad una vasta rete di ONG, attivisti, ricercatori, scienziati e giornalisti, Pezzani ha prodotto mappe, video, rapporti e installazioni con l’intento di documentare e affrontare il problema delle continue morti dei migranti in mare. Le sue opere sono state utilizzate come prove in diversi tribunali, pubblicate da vari organi di stampa e su riviste accademiche, presentate a livello internazionale in varie istituzioni e biennali.

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Charlemagne Palestine, © Agnès Gania

FOR INDIGENOUS YEASTS AND OTHER MICROBES (ACT II)
29.09.18, ore 19

Programma Pubblico nel contesto della mostra
Songs To You About You
Performance di Islands Songs e Charlemagne Palestine presso Hof Gandberg e Castel Ganda

 

In collaborazione con Transart Festival
Biglietti

Con For Indigenous Yeasts and other Microbes Islands Songs accompagna il processo di trasformazione dell’uva da succo a vino con una colonna sonora in tre atti, scritta per e dedicata ai microorganismi attivi nella produzione del vino. La composizione, un esperimento condotto insieme al vinificatore sudtirolese Thomas Niedermayr (Hof Gandberg, Appiano) e con l’artista e compositore americano Charlemagne Palestine, è volto a rappresentare l’antica e tradizionale collaborazione tra umani e microbioti nella preparazione di cibi e bevande.

Per ATTO II Islands Songs invitano Charlemagne Palestine a Castel Ganda, per una speciale performance dal vivo per microbioti e umani.

Grazie a FINSTRAL

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ar/ge kunst matinée con César Enrique Giraldo Herrera
Sabato, 08.09.2018 ore 11:00

Microbes and Other Shamanic Beings

 

 

Dopo una breve introduzione alla mostra degli artisti Islands Songs, l’antropologo e biologo Colombiano César Enrique Giraldo Herrera approfondirà il rapporto tra metodi scientifici e pratiche sciamaniche nella percezione dei microorganismi.

César Enrique Giraldo Herrera è un biologo e antropologo sociale colombiano, attualmente borsista ricercatore (Victoria Maltby Junior Research Fellowship) al Somerville College di Oxford, UK, e ricercatore associato dell’Institute for Science Innovation and Society (InSIS) presso la School of Anthropology and Museum Ethnography (SAME) dell’Università di Oxford, UK.

Il formato del ^ar/ge kunst matinée prende in considerazione le pratiche artistiche di ogni mostra attraverso il dialogo con curatori, artisti e altri esperti nel corso di una colazione informale. I croissant sono generosamente offerti dai nostri vicini della Pasticceria Hofer, Via Museo 4, Bolzano.

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^ar/ge kunst matinée with Slavs and Tatars. Photo: ar/ge kunst

ar/ge kunst matinée con Slavs and Tatars
Sabato, 19.05.2018 ore 11

Conversazione tra Payam Sharifi (Slavs and Tatars) e il direttore artistico di ar/ge kunst Emanuele Guidi intorno alle idee e parole chiave principali che guidano la pratica degli artisti.

^ar/ge kunst matinée
Il format di questo evento prende in considerazione le pratiche artistiche di ogni mostra attraverso il dialogo con curatori, artisti e altri esperti nel corso di una colazione informale.
I croissant sono generosamente offerti dai nostri vicini della Pasticceria Hofer, Via Museo 4, Bolzano.

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CRICKET CUP
15.07.2018, ore 10 - 18

100 giocatori, 8 squadre, 1 Torneo: ar/ge kunst Cricket Cup

 
Domenica 15 luglio 2018, si è svolta l’ ar/ge kunst Cricket Cup presso il campo B sui prati del Talvera di Bolzano. Quasi 100 giocatori divisi in 8 squadre provenienti da numerosi comuni della Euregio da Innsbruck, Bolzano, Vipiteno, Laives e Trento, si sono riuniti per festeggiare un incontro di arte e sport.

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

ar/ge kunst Cricket Cup 2018. Foto: Francesco Ippolito

Per la prima volta, questo gioco “nuovo” per la macro-regione, che arriva a Bolzano dal Pakistan, India e Afghanistan, è stato accolto sui campi da gioco dei prati del Talvera; un’iniziativa di ar/ge kunst, Kunstverein di Bolzano e del Laives Cricket Club, che hanno portato avanti il progetto dell’artista Matilde Cassani “It’s Just Not Cricket”, che è stata possibile grazie alla collaborazione della Polisportiva Piani di Bolzano, alla mediazione dell’Assessore Gennaccaro dello Sport del Comune di Bolzano ed al patrocinio della Federazione Italiana Cricket.

Il torneo, che ha visto la vittoria di Gadar XI di Bolzano, si è concluso con la riflessione dei capitani delle squadre, che fondare un’associazione provinciale del Cricket, sia l’unica possibilità di vedere questo sport, di fatto il secondo più seguito al mondo dopo il calcio, riconosciuto e supportato dalle istituzioni e dal pubblico altoatesino.

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Maria Walcher, Trasite, Replicas of the Riace Bronzes (life-size), Parc on the Ilm, Kunstfest Weimar 2014. Foto: Iva Kirova

ON THE MOVE con Maria Walcher
20.06.2018, ore 19:00

La Mia Scuola di Architettura*9

Che dire di queste sculture arenate sulle nostre coste, sono più benvenute di qualsiasi essere umano? Attraverso estratti di testo come questo, immagini e audio da alcuni dei suoi lavori situation-specific l’artista esplora aspetti come la collaborazione, la traduzione culturale, lo spazio pubblico e le strategie artistiche ad essi connesse. Una conversazione tra l’artista Maria Walcher e la curatrice Simone Mair presso ar/ge kunst.

Maria Walcher, nata nel 1984 a Bressanone (I) vive a Innsbruck. L’artista ha studiato MFA: Public Art and New Artistic Strategies, Università Bauhaus a Weimar e Universität für angewandte Kunst, Vienna. I suoi lavori sono stati esposti: Charlama Depot, Sarajevo (2011), SOMA, Mexico City (2013), CITY LAB Mostar (2013), Kunstfest Weimar (2014), Quartair Contemporary Art Initiatives, Den Haag (2014), Cselley-Mühle, Oslip (2016) e Domplatz, Innsbruck (2017).

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Hamann from the Hood, courtesy Slavs and Tatars and Kraupa-Tuskany Zeidler, Berlin

Public Programme
Slavs and Tatars
13.06. 2018, ore 19:30 - 21:00

Il testo mi legge allo stesso modo in cui io leggo il testo. Slavs and Tatars

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Workshop Lene Morgenstern, Foto: ar/ge kunst

Cosa viene considerato un testo? Come possiamo esplorare il materiale di lettura in modo discorsivo e performativo? Un workshop nel contesto della mostra Kirchgängerbanger (19.05 – 28.07.2018) con l’artista Lene Morgenstern presso ar/ge kunst. Dopo una visita della mostra con la curatrice Simone Mair, una selezione di testi tedeschi e italiani di Johann Georg Hamann e Molla Nasreddin – due figure che hanno influenzato la pratica di Slavs and Tatars – saranno approfonditi in una lettura collettiva. Iscrizione a info@argekunst.it

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IT’S JUST NOT CRICKET
17.03.2018, ore 15 - 18

Workshop

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

 Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Matilde Cassani, Workshop, ©ar/ge kunst, Foto Annelie Bortolotti, 2018

Nel contesto della mostra It’s Just Not Cricket di Matilde Cassani, questo workshop è un primo momento di attivazione dell’installazione volto ad articolare alcuni dei temi che l’artista ha individuato nel corso della residenza.

Attraverso l’incontro tra alcuni giocatori di cricket da diverse aree della provincia di Bolzano, e partecipanti da vari settori (cultura, politica, mediazione, università e giornalismo), il workshop sarà strutturato in forma di esercizio collettivo che affronterà esigenze pratiche così come desiderate di chi pratica questo sport.
Le tre fasi del workshop, Super-squadra / Associazione / Campo approfondiranno rispettivamente questioni legate all’identità, organizzazione e accesso alle infrastrutture.

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Riccardo Previdi, Franca, 2017, installation view at museo di Arte Contemporanea Villa Croce, Genova, photo © Henrik Blomqvist

Elementi per una pratica,
incontro con Riccardo Previdi

Una conversazione tra Riccardo Previdi, artista, e Frida Carazzato – assistente curatoriale di Museion, nel tentativo di costituire un glossario temporaneo che possa fungere da coordinate concettuali all’interno del quale disegnare la pratica artistica di Previdi caratterizzata dalla relazione tra arte e progetto, partendo dall’osservazione e dalla reazione a contesti spaziali, linguaggi e dinamiche del presente.

In occasione dell’incontro sarà anche presentata la pubblicazione “What Next?” che raccoglie l’ultimo corpus di lavori dell’artista nato dalla relazione tra gli apparati tecnologici propri della ricerca scientifica e non solo e le modalità con cui viene letta la società contemporanea.

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Image Diplomacy
07.02.2018, ore 19

In occasione della sua mostra personale Image Diplomacy presso ar/ge kunst, l’artista Vladislav Shapovalov sarà in conversazione con Elvira Vannini (storica e critica d’arte e fondatrice del magazine HOT POTATOES, Art, Politics, Exhibition Conditions) ed Emanuele Guidi (direttore artistico ar/ge kunst).

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@Ludwig Thalheimer

Tour della mostra
“Glashaus III – Serra III”
17 Giugno, ore 11

Tour della mostra “Glashaus III –  Serra III”, presso Gärtnerei Schullian Floricultura – Via Merano 75 A, Bolzano – con l’artista e curatore Paul Thuile

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©Martina della Valle

One flower, one leaf #3
Ikebana applicata al territorio urbano
19-20 / 06 / 2017

Martina della Valle

in collaborazione con Rie Ono

 

 

Workshop in occasione della mostra presso ar/ge kunst: “Flowers are Documents – Arrangement II”
Con il gentile sostegno di UniBz – Facoltà di Design e Arti.

 

 

n. partecipanti: 12

Chiusura iscrizione: 16 Giugno – ore 13

Dove: UniBZ, Piazza Università, 1, 39100 Bolzano BZ

“lo stesso fiore non sboccia mai due volte e l’uomo non incontra mai un fiore nella stessa condizione. L’Ikebana riunisce questi due evanescenti fattori”
Teshigahara Sofu.

One flower, one leaf è un archivio in progress di still-life fotografici realizzati da Martina della Valle a conclusione di workshops svolti in città diverse, in collaborazione con la maestra di Ikebana Rie Ono.

Dallo studio sull’arte dell’Ikebana è nato One flower, one leaf, con l’intento di creare un episodio partecipativo e sperimentare un possibile legame tra la tradizione giapponese di comporre i fiori e una riflessione site-specific sulla vegetazione spontanea delle zone margine nel territorio urbano contemporaneo.

Ripercorrendo i punti fondamentali della ricerca di Martina della Valle, durante il workshop vengono trattati temi quali lo studio delle zone residuali del paesaggio, le tracce dell’intervento umano sulla vegetazione cittadina, il valore dei concetti di tempo e di vuoto e la capacità nell’arte dell’ikebana (come nel linguaggio fotografico) di esaltare dettagli considerati “minori” tramite un processo di decontestualizzazione.
Dopo un’introduzione sulle origini dell’Ikebana, la ricerca si allarga al paesaggio vegetale circostante, con un’escursione dedicata alla selezione e la raccolta di materiali vegetali spontanei (piante, rami, fiori, ecc.).
Sotto la guida della maestra Rie Ono, i partecipanti realizzano poi la propria composizione floreale da fotografare a fine laboratorio.

La documentazione fotografica realizzata dall’artista costituisce una mappatura-ritratto del paesaggio specifico che pone a confronto i contesti urbani dove il workshop si è tenuto (fino ad oggi O.f.o.l.#1 – Prato e O.f.o.l.#2 – Roma) attraverso composizioni di piante spontanee.

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Flowers and Apples from Sainte-Pélagie Prison (Philadelphia Museum of Art and Musée d'Orsay), image by David Horvitz

you and I may not hurry it with a thousand poems my darling but nobody will stop it With all the Policemen in The World.zip
13 Giugno 2017

La mostra “you and I may not hurry it with a thousand poems my darling but nobody will stop it With all the Policemen in The World.zip*” dell’artista americano David Horvitz (1981) è stata lanciata su internet nel 2012 e riattivata in occasione di questa mostra.

‘Nel giugno del 2012 ho postato i files da stampa di una mostra collettiva sul sito per il trasferimento di file sendspace, con la spiegazione: È possibile scaricabile liberamente la mostra, stamparla, esporla, pubblicarla, copiarla, ecc. Non ci sono istruzioni di installazione. Le misure di stampa raccomandate sono nella lista dei lavori in PDF. La cartella Zip rimarrà a disposizione fino a quando il link di sendspace rimarrà attivo. La mostra non sarà nuovamente caricata.

Ho chiesto ai seguenti artisti di partecipare a questo progetto, e ad ognuno di loro ho chiesto di mandarmi un file stampabile di un opera che in qualche modo fosse in relazione con il soggetto dei fiori: Anjum Asharia and Marisa Jahn, BFFA3AE, Claudia Sola, David Horvitz, Hans Aarsman, Jon Rafman, Kristina Lee Podesva, Marysia Lewandowska, Michael Mandiberg, Mishka Henner, Natalie Häusler, Vlatka Horvat.

L’idea era di comporre un bouquet di primavera! Anche se al tempo era quasi la fine di primavera. Ma era ancora primavera! Ho immaginato di spargere questi fiori/files in Internet, allo stesso modo in cui un contadino spargerebbe i semi nei campi – è divertente pensare come i media di comunicazione usino la stessa terminologia dell’agricoltura (ndt. Il termine “broadcast” significa sia per “trasmettere” un messaggio che per “spargere” dei semi). E ho immaginato che anche molto tempo dopo che l’url di sendspace sarà scaduto, i files esisteranno ancora (forse). E che forse saranno condivisi. Forse saranno ri-postati da qualcun altro (riproduzione asessuale?). Non avevo modo di controllare dove (e quando) questa mostra sarebbe andata a finire, se in qualche luogo (o in qualche tempo?). Questo è il motivo per cui la data di chiusura di questa mostra è stata indicata con un punto interrogativo. Sarà aperta per chissà quanto tempo. Ho anche voluto donare a internet una stagione (internet che è qualcosa che esiste al di là delle particolarità dei luoghi che sono invece comandati dalle temporalità naturali e dalla Terra che gira intorno al sole).

David Horvitz, Los Angeles 2017

* Nel contesto della mostra Flowers are Documents, il file rimarrà a disposizione sul sito di ar/ge kunst e sarà ri-distribuito via newsletter il 13 Giugno 2017.


Scarica la mostra a questo link

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research Image: Plate LXVI from Johann Jakob Scheuchzer’s Physica Sacra (1731) - Source: Wikimedia Commons

JAPANESE ALPS
Lecture di Francesco Tenaglia
19.05.2017, ore 17:30

(La Mia Scuola di Architettura*7)

In Japanese Alps, Francesco Tenaglia prende spunto dall’interesse ultradecennale per le Alpi (e per i panorami montani delle nazioni che le circondano) mostrato dalla cultura nipponica di largo consumo e la mette in parallelo all’idea di “nostalgia” (neologismo e sentimento “prodotto” a fine del Seicento sulle Alpi). Nella lecture, Tenaglia desidera raccontare—tra ricerca storica, aneddotica e speculazione—alcune forme in cui filosofi e sociologici hanno individuato un’incarnazione specifica del post-moderno nel paese orientale: dall’accademica, al costume, fino ai modelli di produzione e consumo. In un’anticipazione della radicale trasformazione delle idee di racconto e di rappresentazione cui assistiamo nell’era dell’iper-connettività.

Francesco Tenaglia è nato a Chieti (1974) e lavora a Milano presso la redazione della rivista e casa editrice di arte contemporanea Mousse. Si occupa di arte, musica e cultura anche per Rolling Stone, Prismo, Vice e Rivista Letteraria.

Video editing: Marcello Tacconelli.
Poster design: Massimiliano Pace

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Inland, Shepherd School, ( 2004 - ongoing)

Imparare dal paesaggio
BAU con INLAND
09.05.2017, ore 19

(La Mia Scuola di Scuola di Architettura*6)

Nel contesto de La Mia Scuola di Architettura*, una serie di presentazioni pubbliche ad ar/ge kunst che esplora le nozioni di paesaggio, comunità e formazione, l’iniziativa artistica BAU è stata invitata a introdurre e discutere la propria visione su queste idee e la specificità del loro progetto di residenza in Alto Adige; una pratica che implica forme di collaborazione e innesti temporanei tra artisti invitati e comunità ospitanti.

Per questa occasione, BAU sarà in conversazione con i loro attuali residenti, il collettivo spagnolo INLAND (rappresentato in questa circostanza da Fernando Garcìa-Dory e Carlos Monleon Gendall), per discutere del loro progetto ALMA (titolo di lavoro) e del potenziale che la cultura contemporanea ha di incontrarsi con il paesaggio rurale.

BAU è un iniziativa per la produzione artistica nel territorio dell’Alto Adige, attiva dal 2015, e si concentra sulla realizzazione di residenze artistiche che stabiliscono forme di collaborazione tra le comunità locali, la cultura materiale del territorio e le sue attività tradizionali.
INLAND è una piattaforma artistica Spagnola che si dedica alla produzione agricola, sociale e culturale con una modalità collaborativa.
BAU ha invitato INLAND a sviluppare un progetto in Alto Adige nel 2017.
La conversazione affronterà gli attuali trend culturali e artistici nelle zone rurali Europee a partire dal loro progetto ALMA che esplora un futuro speculativo del territorio in dialogo con operatori locali come coltivatori montani, accademici, esperti di turismo, guardie forestali e pastori.

http://inland.org
http://fernandogarciadory.com
http://www.b-a-u.it

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To Become Two
lecture di Alex Martinis Roe
27 Aprile, ore 19

Per questo evento pubblico, Alex Martinis Roe risponderà a domande che sono state raccolte dai visitatori nel corso della mostra “To Become Two“. Usando varie tecniche, tra cui storytelling, teoria politica e diagrammi, l’artista strutturerà una presentazione che affronti tali domande in relazione alla propria ricerca. Ciò si aprirà a un formato dialogico che coinvolgerà il pubblico in un incontro che esplori i possibili futuri che emergeranno dal progetto “To Become Two” e dalle domande stesse.

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The Variational Status
Riccardo Giacconi
10 Febbraio, ore 19

PRESENTAZIONE LIBRO

 

In occasione del lancio del libro “The Variational Status”, ar/ge kunst vi invita alla presentazione “To Resist Disappearing” (Resistere alla scomparsa), del professor Frans-Willem Korsten, seguita da discussione con l’artista Riccardo Giacconi e il direttore artistico Emanuele Guidi.


Frans-Willem Korsten è titolare della cattedra in ‘Letteratura e Societá’ presso la Scuola Erasmus di Storia, Cultura e Comunicazione. È anche professore associato presso il l’Università Leiden per le Arti nella Società.

The Variational Status è co-pubblicato da Humboldt Books, ar/ge kunst Bolzano e FRAC Champagne-Ardenne.

Edito da: Riccardo Giacconi, Emanuele Guidi
Design: 
 Bianca Fabbri
Testi: 
 Andrea Cavalletti, Riccardo Giacconi, Emanuele Guidi e Antoine Marchand, Frans-Willem Korsten, Andrea Morbio.
Publisher: Humboldt Books
Inglese, Italiano, Tedesco, Francese
ISBN 978-88-99385-25-5
20 €

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Jomohomo, Ingrid Hora, cover 2016

JOMOHOMO
Ingrid Hora
14 Dicembre 2016, ore 19

PRESENTAZIONE LIBRO
Conversazione con l’artista Ingrid Hora e la co-redattrice Lisa Mazza


Il libro documenta e sviluppa la ricerca presentata nelle mostre ‘You Play This Game…’ presso ar/ge kunst, Bolzano (2015) e ”Freizeyt’ presso il DAZ – Deutsches Architektur Zentrum, Berlino (2015/2016)


Pubblicato da Dentdeleone.co.nz
Edito da Ingrid Hora e Lisa Mazza
Testi di Shumon Basar, Emanuele Guidi, Ingrid
Hora, Lisa Mazza, Giulia Palladini
Designed di Åbäke con Alyssia Lou


Con il supporto di DAZ e Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione Cultura


A seguire vi invitiamo ad un brindisi natalizio.

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Matilde Cassani
2016 - 2018

One Year-Long Research Project / Third

una collaborazione con Künstlerhaus Büchsenhausen, Innsbruck

Per la terza edizione del programma di residenza One Year-Long Research Project (2016-2018), ar/ge kunst ha invitato l’artista e architetto Matilde Cassani.

La residenza, co-commissionata con Künstlerhaus Büchsenhausen, Innsbruck, ha portato la Cassani a sviluppare una nuova ricerca nella macro-regione a cavallo del confine Italo-Austriaco; un territorio che l’artista ha esplorato osservando lo sport del cricket, gioco inglese esportato in tutte le nazioni del Commonwealth durante il colonialismo e rientrato in Europa attraverso la pratica delle nuove comunità ospiti.

 

Matilde Cassani (1980) ha studiato architettura al Politecnico di Milano e all’ Univesidade Tecnica de Lisboa, poi Architecture and Urban culture (“Metropolis”) al CCCB (Centre de Cultura Contemporània de Barcelona) e alla UPC (Universidade Politecnica de Catalunya) a Barcellona (postgraduate degree) e ha preso un dottorato in Pianificazione del territorio e sviluppo urbano.

La sua pratica riflette le implicazioni spaziali del pluralismo religioso nella città occidentale contemporanea. I suoi lavori sono stati esposti in molte istituzioni culturali, gallerie e pubblicati in varie riviste, come Architecture review, Domus, Abitare, Arqa, Arkitectur, MONU. E’ stata ospite come artista residente presso l’Akademie Schloss solitude a Stoccarda, e lo Headlands Center for the Arts a San Francisco. Ha partecipato a numerose conferenze internazionali, ed è stata ospite della Columbia University a New York e dell’École spéciale d’Architecture a Parigi. Una sua mostra personale, Sacred Spaces in Profane Buildings, è stata esposta al Storefront for Art and Architecture di New York nel settembre 2011. Inoltre, nel 2012 ha disegnato il Padiglione del Bahrein alla XIII Biennale di Architettura di Venezia e nel 2014 ha partecipato alla XIV Biennale (mostra Monditalia) con Countryside worship, un’opera entrata quest’anno nella collezione permanente del Victoria and Albert Museum di Londra. Cassani insegna presso il Polotecnico di Milano e alla Domus Accademy.

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DIRECTED TOURS & AHALI JOURNAL


Programma pubblico nel contesto di

 

VFI – VIRGOLO FUTURE INSTITUTE
(Such Claims on Territory Transform Spatial Imagination Into Obscure Anticipations of Repartition) di CAN ALTAY
Un progetto di ar/ge kunst e Lungomare

DIRECTED TOUR #1:
17.06.2016, ore 18

Ettore Frangipane (Giornalista) in dialogo con i curatori

DIRECTED TOUR #2:
15.07.2016, ore 19

Michael Obrist (Architetto, Feld 72) in dialogo con i curatori

DIRECTED TOUR #3:
21.07.2016, ore 19

Giorgio Mezzalira (Storico, Fondazione Alexander Langer) in dialogo con i curatori

Directed Tours è una serie di tre visite guidate in forma di dialogo che attivano e mediano la mostra VFI – Virgolo Future Institute di Can Altay presso ar/ge kunst.
Il nome Directed Tours prende spunto dal termine directed gaze (sguardo guidato) definito da Altay per descrivere parte della sua pratica e riconoscere la centralità dell’incontro con altre persone nel processo di avvicinamento ad un nuovo contesto.
A partire da questa idea, ar/ge kunst e Lungomare propongono una serie di tour guidati di approfondimento insieme ad alcune persone che hanno incontrato l’artista durante la residenza andando a definirne la ricerca e la forma della mostra stessa.

AHALI JOURNAL NEW ISSUES
In collaborazione con Salto.bz

Nel corso della mostra sette nuovi capitoli (issues) della rivista Ahali sono pubblicati come approfondimento al progetto di Can Altay e collezionabili dal pubblico come parte dell’installazione.
I Directed Tours scandiscono il lancio dei tre corrispondenti capitoli e saranno pubblicati per l’occasione sul portale d’informazione Salto.bz.
Ahali è la rivista fondata da Can Altay nel 2007 con il progetto grafico di Asli Altay, Future Anecdotes Istanbul.

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Oliver Ressler and Zanny Begg, The Right of Passage, 2013

The Right of Passage
15 Aprile 2016, ore 17

Proiezione e Discussione

 

Con Andrea Deaglio (documentarista), Lorenzo Pezzani (architetto), Monika Weissensteiner (antropologa).

 

Una collaborazione tra ar/ge kunst e Bolzano Film Festival Bozen

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

Foto ar/ge kunst, 2016, Luca Guadagnini

In occasione della mostra dell’artista austriaco Oliver Ressler presso ar/ge kunst si terrà The Right of Passage una serata di proiezioni e discussione a partire dal film di Ressler e Zanny Begg che porta lo stesso titolo.

The Right of Passage (19 min, 2013), è parzialmente costruito attraverso una serie di interviste con Ariella Azoulay, Antonio Negri e Sandro Mezzadra e si concentra sulle lotte per ottenere la cittadinanza, allo stesso tempo mettendo in discussione la natura implicitamente esclusoria del concetto.
Il film fa riferimento ai riti di passaggio che marcano le transizioni nel percorso verso l’autonomia personale e suggerisce che la libertà di movimento deve essere un diritto di ogni persona, a prescindere dal luogo di nascita.

Biografie

Lorenzo Pezzani è un architetto che vive fra Londra e Trento. Dal 2011 lavora a Forensic Oceanography, un progetto collaborativo d’inchiesta sulla militarizzazione dei confini e le politiche della migrazione nel Mar Mediterraneo. È uno dei fondatori di WatchTheMed, una piattaforma online nata per documentare e mappare le morti e le violazioni dei diritti dei migranti ai confini marittimi dell’Unione europea. Attualmente è post-doctoral fellow presso la Kent School of Law.

Andrea Deaglio è nato a Torino, 
dove con Mu Film realizza film documentari, produzioni audiovisive e multimediali.
Tra i suoi films: Show all this to the world (Italia 2015, 55′) in programmazione al Bolzano Film Festival; Storie di uomini e lupi (Italia/Francia 2015, 75′, co-diretto con Alessandro Abba Legnazzi e prodotto da Babydoc Film); Il futuro del mondo passa da qui – City veins (Italia 2010, 63′), Vincitore del premio Joris Ivens – Best International First Film a Cinèma du Réel (Parigi, 2011) e del primo premio Docucity (Milano, 2012); Nera – not the promised land, (Italia 2007, 22′) – vincitore del Premio Anello Debole.

Monika Weissensteiner è antropologa con focus su violenza e conflitti, migrazione e salute e sul Sistema Europeo Comune di Asilo. Membro di EASA (European Association of Social Anthropology). Dal 2014 Weissensteiner è collaboratrice della Fondazione Alexander Langer e segue l’iniziativa “Brenner/o Border Monitoring”, una presenza attiva di monitoraggio al Brennero, dal 2015 anche a Bolzano, nell’ottica dei corpi civili di pace e di mediazione.

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione Cultura
Forum Austriaco di Cultura, Milano
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio
Segheria Tatz Luis, Appiano

In collaborazione con:
AKRAT – Cooperativa Sociale Bolzano
Bolzano Film Festival Bozen

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Nicolò Degiorgis Hidden Islam – Islamic makeshift places of worship in north – east Italy, photograph (2009-11). Courtesy of the artist

Hidden Islam / Sacred interiors in profane buildings
(La Mia Scuola di Architettura*5)
1 Marzo 2016, ore 19

Una conversazione tra Matilde Cassani e Nicolò Degiorgis sulle rispettive ricerche che guardano al rapporto tra le pratiche di culto delle comunità di migranti ed i processi informali di trasformazione del paesaggio urbano.
Utilizzando la fotografia come strumento di indagine, Cassani e Degiorgis hanno documentato gli interni di edifici (negozi, magazzini, appartamenti, garage) la cui funzione originaria è stata reinventata per ospitare espressioni di vita comune che si sviluppano a partire dal rito religioso.

In occasione del lancio del libro Hidden Islam di Nicolò Degiorgis e come parte del ciclo La Mia Scuola di Architettura*

per il video clicca qui

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credits Ivo Corà

Such Claims on Territory Transform Spatial Imagination into Obscure
CAN ALTAY
dicembre 2015 - maggio 2016

SPLIT HORIZON (Virgolo Edition)
Da dicembre 2015 a maggio 2016,
diversi luoghi a Bolzano

LIMITED EXPERIENCE
14.11.2015, Recinto dell’Ex Club del tennis, Virgolo, ore 15.30

Nell’ambito di Radical Hospitality/One Year-Long Research Project,
Progetto di residenza con Can Altay – Una collaborazione tra ar/ge kunst e Lungomare

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

credits ivo corrà

Can Altay è stato invitato da ar/ge kunst e Lungomare a un progetto di residenza che è iniziato alla fine del 2014 e continuerà fino all’estate del 2016. Fin dall’inizio del progetto Altay sta conducendo un approfondito studio sul sistema Bolzano. In particolare la sua attenzione si concentra sulla montagna del Virgolo.
Attraverso la sua pratica l’artista promuove una serie di iniziative attraverso le quali cerca di stimolare il dibattito pubblico su questa parte del territorio della città di Bolzano. Altay definisce singoli passi di un processo che egli intende come ‘frammenti’ – impressioni, interpretazioni o commenti sul presente.

A Novembre e Dicembre 2015, Altay aggiunge due frammenti alla serie iniziata a febbraio del 2015. “Such Territorial Claims Transform Spatial Imagination into Obscure (Third Fragment in Two Parts)” è un doppio appuntamento come tappa di un percorso non lineare durante il quale Altay fornisce indizi sempre nuovi all’interpretazione del territorio bolzanino.

Split Horizon (Virgolo Edition)
Intervento in spazio pubblico
Da dicembre 2015 a maggio 2016, diversi luoghi a Bolzano, ore 14.30-16.30

Split Horizon (Virgolo Edition) colloca un dispositivo per l’osservazione lungo una traiettoria che può essere reale, ma anche puramente mentale, e include nel suo posizionamento una durata temporale. Ognuno dei luoghi selezionati possiede un significato preciso nella narrazione di Altay e l’oggetto nello spazio pubblico e privato della città genera immaginarie linee incrociate. Con Split Horizon (Virgolo Edition) l’artista si rivolge nuovamente alla montagna del Virgolo, così come è stato fatto con le parole e i segni suggestivi contenuti nei manifesti di “Such Territorial Claims Transform Spatial Imagination into (Studio Virgolo Second Fragments)”.
“Split Horizon (Virgolo Edition)” è tempo e spazio. Esso sarà posizionato e rimarrà per alcune ore in quindici luoghi della città di Bolzano che hanno una relazione (non solo visiva) con il Virgolo. Si tratta di punti significativi, punti di riferimento in termini di equità spaziale e in riferimento all’immaginario collettivo sulla città e la sua storia. Quando la traiettoria di “Split Horizon (Virgolo Edition)” sarà conclusa il dispositivo rimarrà a disposizione del pubblico che potrà suggerire nuove collocazioni.

ore 14.30-16.30, Bolzano
2.12.2015 Piazza Walther
16.12.2015 Mediaworld
13.1.2016 Eurac
27.1.2016 Piazza Tribunale
10.2.2016 Torre del Museo Civico
24.2.2016 Funivia del Renon
9.3.2016 Appartamento Privato, via Cappuccini 14, terzo piano
16.3.2016 unibz terrazza panoramica F6
23.3.2016 Ponte Talvera
30.3.2016 Parco delle Semirurali
6.4.2016 Stazione di Bolzano
13.4.2016 Giardino dei Cappuccini
20.4.2016 Percorso pedonale tra via Aslago e via S. Vigilio (Parco Mignone)
4.5.2016 Ponte Loreto
11.5.2016 Appartamento Privato, via Andreas Hofer 19, terrazza quarto piano

Limited Experience

Percorso in spazio pubblico
14.11.2015, Recinto dell’Ex Club del tennis, Virgolo, ore 15.30
Dal 2008 il terreno che ospitava il club del tennis del Virgolo è stato acquistato da una cordata di imprenditori in vista di futuri investimenti immobiliari. Da allora una recinzione impedisce l’accesso a quella che era stata una delle zone ricreative della città di Bolzano. Con “Limited Experience” l’artista Can Altay invita dodici persone a muoversi insieme lungo il confine e a condividere l’esperienza di questo limite.
“Limited Experience” è uno ‘score’ che fornisce le indicazioni necessarie allo svolgimento di un incontro performativo. Altay chiede ai partecipanti di confrontarsi con un confine che separa una proprietà privata da una pubblica attraverso un esercizio che testa e al contempo sfida l’idea di confine imposta dalla politica urbana corrente.

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Image: Daniel Salomon, The Politics of Fermentation, 2015

Spaces of Anticipation
Un Simposio
20 - 21 novembre 2015

KEYNOTE
20 Novembre, ore 19

Roberto Poli (Cattedra UNESCO sui Sistemi anticipanti, Università di Trento)
Stephen Wright (autore e ricercatore, Collège International de Philosophie, Parigi).

 

 

ROUNDTABLE
21 novembre, 10:30 – 13 / 15 – 18

Bar Project (collettivo curatoriale, Barcellona); Roberto Gigliotti (Professore UNIBZ, Bolzano); Emanuele Guidi (direttore artistico ar/ge kunst); Krüger & Pardeller (artisti, Vienna); Lorenzo Sandoval (artista e curatore, Berlino); Manuel Segade (curatore, Rotterdam).

 

 

PERFORMANCE
21 novembre, ore 18

The Politics of Fermentation
Daniel Salomon (artista, Berlino)
A cura di Emanuele Guidi e Lorenzo Sandoval

Anticipation
from past participle stem of anticipare: ante ‘before’ + capere
‘to take (care of) ahead of time’

Anticipate
‘1 Regard as probable; expect or predict.
1.1 Guess or be aware of (what will happen) and take action in order to be prepared.
1.2 Look forward to.
2 Act as a forerunner or precursor of.
2.1 Come or take place before (an event or process expected or scheduled for a later time’’

‘…If the last forty years have been marked by ‘posts’ (post-war, post-colonialism, postmodernism, post-communism), then today, at least, we seem to be in a period of anticipation – an era that museums of contemporary art can help us collectively to sense and understand..’

Il simposio in programma presso ar/ge kunst è la terza iterazione del progetto di ricerca Spaces of Anticipation curato da Lorenzo Sandoval ed Emanuele Guidi. Avviato nel maggio 2014 con un primo simposio tenutosi presso l’EACC di Castellón, il progetto è stato seguito dalla mostra-ricerca Making Room – Spaces of Anticipation aperta negli spazi di ar/ge kunst da giugno a luglio 2014.

L’anticipazione, intesa sia come ‘guardare avanti’ sia come ‘attendere con impazienza’, evoca aspettativa ed emozione nei confronti di cosa e di chi deve ancora arrivare. Suggerisce anche l’idea dell’agire nel presente in preparazione di potenziali incontri.
L’anticipazione sta oggi diventando un campo di studio, in cui le condizioni del presente vengono sottoposte a un’analisi continua allo scopo di rispondere a eventi, sviluppi e tendenze futuri. Nelle sue applicazioni nel design, nell’architettura, nel marketing e persino nella politica, il pubblico (sotto forma di utenti, partecipanti e consumatori) diventa oggetto degli studi anticipatori.

Partendo da queste considerazioni e implicazioni, il progetto Spaces of Anticipation considera questo concetto sfaccettato in relazione a istituzioni culturali e artistiche e propone diversi percorsi di ricerca per meglio definire i campi d’azione in cui le istituzioni operano e comunicano con le proprie comunità.
In questo contesto, la parola anticipazione opera come cardine linguistico e concettuale, un supporto da cui la ricerca si sviluppa e attorno a cui varie posizioni sono raccolte per discutere modelli, pratiche e atteggiamenti istituzionali.

Il simposio riunisce vari contributi: artisti, curatori e ricercatori che, nelle rispettive pratiche e indagini, ampliano la grammatica dell’exhibition making intrecciandola con altri formati di produzione e distribuzione di conoscenza (collettiva). Di conseguenza, l’attenzione a forme di oralità e “narratorship”, a pratiche di cura e ospitalità e alle politiche del tempo e display sono essenziali nel discutere le modalità di relazione e scambio che possono essere stabilite attraverso e internamente all’istituzione.

The Politics of Fermentation
Performance di Daniel Salomon

Il contributo di Daniel Salomon al simposio è una performance partecipativa in cui i sauerkraut (piatto tradizionale a base di cavoli fermentati) saranno preparati. Nelle parole dell’artista: “La fermentazione conserva gli alimenti, è salutare, consente di risparmiare energie e ha un gusto delizioso. Ma al di là di tutti questi benefici, il motivo per cui mi interessa la fermentazione è che la vedo come una fonte infinita di metafore che aprono nuove modalità di relazionarsi con il mondo. A livello microscopico, batteri e funghi interagiscono, co-evolvono, si scambiano DNA, competono, muoiono, si alimentano dei resti organici gli uni degli altri e così via, il tutto secondo le regole di un ambiente complesso. La fermentazione degli alimenti è quindi più una collaborazione con altre specie (batteri e funghi) che un processo su cui abbiamo pieno controllo. Applicando il concetto all’idea di anticipazione, vorrei proporre la realizzazione dei sauerkraut come paradigma rilevante di un approccio umile e pragmatico al modo in cui possiamo influenzare l’ambiente”.

Il simposio si svolge nel contesto della mostra di Ingrid Hora “der Grillentöter/ L’ammazzagrilli” e coincide con il finissage della stessa.

Il Symposium è realizzato con il gentile supporto di Acción Cultural Española (AC/E)

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Quote from a participant of The Walking Reading Group, London, 2014. Design: Ben Dunmore

The Walking Reading Group on Participation
21 ottobre 2015

Ore 18:30 – 20:30

 

Punto d’incontro:
ar/ge kunst
Via museo 29
39100 Bolzano

Per questa edizione, The Walking Reading Group esplora la struttura nella partecipazione – all’interno di un gruppo, di un tempo o di uno spazio – prendendo come base testi di Michael Ende, Jo Freeman e Thomas More (in allegato: TWRG).

The Walking Reading Group, un progetto fondato da Lydia Ashman, Ania Bas, Simone Mair nel 2013, è un progetto che facilita lo scambio di saperi in maniera intima e dinamica. Diversamente dal gruppo di lettura dove i partecipanti sono riuniti intorno ad un tavolo, The Walking Reading Group invita a discutere dei testi durante una passeggiata. Il tavolo viene sostituito dalla strada e la voce dominante viene sostituita da una molteplicità di opinioni. I testi scelti, che variano per disciplina, tema e formato sono il nucleo della conversazione. Per partecipare è necessario inscriversi preferibilmente entro il 18.10.2015 all’indirizzo info@argekunst.it.

Il progetto avrà luogo parallelamente in tre città diverse ed è realizzato grazie al supporto di Histeria Kolektiboa, Isabel Verdet Peris, Zaramari (Bilbao), the Feminist Library (London) e ar/ge kunst (Bolzano). Con il sostegno di Eremuak, Bilbao.

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What It Means To Win, Poster, Brave New Alps and Paolo Plotegher, photo by aneres

Che significa vincere
10 Ottobre 2015

Workshop III

 

Un workshop con Brave New Alps, Paolo Plotegher e Simone Mair.

Vi invitiamo al terzo e ultimo incontro di Che cosa significa vincere. Dopo aver sperimentato con confini, conflitti e potenzialità dei territori e delle istituzioni della cultura contemporanea, ripartiamo aprendo la riflessione alle possibilità di interconnessione e interdipendenza tra l’umano e il “più che umano” offerte da recenti prospettive ecologiche.

L’incontro avrà luogo sabato 10 ottobre dalle ore 11 alle ore 17 e inizierà con una camminata che a partire da ar/ge kunst si addentrerà nella città per discutere un testo su ecologia / economia qui allegato e altri estratti su “pratiche oltre l’umano”.
A seguire tecniche di teatro dell’oppresso di Augusto Boal saranno utilizzate per ripensare, attraverso questa prospettiva allargata, all’interconnessione tra umano e non umano, urgenze e problematiche del qui e ora.
La rilettura di queste urgenze sarà poi accompagnata fuori dall’istituzione con un intervento negli spazi della città.

“Vincere” potrà forse significare lo sviluppo di una pratica di collaborazione e interdipendenza tra l’umano e il “più che umano”?

Un caro saluto,
Paolo Plotegher, Brave New Alps, Simone Mair

Per partecipare al workshop è necessario iscriversi preferibilmente entro il 06.10.2015 all’indirizzo info@argekunst.it

NB: Il testo in allegato è in inglese, durante la camminata saranno usati estratti tradotti in italiano e tedesco.

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Il grande rifiuto
Ligna
23 Settembre 2015, ore 20:30

Performance
In collaborazione con Festival Transart

 

presso:
Ex-Electronia
Via Macello 38
39100 Bolzano

prenotazione obbligatoria
info@transart.it & 0471 673070

Il collettivo Ligna, fondato nel 1997 dagli artisti performativi e radio-attivisti Ole Frahm, Michael Hueners e Torsten Michaelson, con base in Germania, porta in scena una visione, una possibile Storia Europea che non ha mai avuto luogo.

Nell’agosto del 1914 era previsto un congresso della Seconda Internazionale Socialista a Vienna con l´obiettivo di reagire a un possibile inizio della Grande Guerra con uno sciopero generale, che avrebbe fatto auspicabilmente crollare le infrastrutture dei paesi coinvolti e impedito l’avvio del conflitto. Il congresso e lo sciopero non ebbero mai luogo. I discorsi e gli interventi dei partecipanti al congresso erano ormai scritti, le richieste di permesso formulate e inoltrate, ma la guerra ne anticipò e annullò l’attuarsi.

Nell’anno in cui ricorre il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, il grande rifiuto esplora le possibilità individuali e collettive di rifiuto attraverso il re-enactment di una storia che non ha mai avuto luogo e di cui non si conosce la fine. Il pubblico viene invitato a prendere parte ad una fiction storica: il congresso dell’Internazionale Socialista avrà luogo a Bolzano, aprendo un universo parallelo, nel quale si mette in discussione la guerra come destino ineluttabile. Ciascuno si confronterà con una serie di “esercizi di resistenza”, un training di pose e gesti di rifiuto individuali e collettivi.

Il “Grande rifiuto” è il risultato di una serie di residenze di ricerca a Bolzano, Bologna, Genova e Reggio Emilia avvenute ad aprile del 2015.

In lingua tedesca ed italiana.


coordinamento artistico e produzione:
Elena Basteri; Emanuele Guidi; Elisa Ricci
coordinamento amministrativo:
Verena Rastner (ar/ge kunst, Bolzano/Bozen)
traduzione: Elena Basteri, Elisa Ricci

partner coproduttori: ar/ge kunst Bolzano / Bozen, Festival Transart Bolzano / Bozen, Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza; On Bologna; Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse; Terni Festival Internazionale della creazione contemporanea

sostenuto da: Goethe – Institut Genua; Goethe – Institut Mailand, Nationales Performance Netz (NPN) International Guest Performance Fund for Dance.
Sostegno al programma di residenze: Goethe – Institut e.V.;

Tour:

Festival Santarcangelo dei Teatri, 10 Luglio 2015 (Prima Nazionale),

Festival Transart and ar/ge kunst, 23 Settembre 2015

Terni Festival Internazionale della creazione contemporanea, 21 Settembre

Teatro della Tosse, Genova, 26/27 Novembre 2015

http://ligna.blogspot.it/

Loghi Ligna

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Studio Practice: On the Act of Reading / Valentina Desideri

Studio Practice:
On the Act of Reading

Valentina Desideri
2-3-4 luglio 2015, ore 14 - 20

in collaborazione con la filosofa DENISE FERREIRA DA SILVA e le coreografe JENNIFER LACEY, CRISTINA RIZZO e MARA CASSIANI

Caro lettore,

Ti invitiamo ad unirti a
Studio Practice: On the Act of Reading. Lo studio sarà aperto dalle 14 alle 20 del 2, 3, 4 Luglio 2015. Potrai stare tutto il tempo che vorrai.

Valentina, Denise, Jennifer, Cristina e Mara si riuniranno in studio, e nello studio, per osservare da vicino l’atto del leggere.

Condividiamo diverse pratiche, tra esse la danza, pratiche di cura (reali e fittizie), filosofia, astrologia, scrittura e insegnamento. Consideriamo ognuna di queste pratiche un tipo di lettura. E soprattutto crediamo che l’atto della lettura sia sempre in corso. Leggiamo costantemente testi, immagini, situazioni, espressioni, corpi e spazio, e molto del nostro modo di capire si costruisce intorno a queste letture istantanee.
Ogni lettura produce un’immagine, immediatamente una composizione ed una rappresentazione di ciò che viene letto. Questa visione della lettura come produzione di immagini attinge dagli scritti di Walter Benjamin sulla lettura e l’immagine come forme di espressione che privilegiano l’intuizione a modi di conoscere ed esistere che si affidano alla riflessione, comprensione e riconoscimento.
Ti invitiamo ad entrare questo studio attraverso una metodologia volontariamente vaga che chiamiamo Studio Practice, che si riferisce sia alla pratica di essere in uno studio che in quella della studiare.
Se consideriamo lo studiare come qualcosa che facciamo con altri – modi di imparare che producono altri modi di convivenza e viceversa – allora lo studio non è solo un luogo in cui studiare ma anche un luogo che rende lo studiare possibile in virtù delle sue specifiche condizioni.
Il tipo di studio a cui ci rifacciamo è il dance studio (sala prove) dove molteplici proposte, parlate o semplicemente agite, si susseguono e viaggiano attraverso i corpi e dimensioni (fisica, intellettuale, emotiva, spirituale). Nello studio entriamo in una sequenza di azoni, silenzi, discussioni, tentativi, banalità, conflitti, entusiasmi. In altre parole: ci dedichiamo a uno specifico modo di “stare insieme” che è lo studio.
Assumendo che nessuno di noi sa cosa lo studio potrebbe significare per noi, ti invitiamo a visitarci in studio, a passare il tempo con noi leggendo, muovendosi, parlando, guardando, ascoltando, incontrandosi, annoiandosi, interessandosi o attivandosi, raccogliendo materiale sull’idea di lettura e seguendo tutte le possibili linee di ricerca che ne potrebbero emergere.

Sentiti libero di portare ‘cose’ che vorresti leggere: un libro, una lettera, un oggetto, un movimento, le tue mani…
Speriamo di vederti qui.

Valentina, Denise, Jennifer, Cristina e Mara

Studio Practice: On the Act of Reading è un evento di tre giorni organizzato da Valentina Desideri in collaborazione con Denise Ferreira de Silva, Jennifer Lacey, Cristina Rizzo and Mara Cassiani.

Studio Practice: On the Act of Reading ha luogo nel contesto della mostra Bassin ouvert della designer e artista francese Clémence Seilles (fino al 1 di Agosto 2015).

Co-prodotto con Bolzano Danza | Tanz Bozen.

Grazie a Museion per la partecipazione di Cristina Rizzo.

Studio Practice: On the Act of Reading e Bassin ouvert si inseriscono nell’ambito di PIANO, piattaforma preparata per l’arte contemporanea, Francia-Italia 2014-2016, concepita da d.c.a / association française de développement des centres d’art, in partnership con l’Institut français d’Italie, l’Ambasciata di Francia in Italia e l’Institut français, con il sostegno del Ministère des Affaires étrangères et du Développement international, del Ministère de la Culture et de la Communication e della Fondazione Nuovi Mecenati.

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engaged anthropology

Antropologia Applicata
24 giugno 2015, ore 18

Organizzato da EVAA – Associazione Antropologica Alto Adige nel contesto della mostra Bassin ouvert di Clémence Seilles

L’incontro tratterà le implicazioni pratiche e politiche dell’antropologia applicata.

Con: Dorothy Zinn – Professoressa presso la LUB (Libera Università di Bolzano), Elisabeth Tauber, ricercatrice presso la LUB e Monika Weissensteiner, volontaria per il monitoraggio profughi.

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Can Altay_Poster_2015

RADICAL HOSPITALITY
CAN ALTAY
26 Maggio - 14 Giugno 2015

Una collaborazione tra ar/ge kunst & Lungomare

L’artista turco Can Altay torna a Bolzano per il suo terzo soggiorno nel corso della residenza a lungo termine, per continuare il suo lavoro sui temi della città e in particolare sulla collina del Virgolo di Bolzano. Durante la sua permanenza sono in programma diverse azioni e interventi.

poster campaign
CERTE FORME DI RIVENDICAZIONE TERRITORIALE TRASFORMANO L’IMMAGINAZIONE SPAZIALE IN
(STUDIO VIRGOLO SECOND FRAGMENTS)

Periodo: 26 Maggio – 14 Giugno 2015
Luogo: Bolzano

Il progetto di Can Altay sul Virgolo continua con quella che lui stesso definisce una seconda serie di frammenti del progetto Studio Virgolo. L’articolo di giornale del 1948 sugli “uomini talpa” che, a ridosso della seconda guerra mondiale, abitarono il tunnel che attraversa
la montagna non ancora aperto al traffico viario, continua a stimolare l’immaginazione dell’artista.
“a chi è consentito appropriarsi dello spazio pubblico, chi è costretto ad abitare lo spazio delle infrastrutture? ABITANTI DEL TUNNEL NEGLI ANNI ’40. LA FUNICOLARE SI FERMA. FESTE AL VECCHIO CIRCOLO DEL TENNIS. CENTRI COMMERCIALI E PARCHI A TEMA. VIE DI FUGA E LUOGHI DI RIFUGIO.”
Altay occupa le superfici della comunicazione pubblicitaria della città di Bolzano con una serie di manifesti che tematizzano desideri disattesi e promesse non mantenute: poster per un turismo immaginario, una campagna informativa sui temi che verranno pubblicamente discussi a Lungomare durante la conversazione organizzata per il 12 di Giugno.
La ragione che spinge l’artista a dirigere l’attenzione del pubblico verso il monte Virgolo è dettata dal fatto che il caso esaminato è specifico per la realtà in cui si trova, ma al contempo fornisce parallelismi significativi con questioni analoghe che interessano la contemporaneità.

reading group

Ora 9 Giugno 2015, 18.00 – 20.00
Luogo: Parco della stazione, Bolzano (in caso di pioggia: Bar Jona)

Il geografo marxista David Harvey, nel terzo capitolo di Città Ribelli, legge i commons (beni comuni) urbani come il prodotto di relazioni sociali: le persone che vivono in una città producono commons continuamente. La gentrificazione è quel processo che capitalizza questa vitalità continuamente prodotta dalla città, un processo che spesso viene chiamato con l’eufemismo di “rigenerazione”. Harvey legge appunto la gentrificazione come una privatizzazione, per il profitto di pochi, della vitalità che una città e suoi abitanti creano, una privatizzazione spesso fomentata dalle stesse istituzioni pubbliche.
Il testo di Harvey può aiutarci a uscire dalla retorica che contrappone la “rigenerazione” al “degrado”: il cosiddetto disagio sociale è provocato infatti dagli stessi processi di rigenerazione. La lettura di questo testo ci permetterà di leggere l’attuale svendita a Bolzano di beni e terreni pubblici ai privati non come una mostruosità locale ma come una mostruosità globale.
Come descrivere la complessità delle trasformazioni urbane imposte dall’alto a Bolzano e quali sono le possibilità di rivendicare come un bene comune quelle forme di vita che come abitanti della città continuamente produciamo?

(Il testo può essere richiesto a Lungomare.)

conferenza
CONFLITTI SULL’IMMAGINARIO SPAZIALE (SVILUPPO PER IL VIRGOLO?)

Ora: 12 Giugno 2015, 19:00
Luogo: Lungomare, via Rafenstein 12, Bolzano

Con Stefano Novello, Michael Obrist, Huib Haye van der Werf

Per dare una risposta alle questioni che luoghi come il Virgolo – la montagna di Bolzano – sono in grado di generare dobbiamo prima prendere una posizione in riferimento a come ci immaginiamo il futuro delle nostre città. Queste visioni generalmente si basano su posizioni opposte: un approccio conservativo volto a mantenere immutati lo spazio e le strutture e uno neo-liberale che promuove la privatizzazione e la commercializzazione degli spazi urbani e semi-urbani. Senza lasciare spazio a compromessi, sembrano queste le due posizioni che si fronteggiano oggi nel dibattito sullo sviluppo della città di Bolzano.
Lungomare e ar/ge kunst organizzano un evento che, partendo dal caso del Virgolo, vuole aprire uno spazio di discussione su approcci e proposte concrete relative alla riqualificazione di questo monte bolzanino.
Senza basare il dialogo su una delle due posizioni descritte, ci mettiamo alla ricerca di nuove possibilità di utilizzo dello spazio urbano. Facendo questo vogliamo andare oltre la specificità del Virgolo e concentrarci, invece, sul suo significato in generale e in particolare per lo sviluppo futuro delle infrastrutture e dei luoghi nelle immediate vicinanze.
Prima di aprire il dialogo al pubblico, gli ospiti invitati Stefano Novello (Architetto, Bolzano), Michael Obrist/Feld72 (Architetto, Vienna) und Huib Haye van der Werf (Direttore Artistico Multiform Institute for Fine Art, Design and Reflection, Maastricht) presenteranno proposte e prospettive per il Virgolo e reagiranno agli input mettendoli in discussione. La tavola rotonda sarà moderata dall’artista Can Altay e dal team di curatori delle due istituzioni.

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ETHNO CAFÉ
RITI DI FERTILITÀ GIOVANI E IDENTITÀ IN SÜDTIROLO: Il caso studio dello Stelvio in Val Venosta
29 Aprile 2015, ore 18

Organizzato da EVAA – Associazione Antropologica Alto Adige,
nel contesto della serie La Mia Scuola di Architettura 

La Dott.ssa Marta Villa, attuale Docente, Assistente cattedra di Antropologia Culturale – Università degli Studi di Trento, presenterà la sua ricerca sull’identità e riconoscimento attraverso i culti della fertilità e il paesaggio agricolo.

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Spatial Dispositions, Cover, 2015

Book Launch
Spatial Dispositions
Aldo Giannotti
28 Aprile 2015, ore 19:30

ar/ge kunst è lieta di annunciare il lancio del libro Spatial Dispositions di Aldo Giannotti, pubblicato da Verlag für Moderne Kunst. 
Il libro d’artista, realizzato parallelamente alla mostra dallo stesso nome, è il risultato della ricerca di Aldo Giannotti su ar/ge kunst.

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Can Altay, Such Claims on Territory, Installation view photo by Lungomare Bolzano/Bozen

Reading Group
27 Aprile 2015, ore 18 - 20

Luogo: Giardino dei Cappuccini, Bolzano
Nell’ambito di

RADICAL HOSPITALITY: SUCH CLAIMS ON TERRITORY,

Can Altay

 

Una collaborazione tra ar/ge kunst & Lungomare

 

Partendo dalle riflessioni fatte assieme a Can Altay, artista in residenza a ar/ge kunst e Lungomare nel 2014-16, vi invitiamo alla prima di una serie di letture e discussioni pubbliche itineranti nella città, su temi quali: “micro gesti di rivendicazione territoriale; conflitti sull’immaginazione degli spazi, politiche urbane neoliberali e resistenze contro-egemoniche, tempi (passato, presente, futuro) inscindibili tra loro e dallo spazio”.

Per il primo incontro leggeremo il primo capitolo di “Mille Piani” di Deleuze e Guattari, dedicato al “rizoma”, scaricabile da questo sito.

Partiamo con un testo impegnativo (i testi che seguiranno saranno di più agevole lettura): lo scopo non è quello di sviscerarne il significato quanto di utilizzare questo testo come uno strumento per rileggere la realtà cittadina allontanandoci da logiche di opposizione binarie e “arborescenti” per tentare un approccio “rizomatico”, aperto cioè a una complessità che vada oltre categorie precostituite.
A questo scopo invitiamo ognuno a portare all’incontro uno o più oggetti che possano servire a raccontare quella che viene sentita come un’urgenza rispetto alla vita nella città.
Il testo è denso e lungo, consigliamo di leggere sopratutto le pagine da 45 a 47 che parlano della differenza tra mappare e ricalcare, tra cartografia e decalcomania. Questo ci sarà utile per provare a rileggere la città, e sopratutto i quartieri attorno alla stazione, utilizzando gli oggetti a disposizione e attraverso possibili derive.

L’incontro si terrà lunedì prossimo, 27 Aprile al Giardino dei Cappuccini dalle 18.00 alle 20.00 (“si parte sempre dal mezzo” dicono Deleuze e Guattari).
In caso di maltempo ci incontriamo davanti al teatro.

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What It Means To Win, Poster, Brave New Alps and Paolo Plotegher, photo by aneres

Che significa vincere
11 Aprile 2015

Workshop II

 

con Brave New Alps, Paolo Plotegher e Michael Schlauch

 

 

… un gioco, una competizione, la formulazione di una strategia, … ma con chi è che si lotta, per cosa e perché si lotta e in quale contesto ci si batte?

Riprendendo il filo – anche con persone nuove – di un workshop tenutosi ad ar/ge kunst a luglio 2014, durante il pomeriggio dell’11 di Aprile esploreremo, attraverso scenari più o meno fittizi, il dentro e il fuori delle istituzioni culturali, e le economie e le relazioni che possiamo costruire per sostenere le nostre vite e le attività che ci appassionano. Ci immergeremo in un gioco di ruolo per sviluppare delle strategie di azione utilizzando un metodo ispirato ai principi della permacultura.

Per partecipare al workshop è necessario iscriversi all’indirizzo info@argekunst.it

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Collective Curating from the Spatial Dispositions Series, Aldo Giannotti, ar/ge kunst, Bozen/Bolzano 2015

Collective Curating
dalla serie Disposizioni Spaziali
Aldo Giannotti
26 Marzo 2015

Orari dell’evento:
11:00-13:00 / 15:00-19:00

‘Things the audience would like to present in the exhibition space are drawn by the artist’ / “Cose che l’audience vorrebbe presentare nello spazio della mostra, saranno disegnate dall’artista” è la dichiarazione che accompagna il disegno Collective Curating, uno dei numerosi progetti che compongono la mostra Spatial Dispositions di Aldo Giannotti e che sono attivati secondo temporalità differenti.

L’artista sarà ad ar/ge kunst il 26 Marzo durante tutta la giornata, per incontrare tutti coloro che – come il testo dichiara – vorrebbero presentare una “cosa” negli spazi della mostra. Con questa attivazione, Giannotti esplora l’idea stessa di mostra come possibile teatro di “cose” che si accumulano progressivamente nello spazio attraverso l’atto del racconto.

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Gianni Pettena, La Mia Scuola di Architettura, 2011

La Mia Scuola di Architettura
2013 - in corso

Serie

La Mia Scuola di Architettura prende il titolo dalla serie fotografica dell’artista ed “anarchitetto” Gianni Pettena in cui è rappresentato il paesaggio delle Dolomiti che circonda Bolzano. Si tratta di una serie di presentazioni pubbliche irregolari che intende indagare l’idea di paesaggio e l’influenza che esso può avere sulla formazione di un individuo, come artista e cittadino, e quindi sulla costruzione di un’intera comunità.
Allo stesso tempo, in linea con il messaggio di Pettena stesso, La Mia Scuola di Architettura intende portare avanti una riflessione sui possibili formati di produzione e trasmissione di conoscenza, così da espandere l’idea stessa di educazione e scuola.

*1
26.11.2013
Conversazione tra Gianni Pettena (artista), Pierre Bal-Blanc (direttore Cac Bretigny, curatore in residence Museion), Emanuele Guidi (direttore artistico ar/ge kunst)

*2
16.07.2014
The School of Narrative Dance, Marinella Senatore

*3
27.01.2015
Come primo amore, Andreas Pichler

*4
29.04.2015
Riti di fertilità, giovani e identità in Sudtirolo: Il caso studio dello Stelvio in Val Venosta
Marta Villa – Docente, Assistente cattedra di Antropologia Culturale – Università degli Studi di Trento.
Organizzato da EVAA – Associazione Antropologica Alto Adige

*5
01.03.2016
Hidden Islam / Sacred Interiors in Profane Buildings

*6
09.05.2017
Imparare dal paesaggio / BAU con INLAND

*7
19.05.2017
JAPANESE ALPS / Lecture di Francesco Tenaglia

*8
14.03.2018
ELEMENTI PER UNA PRATICA, incontro con Riccardo Previdi

*9
20.06.2018
ON THE MOVE con Maria Walcher

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Andreas Pichler, My 3 Peaks, video still, 2005

Come primo amore
Andreas Pichler
27 Genniao, ore 19

La Mia Scuola di Architettura*

 

La programmazione di ar/ge kunst del 2015 apre con una presentazione di Andreas Pichler.
Il regista introdurrà la propria pratica con attenzione al ruolo che il paesaggio ha esercitato nella sua produzione, in particolare quello del Sudtirolo. Nella sua “lezione” Pichler combinerà estratti filmici e racconto per riflettere sulla relazione luogo – comunità – narrazione che attraversa il suo lavoro.

Andreas Pichler (1967, Bolzano) è regista e autore di numerosi documentari in Italia, Germania, Austria e Francia, co-prodotti, tra gli altri da ARTE, RAI Cinema, ZDF, ORF. Tra le sue più recenti produzioni: Europe for sale (2014), Die Akte Pasolini (2013), Das Venedig Prinzip (2012) premiato come miglior documentario al London Open City Festival e al Cinemaambiente Torino.

* La Mia Scuola di Architettura prende il titolo dalla serie fotografica dell’artista ed “anarchitetto” Gianni Pettena in cui è rappresentato il paesaggio delle Dolomiti che circonda Bolzano. Si tratta di una serie di presentazioni pubbliche irregolari che intende indagare l’idea di paesaggio e l’influenza che esso può avere sulla formazione di un individuo, come artista e cittadino, e quindi sulla costruzione di un’intera comunità.
Allo stesso tempo, in linea con il messaggio di Pettena stesso, La Mia Scuola di Architettura intende portare avanti una riflessione sui possibili formati di produzione e trasmissione di conoscenza, così da espandere l’idea stessa di educazione e scuola.

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Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science) Installation design by Harry Thaler, Produced by Kofler and Deplau, San Felice / Val di Non © ar/ge kunst, Aneres 2014

Ethnocafé
La scienza scomoda
29 Ottobre 2014, ore 19

In collaborazione con
Associazione Antropologica Alto Adige (EVAA)

L’Associazione Antropologica Alto Adige (EVAA) organizza in collaborazione con ar/ge kunst un Ethnocafé dedicato alla mostra „La scienza scomoda“ dell’artista irlandese Gareth Kennedy.
L’Ethnocafé si terrà mercoledì, 29 ottobre 2014 alle ore 19 nell’ar/ge kunst (Via Museo 29, Bolzano). Josef Rainer (socio del direttivo di ar/ge kunst) introduce alla mostra. Emanuel Valentin (presidente EVAA) propone alcune riflessioni sull’eredità dell’antropologo sociale Bronislaw Malinowski ed il suo ruolo per l’antropologia di oggi. L’ingresso all’Ethnocafé é gratuito.

Die unbequeme Wissenschaft (La scienza scomoda) è il risultato della ricerca condotta dall’artista irlandese Gareth Kennedy, come parte del primo progetto di ricerca annuale ad ar/ge kunst. Invitato per l’interesse verso le espressioni della cultura popolare che caratterizza la sua opera, Kennedy ha svolto uno studio sulla sofferta storia del folclore e sull’antropologia visiva del Sud Tirolo.
Sviluppata nel corso di cinque residenze, tra il 2013 e il 2014, la ricerca di Kennedy lo ha portato sulle tracce della SS Ahnenerbe Kulturkommission (1), attiva nel Sud Tirolo dal 1939 al 1942. Nelle parole di Wolfram Sievers, capo dell’Ahnenerbe, funzione primaria dell’istituzione era: “raccogliere e conservare tutto il materiale e il patrimonio intellettuale… della popolazione di etnia tedesca” .
Con quella che si può definire la più approfondita indagine su lingua e folclore eseguita sul campo mai realizzata, la Kulturkommission documentò in modo esaustivo gli usi e costumi musicali, linguistici e folcloristici del popolo alpino. Si trattò di un’“operazione etnografica di salvataggio” eseguita a partire da un diktat politico, che consentiva di preservare la cultura della popolazione per renderla disponibile dopo il trasferimento nei Monti Tatra, in Borgogna o in Crimea.
Negli Ethnocafé dell’Associazione Antropologica Alto Adige EVAA si presentano e discutono temi legati all’etnologia, con l’obiettivo di far conoscere questa disciplina sul territorio altoatesino e di creare incontri informali per persone interessate all’antropologia.

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bir ihtimal with works by Nils Norman, Ceren Oykut, Sinek Sekiz, and the Park Collective. 2010. Photo: Laleper Aytek

OSPITALITÀ RADICALE

CAN ALTAY
ARTIST TALK

UN PROGETTO DI
AR/GE KUNST E LUNGOMARE
3 Ottobre 2014, ore 19

presso Lungomare
Rafensteinweg 12
39100 Bolzano

 

Can Altay

Can Altay

ar/ge kunst e Lungomare invitano Can Altay per un progetto di residenza comune che porterà l’artista turco a Bolzano nel 2014, 2015 e 2016 per una collaborazione a lungo termine con le due istituzioni ed il territorio. Il tema della residenza è “Ospitalità Radicale” e invita il residente a confrontarsi e interpretare in termini radicali le questioni legate all’ospitalità intesa come spazio relazionale e sociale, come condizione temporanea e come rapporto che definisce al suo interno dinamiche di potere.

Can Altay è un artista che vive a Istanbul. I suoi lavori si concentrano su funzioni, significato, organizzazione e riconfigurazione dello spazio pubblico. In particolare gli interventi di Altay forniscono una riflessione critica sui fenomeni urbani e sulla loro relazione con l’attività artistica. Mostre personali (selezione): Arcade, London (2013), Casco, Utrecht (2011), The Showroom, London (2010); mostre colletive (selezione): Walker Art Center (Minneapolis), VanAbbe Museum (Eindhoven), ZKM (Karlsruhe), Artist Space (New York); partecipazioni alle biennali di Istanbul, Havana, Busan, Gwangiu, Marrakech, Taipei.

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bir ihtimal with works by Nils Norman, Ceren Oykut, Sinek Sekiz, and the Park Collective. 2010. Photo: Laleper Aytek

One Year-Long Research Project / second
2014 – 2016

/ CAN ALTAY

 

Una collaborazione con Lungomare, Bolzano

Con l’invito a Can Altay ar/ge kunst prosegue la serie “One Year-Long Research Project”, un percorso di lunga durata iniziato nel 2013 con l’invito all’artista Irlandese Gareth Kennedy.

In questo contesto, ar/ge kunst e Lungomare curano assieme il progetto di residenza a lungo termine “Radical Hospitality” e invitano l’artista Can Altay a confrontarsi e interpretare le questioni legate all’ospitalità che, in questo contesto, descrive uno spazio sociale inteso come condizione temporanea e come rapporto che definisce al suo interno dinamiche di potere.
La collaborazione tra ar/ge kunst e Lungomare è il risultato del dialogo ed interesse comune tra le due istituzioni così come dei loro differenti percorsi di ricerca.
Le due istituzioni dialogano assieme e attivamente con Can Altay e rendono pubblico il percorso di ricerca in differenti momenti e luoghi: negli spazi di entrambe le istituzioni, nello spazio pubblico e attraverso pubblicazioni.

Biografia
Can Altay è un artista che vive a Istanbul. I suoi lavori si concentrano su funzioni, significato, organizzazione e riconfigurazione dello spazio pubblico. In particolare gli interventi di Altay forniscono una riflessione critica sui fenomeni urbani e sulla loro relazione con l’attività artistica. Mostre personali (selezione): Arcade, London (2013), Casco, Utrecht (2011), The Showroom, London (2010); mostre colletive (selezione): Walker Art Center (Minneapolis), VanAbbe Museum (Eindhoven), ZKM (Karlsruhe), Artist Space (New York); partecipazioni alle biennali di Istanbul, Havana, Busan, Gwangiu, Marrakech, Taipei.

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Gareth Kennedy, Die Unbequeme Wissenschaft (The Uncomfortable Science), Stuben-Forum Installation design di Harry Thaler, produced by Tischlerei & Möbelhaus Kofler, photo argekunt ,2014

STUBEN-FORUM
DIE UNBEQUEME WISSENSCHAFT
(La scienza scomoda)
Sabato, 20 settembre, ore 15 – 18

Gareth Kennedy

 

Design dell’installazione di Harry Thaler
Produzione di Josef Rainer e Verena Rastner

A cura di Emanuele Guidi

 

 

(In lingua tedesca)

Oratori:

Georg Grote (University College Dublino)
Franz Haller, Antropologo visivo (Merano)
Thomas Nussbaumer (Università di Innsbruck)
Hannes Obermair (Archivio Storico, Bolzano)
Ina Tartler (Vereinigte Bühnen Bozen)
Elizabeth Thaler (Vereinigte Bühnen Bozen)

Moderazione di Hans Karl Peterlini (Giornalista e autore, Bolzano/Bozen)

Programma

15:00 Benvenuto
Emanuele Guidi (direttore artistico ar/ge kunst)

15:10 Prologo
Hans Karl Peterlini

15:25 Introduzione Maschere
Thomas Nussbaumer introduce Richard Wolfram e Alfred Quellmalz, membri della SS Commissione Culturale Ahnenerbe in Sud Tirolo (1939 – 1942)
Franz Haller introduce Arthur Scheler, fotografo nato a Merano.
Hannes Obermair introduce Bronislaw Malinowski, antropologo di fama mondiale che era solito andare in villeggiatura a Soprabolzano.

16:05 First Panel
Framing History (Inquadramento Storico)
con Georg Grote e Hannes Obermair

16.35 Second Panel
Folk Culture (Uses & Abuses)
(Cultura popolare (Usi & Abusi)
con Thomas Nussbaumer, Georg Grote e Franz Haller

17.05 Third Panel
Performing the Unstageable
(Mettere in scena l’inscenabile)
con Ina Tartler e Elizabeth Thaler

17.35 Epilogo e discussione con il pubblico

18.00 Termine dello Stuben-Forum

Biographies
Georg Grote è professore in Storia europea occidentale e Head of School presso l’University College di Dublino. I suoi interessi di ricerca coprono il nazionalismo storico e il regionalismo moderno; in particolare, ha pubblicato casi-studio sulla Germania, l’Irlanda e il Sud Tirolo. Georg Grote ha visitato continuamente il Sud Tirolo negli ultimi 35 anni e ha quindi esperito in prima persona i grandi cambiamenti che la regione ha attraversato. Se da un lato le storie locali e regionali del Sud Tirolo sono estremamente interessanti per sé, la sua Storia nel più ampio contesto degli sviluppi europei del ventesimo e ventunesimo secolo sono estremamente affascinanti. Con alle spalle una ricchezza di esperienze di insegnamento in tutta Europa e la sua base nell’università di Dublino, Georg Grote cerca di mettere in relazione il suo background di ricerca internazionale con eventi in Sud Tirolo e di presentarli in modi coinvolgenti.

Franz J. Haller è nato a Merano (Sud Tirolo) nel 1948. Ha studiato etnologia all’università di Vienna e antropolgia visiva all’università di Göttingen, con un area di ricerca nell’Africa centrale e settentrionale e i bassopiani delle Amazzoni. Ha co-fondato il Museo agricolo di Castel Fontana nel 1974. Dal 1976 al 1979 è stato professore di ricerca presso OAS (organizzazione degli stati americani) nell’Universito di Quito, Equador.
Haller ha prodotto più di 150 documentari sull’etnografia e la storia recente del Sud Tirolo per la televisione, scuole e musei. Nel 2012 ha fondato il portale www.tiroler.tv.

Thomas Nussbaumer è nato ad Hall nell Tirolo (Austria). Ha studiato musicologia e germanistica all’Università di Innsbruck, ottenendo il dottorato nel 1998. La sua dissertazione è stata pubblicata nel 2001 sotto il titolo di Alfred Quellmalz und seine Südtiroler Feldforschungen (1940–42): Eine Studie zur musikalischen Volkskunde unter dem Nationalsozialismus (Alfred Quellmalz e le sue ricerche di campo in Sud Tirolo (1940-1942): uno studio sulla musica ed il folklore sotto il Nazional Socialismo). Nel 2011 Nußbaumer ha completato la sua tesi di post-dottorato sulla musica folkloristica presso l’Università per la Musica e le Arti Performative in Vienna. Ha insegnato presso l’Innsbruck campus dell’Università Mozarteum di Salisburgo dal 1995, diventando Professore nel 2011. È capo del dipartimento per l’etnologia musicale all’interno del dipartimento di musicologia. La sua ricerca e pubblicazioni si concentrano sulla musica ed i costumi, carnevale, musica folkloristica e nazismo, tradizioni musicali folkloristiche alpine (in particolare dell’Austria occidentale e del Sud Tirolo), e sulla musica dell’antico ordine Amsih.

Hannes Obermair nato a Bolzano nel 1961. Da storico regionale si occupa soprattutto di tematiche di storia urbana e dello sviluppo della scritturalità in epoca medievale e di prima età moderna nell’area alpina centrale. La zona trentino-tirolese è da sempre caratterizzata da fenomeni di transizione e di acculturazione, ai quali cerca di dedicare le sue ricerche in chiave comparatistica. In tempi più recenti si é avvicinato anche a temi di storia contemporanea, con particolare riguardo alla fase fascista e nazista in regione e alla relativa storia della storiografia.

Hans Karl Peterlini nato a Bolzano nel 1961. Da giornalista regionale con una forte attenzione per le questioni di politica attuale e di storia contemporanea, con speciale riguardo per la lotta per l’autonomia dell’Alto Adige e i suoi passaggi anche violenti, negli ultimi anni ha cambiato area di lavoro, ma non area di interesse. Per il suo lavoro da ricercatore nell’educazione e nella formazione le domande sono rimaste le stesse: in quale modo individui e la collettività sviluppano la propria identità? Come possono imparare dal passato per il presente ed il futuro? Cosa impedisce i processi di apertura culturale e interculturale? Cosa li favorisce? Durante il prossimo anno di studio coprirá la cattedra per la Pedagogia Generale e Interculturale all’Università di Klagenfurt.

Ina Tartler è nata in Romania nel 1966 ed è emigrata in Gerania nel 1988. Ha studiato letteratura tedesca, studi teatrali e psicologia all’Università Ludwig-Maximilians di Monaco. Dal 2002 al 2008 è stata responsabile della drammaturgia al Teatro di Salisburgo, dal 2008 responsabile della drammaturgia presso i Vereinigte Bühnen Bozen.

Elisabeth Thaler è nata a Bolzano nel 1981. Ha studiato letteratura comparata e germanistica presso l’Università di Innsbruck. Nel 2006 stata drammaturga in residenza presso il Tiroler Landestheater, tra il 2006 ed il 2013 responsabile della drammaturgia presso i Vereinigte Bühnen Bozen, dove è tuttora drammaturga. Ha lavorato con Bettina Bruinier, Agnese Cornelio, Philipp Jescheck, Alexander Kratzer, Carina Riedl, Georg Schmiedleitner Katharina Schwarz.

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma dell’Alto Adige, Ripartizione Cultura
Regione Autonoma del Trentino Alto Adige,
Comune di Bolzano, Ripartizione Cultura
Culture Ireland / Cultúr Éireann
Fondazione Cassa di Risparmio, Bolzano
Kofler Falegnameria & Interior Design, S. Felice / Val di Non
Rothoblaas, Cortaccia
Deplau, S. Felice / Val di Non
Wolfstuben, Cermes
Österreichische Mediathek, Vienna
pur SÜDTIROL
Lichtstudio Eisenkeil
Dr. Schär, Postal

Un ringraziamento speciale:
Egetmann Verein Tramin/Termeno
Museo Provinciale degli usi e costumi a Teodone
Ofas Architekten, Bolzano
Musica Popolare, Archivio Fotografico Quellmalz (Area scuole di musica tedesche e ladine)

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Che significa vincere
19 Luglio 2014, ore 15 - 19

Workshop

 

Brave New Alps & Paolo Plotegher

Nel contesto della mostra Making Room – Spaces of Anticipation, Brave New Alps & Paolo Plotegher raccontano la storia The Troubadour of Knowledge di Michel Serres che introduce un percorso di ricerca per e con ar/ge kunst.

A partire da questa storia, Brave New Alps & Paolo Plotegher hanno preparato un questionario a cui è possibile rispondere – nella lingua preferita – sia negli spazi di ar/ge kunst che online (DEUTSCH ; ITALIANO ; ENGLISH)

Le risposte al questionario serviranno come punto di partenza per il workshop che si terrà ad ar/ge kunst il 19 Luglio 2014 dalle 15 alle 19.
Il workshop ruoterà intorno al tema della produzione culturale, le ambizioni, i desideri e le economie che l’accompagnano. Le idee che emergeranno saranno raccolte in una piccola pubblicazione istantanea.

Per partecipare al workshop è necessario iscriversi all’indirizzo info@argekunst.it

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The School of Narrative Dance
16 Luglio 2014, ore 19:30

Conversazione con
Marinella Senatore

Come parte della serie La Mia Scuola di Architettura*, l’artista Marinella Senatore presenta The School of Narrative Dance, realizzato in collaborazione con il collettivo di architetti inglesi Assemble.
The School of Narrative Dance è il progetto vincitore del Premio MAXXI 2014 ed è visibile presso ar/ge kunst Galerie Museum come parte della mostra Making Room – Spaces of Anticipation.

* La Mia Scuola di Architettura è una serie di presentazioni pubbliche irregolari che intende indagare l’idea di paesaggio e l’influenza che esso può avere sulla formazione di un individuo, come artista e cittadino, e quindi sulla costruzione di un’intera comunità.
Il formato prende il titolo dalla serie fotografica dell’artista ed “anarchitetto” Gianni Pettena in cui è rappresentato il paesaggio delle Dolomiti che circonda Bolzano.
La serie è stata inaugurata nel corso della mostra Prologue Part Two – La Mia Scuola di Architettura (15 Novembre 2013 – 11 Gennaio 2014) con una conversazione tra Gianni Pettena, Pierre Bal-Blanc (CAC Bretigny e Museion guest-curator) ed Emanuele Guidi (ar/ge kunst).

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Photo: Annelie Bortolotti

body-at-publish
22 Febbraio 2014

Curandi Katz

Workshop Performance

body-at-publish è un workshop/performance del duo Curandi Katz presso Ar/ge kunst concentrato sull’idea di self-publishing come gesto intimo. L’intenzione è di attivare l’oggetto-libro, la sua funzione ed i suoi usi nell’ambito del suo rapporto con l’individuo e tra gli individui: considerare l’esperienza privata, affettiva, prevalentemente tattile, in condizioni di resistenza all’idea di una riproducibilità di massa; esplorare i modi in cui viene distribuito e condiviso e come questi percorsi ne definiscano la trama; riflettere sull’atto del dono e i gesti di cura che quest’idea implica e gli organismi che coinvolge nella sua narrazione.
Il processo di pubblicazione è inteso come una forma performativa di esteriorizzazione – trasmissione – cura.
Il workshop sarà strutturato intorno alla produzione di una pubblicazione attraverso l’uso di strategie editoriali alternative e autogestite. I partecipanti esploreranno i momenti dell’appropriazione e assemblaggio usando strumenti low tech e dispositivi attivati manualmente.
Durante il workshop i partecipanti avranno a loro disposizione la selezione di libri proposta da Archive Books in occasione della mostra Constellations of one and many, la collezione di pamphlets dissidenti di Curandi Katz e piattaforme digitali per text-sharing.

Uno dei punti di partenza e riferimenti storici proviene dall’attuale ricerca di Curandi Katz sulla persona di Toma Sik, attivista ungherese-israeliano, anarco-pacifista, e sull’uso multiforme che questo ha fatto delle pubblicazioni e di circolazione di conoscenze. Più in dettaglio si osserveranno i volantini e i questionari che Toma Sik distribuiva a mano in luoghi pubblici durante le proteste per aprire un dialogo su argomenti quali vegetarianismo, nonviolenza e diritti umani. La metodologia attivista di avvicinare l’“altro” attraverso la parola stampata e casualmente distribuita, è progressivamente interiorizzata e trasformata da Toma Sik in una ricerca personale di individui con i quali condividere una vita in comunità.

Con il gentile sostegno di:
Provincia Autonoma di Bolzano, Ufficio Cultura
Comune di Bolzano, Ufficio Cultura
Fondazione Cassa di Risparmio, Alto Adige
Mondriaan Stichting, Amsterdam
Institut für Auslandsbeziehungen, Stoccarda

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Gareth Kennedy

One Year-Long Research Project / first
2013 - 2014

/ GARETH KENNEDY

 

 

Nel settembre 2013 ar/ge kunst ha inaugurato One Year-Long Research Project, un progetto di ricerca a lungo termine che prevede l’invito di un’artista per una serie di brevi residenze nel corso di un anno. Ogni progetto inizia con una presentazione pubblica e si conclude con una mostra personale.

Il primo artista è Gareth Kennedy (Irlanda, 1979).
Invitato per il suo interesse per le espressioni della cultura folcloristica, Kennedy ha intrapreso un’indagine sulla storia travagliata del folclore e della antropologia visiva in Sudtirolo.

Conversazione con Gareth Kennedy 24.09.2013 ore 19:00 all’ar/ge kunst.

La mostra personale di Gareth Kennedy Die Unbequeme Wissenschaft (La scienza scomoda) ha inaugurato il 19 Settembre fino al 15 Novembre 2014.

Biografia
Gareth Kennedy è un’artista dall’Irlanda occidentale.
Il suo lavoro esplora il valore sociale dell’artigianato nel ventunesimo secolo e genera “comunità d’interesse” intorno alla produzione e performance di una nuova cultura materiale. Facendo proprio un approccio antropologico come estetica operativa, i suoi progetti attingono dalla storia sociale, culturale ed economica di un luogo. Il risultato include architetture o strutture, oggetti artigianali, così come momenti performativi che attivano questi elementi nella vita di uno specifico contesto sociale.
Kennedy ha prodotto ed esibito il suo lavoro in istituzioni irlandesi ed internazionali.
La sua pratica include commissioni di arte pubblica, progetti educativi, mostre, residenze e collaborazioni. Nel 2009 ha co-rappresentato l’Irlanda alla 53a Biennale di Venezia con l’artista Sarah Browne. Insieme a Browne, Kennedy porta avanti una ricerca artistica autonoma sotto il nome di Kennedy Browne.

www.gkennedy.info

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Rashaad Newsome, The Conductor, video still, 2005-2009

Rashaad Newsome – Film screening
27 Ottobre 2010

Film screening in occasione della mostra di Rashaad Newsome

ar/ge kunst Galleria Museo
H 19

Happy Negro 2004, video, 5’55”
Elysian Fields 2005, video, 1’45”
The conductor (fortuna imperatrix mundi) & The conductor (primo vere, omnia sol temperat) 2005-2009, video, 6’18”
Paris is burning by Jennie Livingstone, 73′

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Black Atlantic – Katerina Gregos
28 Gennaio 2010

Black Atlantic
27 Novembre – 30 Gennaio 2010

Un programma di approfondimento della mostra Black Atlantic in collaborazione con la Facoltà di Design e Arti della LIbera Università di Bolzano.

Conferenza
Libera Università di Bolzano
H 19

DOWNLOAD MP3

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Black Atlantic – Hamza Walker & Hank Willis Thomas
15 Gennaio 2010

Black Atlantic
27 Novembre – 30 Gennaio 2010

Un programma di approfondimento della mostra Black Atlantic in collaborazione con la Facoltà di Design e Arti della LIbera Università di Bolzano.

Conferenza
Libera Università di Bolzano
H 19

DOWNLOAD MP3

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Kiluanji Kia Henda, Karl Marx, Luanda, 2006 Courtesy the artist and Collezione Raffaella e Stefano Sciarretta, Nomas Foundation, Roma e Galleria Fonti, Napoli

Black Atlantic – Polly Savage & Kiluanji Kia Henda
14 Gennaio 2010

Black Atlantic
27 Novembre – 30 Gennaio 2010

Un programma di approfondimento della mostra Black Atlantic in collaborazione con la Facoltà di Design e Arti della LIbera Università di Bolzano.

Conferenza
Libera Università di Bolzano
H 19

DOWNLOAD MP3

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